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Ambulanza fuori dal San Raffaele Pisana (foto Ansa)

Ambulanza fuori dal San Raffaele Pisana (foto Ansa)

Coronavirus, salgono a 35 i casi nel cluster del San Raffaele Pisana. Ora tamponi anche ai dimessi

Prosegue il tracciamento dei contatti avuti dai positivi dell'istituto di riabilitazione romano, diventato zona rossa. D'Amato: "Li cercheremo uno ad uno". Effettuati a oggi circa 700 tamponi

Salgono a 35 i casi di coronavirus nel cluster dell'istituto di riabilitazione San Raffaele Pisana. Erano 31 secondo la rilevazione di ieri. "Siamo in attesa dell’esito degli ultimi tamponi. Ne sono stati effettuati circa 700 tra pazienti, operatori e soggetti esterni" spiega l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato. "Al momento il focolaio è circoscritto e l'ipotesi maggiormente accreditata circa il caso indice è riferita ad alcuni operatori, siamo però in attesa delle conclusioni dell'audit". 

Da domani l'indagine epidemiologica verrà estesa in prima battuta ai pazienti e ai loro contatti stretti dimessi dalla struttura nelle ultime tre settimane, a partire dal 18 di maggio. Gli interessati potranno recarsi per i test, in sicurezza, in uno dei due drive-in della Asl Roma 3 situati presso l'ex ospedale Forlanini (entrata da piazza Carlo Forlanini) e il secondo in via di Casal Bernocchi, 73. 

"Verrà fatto contestualmente anche un recall telefonico da parte della Asl e si risalirà a tutti i contatti. Li andremo a cercare uno ad uno" conclude D'Amato. "Al momento i casi positivi sono stati tutti trasferiti dalla struttura". 

Il caso del San Raffaele Pisana ha fatto impennare nelle ultime 48 ore il numero dei contagi a Roma, passati da solo 9 di venerdì 5 giugno, a 26 di sabato 6 giugno. "Ci aspettiamo un ulteriore incremento dei casi, non bisogna abbassare la guardia" diceva ancora ieri l'assessore. 

La polemica tra struttura e Regione

Un focolaio che ha subito acceso polemiche. Sia Regione che Asl hanno più volte ripetuto che, con ogni probabilità, il caso indice che ha innescato il contagio sarebbe da ricercare tra gli operatori sanitari. Circostanza smentita dai gestori della struttura, convinti invece che la diffusione del covid sia scattata con il trasferimento di alcuni pazienti dalla vicina clinica European hospital. 

"Contrariamente a quanto riportato nelle comunicazioni regionali, dai dati in possesso della struttura e messi a disposizione della Asl sembra emergere una origine derivata dall'invio di pazienti già positivi da parte di alcuni presidi ospedalieri" si legge in una nota stampa diffusa dai gestori. 

Diversa l'ultima versione fornita dalla Asl Roma 3. "Al momento è probabile che il caso indice del focolaio sia riferibile ad alcuni operatori della struttura anche perché, secondo l’ordinanza regionale del 18 aprile 2020, i pazienti ammessi nella struttura, oltre ad essere sottoposti ad un adeguato distanziamento e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, debbono per 14 giorni essere posti in isolamento precauzionale. Tuttavia la Asl Roma 3, attraverso il dipartimento di prevenzione e la direzione sanitaria e in collaborazione con il SERESMI, attende le conclusioni dell’indagine epidemiologica".
 


 

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