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Domenica, 5 Dicembre 2021
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La Roma Viterbo sta implodendo: cronaca della lenta agonia della linea del quadrante nord

Pochi macchinisti, strapagati e stressati, alla guida di una linea che crolla a pezzi e lascia spesso a piedi il quadrante Nord di Roma

Carenza di macchinisti sulla Roma-Viterbo, la goccia che fa traboccare il vaso su una linea che se prima era in sofferenza, ora è agonizzante. La linea Nord dal 9 ottobre è interessata infatti da una valanga di treni soppressi causa macchinisti in “formazione USTIF”, come già raccontammo su Roma Today, la cui assenza riduce ancor più il personale ferroviario.

A farne le spese sono gli utenti, che lamentano centinaia di treni soppressi al giorno, causa personale sottorganico e coinvolto nei corsi di aggiornamento. "Paghiamo quasi 90 milioni di euro l'anno per questo servizio, oltre a biglietti, abbonamenti e pubblicità per stare ammassati sui treni e in stazione, con il virus a fianco", afferma il Comitato pendolari Ferrovia Roma Nord.

Ma alla base dei ritardi, dei rallentamenti e degli assembramenti che patiscono gli utenti della Roma-Viterbo, non c’è solo l’abilitazione alla guida. Personale stressato dagli straordinari, mancanza di organizzazione sui turni e ritardi nell’adeguamento alle normative europee rischiano infatti di far drammaticamente implodere la linea Nord.

Perché i macchinisti sono in formazione

Tutte le abilitazioni di guida dei macchinisti della Roma-Viterbo sono dell'USTIF (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), non conformi alle normative europee. Nel 2019 il Ministero dei Trasporti ha imposto che la sezione che riguardava la sicurezza delle ferrovie concesse non fosse più sotto il controllo dell’USTIF, ufficio periferico della motorizzazione civile, ma di ANSF, Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria, oggi ANSFISA.

Dal 1 luglio 2019 dunque tutte le abilitazioni dei macchinisti non risultano in regola, costringendo l’ANSFISA a intervenire con un aut aut: tutti i macchinisti, capostazioni e operai ferroviari devono sostenere dei corsi e conseguire delle abilitazioni di guida entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Obbligatorietà che sottrae però così personale dai treni, circa 7 macchinisti alla volta su 45 totali, in una situazione aziendale già sottorganico causa pensionamenti del 2019.

Macchinisti sotto stress e strapagati

Alla base dei disservizi della Roma-Viterbo però, non ci sono solo i corsi di formazione, ma anche gli straordinari totalizzati dai macchinisti, liberi di selezionare le turnazioni a macchie di leopardo rispetto alle reali esigenze della linea, frammentando così la disponibilità del personale in servizio e contribuendo alla soppressione quotidiana delle corse.

Secondo la normativa D.Lgs.n 66/2003 il totale degli straordinari dei macchinisti dovrebbe ammontare a 250 ore all'anno. A causa del personale sottorganico, in questi mesi i macchinisti della Roma-Viterbo hanno raggiunto invece picchi oscillanti tra le  500 e le 1.000 ore. Questo li costringe a mettersi in servizio sotto stress, carichi di lavoro e col rischio di incidenti alla guida.

C’è poi il problema di una mancata supervisione aziendale. I macchinisti infatti non posseggono cartellino da timbrare, e per quanto i loro turni siano decisi dall’azienda, sono sottoposti a controlli sull’orario di attacco in servizio, ma non su quello in uscita, con svariati casi di assenteismo e doppia retribuzione, tra servizi e straordinari. Modalità di lavoro che portano a ritrovarsi di fronte a stipendi che raggiungono i 2.600, anche i 3.000 euro al mese.

Cosa sta facendo l’azienda di trasporti

Per far fronte alla situazione, il cambio di direzione da maggio 2021 ha portato alla riorganizzazione del servizio, per non appesantire ulteriormente i macchinisti e garantire comunque le corse ai pendolari. Il risultato è stata la soppressione di 36 treni tra linea urbana ed extraurbana, cercando di non eliminarli negli orari di punta, quelli di cui più hanno bisogno studenti e lavoratori.

Atac è quindi intervenuta a inizio autunno con un fonogramma epistolare, che RomaToday ha potuto visionare, per stabilire che i treni soppressi fossero sempre gli stessi, sempre negli stessi orari, senza stravolgere il più possibile la mobilità. Una decisione che ha prodotto però una rivolta dei macchinisti: senza libertà di scelta sugli straordinari, hanno smesso di rendersi reperibili da settembre, riducendo ancor più il servizio già oggi all’osso.

Non riusciamo a capire il perché sulla Roma-Viterbo ci siano 13 capotreni abilitati a macchinisti che non vengano utilizzati, mentre 7 macchinisti sono in attesa di essere trasferiti da altre linee: potrebbero eliminare il problema delle soppressioni”, lamentano così i sindacati CGIL, CISL E UIL, attraverso svariate comunicazioni ad Atac e alla Regione Lazio.

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