Giovedì, 5 Agosto 2021
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Coronavirus, l'ospedale israelitico replica ai sindacati: "Cassa integrazione solo per 53 unità"

Nel merito, spiegano dalla struttura, "il ricorso al Fondo di Integrazione Salariale coinvolge solo le categorie di personale la cui attività è oggettivamente preclusa o limitata"

Il comportamento incosciente dei sindacati palesa un chiaro disinteresse nei confronti della crisi che stiamo affrontando. L’Ospedale Israelitico, come noto, è diventato presidio Covid-19 e il suo personale sta lavorando con professionalità e coraggio nell’interesse dei cittadini. Con dichiarazioni offensive, strumentali e fuorvianti i sindacati rischiano così di minare l’impegno di chi si è messo fin dal primo istante a disposizione del Sistema Sanitario Regionale in questa fase emergenziale”.

Queste le dichiarazioni di Giovanni Naccarato, direttore generale dell’Ospedale Israelitico, in risposta alla denuncia di Giulia Musto, Tarek Kesh Kesh e Domenico Frezza di Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio che spiegavano come la struttura sanitaria (convertita in parte in Covid Hospital) continuasse a riscuotere “quasi per intero il budget regionale per le prestazioni in conto al servizio sanitario regionale”. 

L’Ospedale Israelitico di Roma è composto da quattro hub. Due di questi svolgono attività esclusivamente privata e in coerenza con le disposizioni normative emanate sono stati sospesi tutti i servizi (Isola Tiberina e Via Veronese 53). Dei due presidi accreditati con il sistema sanitario nazionale è rimasto operativo solo quello in Via Fulda 14, in quanto il presidio di Via Veronese 59 è accreditato per le sole prestazioni ambulatoriali attualmente sospese in conformità con le normative.

Dall’ospedale israelitico anche la specifica: “Sul presidio rimasto operativo, opera tutto il personale medico ed infermieristico che, in possesso delle adeguate competenze professionali e animato da un grandissimo senso civico, può essere utilmente impiegato in questa attività nel rispetto delle imprescindibili condizioni di sicurezza”.

Nel merito il ricorso al Fondo di Integrazione Salariale coinvolge solo le categorie di personale la cui attività è oggettivamente preclusa o limitata. “Nello specifico, il ricorso al Fondo è stato attivato per complessive 53 unità: 33 amministrativi, 5 assistenti alla poltrona, 5 tecnici di riabilitazione, 1 operatore socio-sanitario e 9 infermieri addetti alla sola attività ambulatoriale e pertanto non idonei a operare nel presidio di via Fulda 14". 

“Per tutti i dipendenti sono state trovate soluzioni su misura qualora le istituzioni dovessero determinare un quadro definitivo degli aiuti a cui potranno accedere le strutture sanitarie accreditate, l’Ospedale rimane disponibile a riconsiderare l’utilizzo del fondo” ha concluso Naccarato. 
 

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