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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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Stretta su chat e social a scuola, è scontro tra studenti e presidi: "Atteggiamenti inutili e dannosi"

La Rete degli studenti medi replica all'Anp che propone una stretta sulle comunicazioni informali tra docenti e famiglie

Il vademecum reso noto dai presidi del Lazio per un corretto utilizzo di WhatsApp e dei social, non solo da parte del corpo docente ma anche di famiglie e studenti, non va giù a questi ultimi, che replicano: "La scuola italiana non sta al passo del dinamismo dei nostri tempi". 

Secondo il coordinatore della Rete degli studenti medi, Leonardo Soffientini "pensare di limitare l'accesso ai social o a mezzi che nella società odierna sono fondamentali e quotidiani anche per il lavoro - fa sapere - è la dimostrazione di una mentalità che non va incontro alle reali esigenze di una generazione".

Il comunicato non si limita a dire "no" a quello che, nelle intenzioni dei dirigenti scolastici, vorrebbe essere un nuovo  codice comportamentale da estendere a tutto il mondo della scuola, ma avanza anche delle proposte. Una su tutte: organizzare momenti di formazione sull'utilizzo delle piattaforme digitali e produrre una campagna di educazione all'affettività. Il riferimento è (anche) a quanto successo al liceo Montale e portato a galla da Repubblica nelle scorse settimane, ovvero la presunta relazione tra la preside e uno studente maggiorenne: "Si può immaginare un processo reale di  educazione all'utilizzo dei social - spiega Soffientini - dei rischi connessi. La scuola italiana davanti agli ostacoli o ai cambiamenti risponde sempre chiudendosi in una propria bolla, generando il naturale scontro con la realtà quando uno studente esce dalle quattro mura scolastiche". 

Per la Rete, quanto prodotto dall'associazione nazionale presidi di Roma e del Lazio "è un atteggiamento inutile e dannoso, conservatore e svincolato dalla realtà quotidiana". 

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