Coronavirus, Ama e Comune ignorano le richieste dei sindacati: lunedì 20 aprile sarà sciopero

Dopo settimane di braccio di ferro risposte inadeguate sulla tutela della salute dei lavoratori. Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel proclamano lo sciopero

Immagine d'archivio

In Ama sarà sciopero. Il dado è tratto e non si torna indietro, dopo settimane di scontro acceso tra sindacati e vertici aziendali sulle misure di sicurezza legate all'emergenza coronavirus, lunedì 20 aprile i dipendenti si fermeranno per un'intera giornata e saranno garantiti solo i servizi minimi essenziali.

Lo hanno comunicato ieri I segretari generali di Roma e Lazio di Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel lo hanno comunicato, insieme alle Rsu, in una lettera all'amministratore unico di Ama, alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, al prefetto di Roma, Gerarda Pantalone e alla commissione di Garanzia per il diritto di sciopero. 

"L'astensione riguarderà tutti i turni di lavoro con inizio nell'arco della giornata di lunedì 20 aprile e, conseguentemente, saranno garantiti solamente i minimi di servizio così come previsto dalla normativa - si legge - si richiede quindi immediata convocazione per ridefinire i suddetti minimi di servizio, tenuto conto dell'obsolescenza delle intese in vigore e della parziale modifica delle turnazioni avvenuta in questo mese".

I perché dello sciopero

Le ragioni della serrata? Sono settimane che i rappresentanti di categoria chiedono l'applicazione di adeguate misure di sicurezza a tutela della salute dei dipendenti, giudicate poco efficaci fin dall'inizio. Mascherine, turni rimodulati per evitare assembramenti, docce da riaprire, indicazioni precise su come e quando indossare i dispositivi di protezione. Niente di tutto questo sarebbe stato applicato secondo quanto fissato nell'ultimo accordo tra le parti sociali siglato il 3 aprile. I motivi sono elencati nel dettaglio all'interno della lettera. 

Si va dalla "mancanza di misure efficaci per salvaguardare la salute degli operatori di Ama", al "mancato rispetto di quanto previsto dal verbale di conciliazione sottoscritto dalle Rsu di Ama Spa e dall'amministratore Unico Stefano Zaghis in data 3 aprile, con cui l'azienda si impegnava a condividere con il primo tavolo di coordinamento aziendale per il contenimento del coronavirus", dal "reiterato mancato rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 9 aprile 2008, numero 81 in tema di coinvolgimento e informazione preventiva dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, tanto in occasione della chiusura delle docce - effettuata in assenza di un parere medico - scientifico in data 9 marzo e fornito solo in data 29 marzo, in copia non datata e senza alcuna valutazione sugli ambienti di lavoro - quanto dell'introduzione di Dpi non previsti dai Dvr"

E ancora alle "inadeguate misure a garanzia del distanziamento, della scarsità delle sanificazione effettuate, della inadeguata distribuzione di detergenti quando non della fornitura di detergenti non idonei", la "indicazione data dal datore di lavoro alle unità produttive, sulla consegna di una sola mascherina monouso FFP2 ed FFP3 (e in seconda battuta KN95) a settimana, da utilizzare per 6 interi turni di lavoro". 

Dura la reazione delle opposizioni. "Chiediamo che la sindaca Raggi scenda in campo per garantire che questo sciopero non ci sia - ha detto Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d'Italia - e che i lavoratori abbiano risposte sulla sicurezza tali da potere svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni".

"Da settimane denunciamo la scarsa attenzione in Ama per la tutela dei lavoratori. I sindacati da tempo chiedono il rispetto dei requisiti di sicurezza per i dipendenti e procedure di lavoro adeguate all'emergenza sanitaria" tuonano dal Partido democratico romano. 

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Dal canto suo l'amministratore unico Stefano Zaghis si è difeso ieri dagli attacchi in una seduta di commissione capitolina Ambiente. "Il problema dei dispositivi di protezione individuale è mondiale. Ama non ha fatto mai mancare per un giorno i dispositivi protezione a chi quotidianamente va sul campo. Certo la dotazione non basta mai. Il pericolo è importante ma importanti sono pure le misure adottate per ridurlo". Non sufficienti, evidentemente, a soddisfare le richieste dei lavoratori. 

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