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Colli Albani, madre con 3 figli sotto sfratto. Unione Inquilini: "L'emergenza abitativa sta per esplodere nuovamente"

Il sindacato ha ottenuto la sospensione, ma il 26 ottobre la donna dovrà andarsene. Nel frattempo, Confedilizia attende la pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità del blocco degli sfratti istituito il 17 marzo 2020

Il 5 ottobre, quando l'ufficiale giudiziario si è presentato al numero 4 di via Franco Bartoli a Colli Albani per notificare l'esecuzione di uno sfratto, ha trovato anche l'Unione Inquilini di Roma. Una donna divorziata e rimasta disoccupata a causa della crisi dovuta alla pandemia, con tre figli a carico di 23, 11 anni e 9 mesi deve lasciare l'appartamento in cui vive. "L’esecuzione degli sfratti, come prevede l’accordo tra Prefettura e Corte d’Appello di Roma - ricorda l'Unione Inquilini Roma - , può avvenire solo in presenza di una preventiva soluzione per le famiglie. Per garantire questo accompagnamento sociale, Comune e Municipi devono quindi avere il tempo e i mezzi necessari e non è possibile imporre scadenze troppo ravvicinate".
Per questo lo sfratto è stato interrotto e rimandato al 26 ottobre: "Quel giorno purtroppo la signora se ne andrà - spiegano dal sindacato inquilini - perché ha scelto di accettare la proposta che le è stata fatta, ovvero di andare in una casa famiglia. Ma questa è una soluzione tampone che non può essere sufficiente". 

L'emergenza abitativa, dopo la "pausa" vissuta durante la pandemia grazie al blocco degli sfratti iniziato il 17 marzo 2020 e prorogato fino al 31 dicembre 2021, è prossima ad esplodere nuovamente: "Confedilizia - spiega Silvia Paoluzzi della segreteria nazionale di UI - ha avanzato alla Corte Costituzionale la richiesta di incostituzionalità del blocco. Noi come Unione Inquilini abbiamo presentato alcune osservazioni in merito, una di queste è che il blocco si è reso necessario in tempo di emergenza sanitaria, quando non era certo possibile mandare in strada intere famiglie con il rischio del contagio così forte. Il diritto di proprietà finisce dove c'è una questione sociale più grave. Purtroppo alcuni sfratti sono stati comunque eseguiti, come quelli di finita locazione". 

A mettere la pulce nell'orecchio della Corte sono stati due giudici di Trieste (in questo caso proprio su iniziativa di Confedilizia) e Savona, che si sono interrogati sull'opportunità di includere nel blocco anche i casi di morosità precedenti all'inizio della pandemia. Per l'associazione dei proprietari, che a fine luglio aveva anche scritto al Presidente Draghi "occorrerebbe eliminare la proroga al 31 dicembre - le parole del numero 1 Giorgio Spaziani Testa - per quella al 30 settembre, bisogna sottrarre le esecuzioni riguardanti le morosità precedenti alla pandemia e consentire il raffronto fra le condizioni del proprietario e dell'occupante, eliminando l'attuale automatismo".

Il 19 ottobre quindi la Corte si esprimerà in merito e a quel punto, qualora lo facesse in favore dei proprietari, lo scenario che si prospetta è molto serio, tenendo conto anche dello sblocco dei licenziamenti entrato in vigore il primo luglio: "Il Prefetto ha annunciato 4.500 sfratti - conclude Paoluzzi - ovvero quelli del 2019 poi sospesi. Noi chiediamo una graduazione degli interventi tramite un protocollo che metta insieme tutti gli enti coinvolti agevolando il passaggio di casa in casa. La Prefettura, dopo due incontri, si è rifiutata di portare avanti questa cabina di regia. Rendiamoci conto che prima del Covid a Roma venivano effettuati circa 10 sfratti al giorno, ma manca totalmente una rete di protezione: le famiglie con un po' più di risorse decidevano di trovarsi casa ai margini della città, fuori dal Raccordo, ma per quelle senza alcun introito il destino è quello dei dormitori, spesso con i padri costretti a dormire in macchina. In trent'anni non si è fatto nulla per le politiche abitative". 

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