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Il post lockdown tra incertezze e folgorazioni: "Lascio Roma. Priorità ai miei figli e al loro benessere"

Tra smart working e servizi della città sempre più scadenti ha ancora senso vivere a Roma? Questa famiglia si è data una risposta. Ecco la storia

"Quando una bambina di undici anni ti fa notare che qui si vive meglio, perché non si passano due ore al giorno in auto, è obbligatorio fermarsi e pensare cos'è la normalità e cosa fare". E Michele Ruschioni si è fermato ed ha pensato, e insieme alla sua famiglia ha deciso: per quest'anno scolastico così pieno di incertezze "lasciamo Roma e ci trasferiamo in Trentino". La storia di questa famiglia ben racconta quello che potrebbe essere un futuro neanche troppo lontano per la Capitale. Un futuro all'insegna dello smart working perenne e del distanziamento sociale, dove vivere all'interno del raccordo diventa sostanzialmente inutile o quasi. Un futuro all'insegna del motto "scappo dalla città". Chi può ci sta già pensando e i più coraggiosi ci stanno già provando.

Galeotto è stato per la famiglia Ruschioni il lockdown scattato quando l'intero nucleo familiare si trovava in vacanza a Madonna di Campiglio. "Due mesi senza dubbio duri", racconta il Michele Ruschioni, "ma che paragonati ai racconti degli amici romani sono sembrati una vacanza. Qui il distanziamento sociale è naturale, usciti di casa c'era il bosco, l'aria aperta. Per i bambini è stato sicuramente meglio". E finito il lockdown, con le scuole chiuse, altrettanto naturale è stata la scelta di rimanere. "I bambini si erano integrati, noi anche. Io sono un libero professionista che per lavoro fa video in giro per l'Italia. Avrei viaggiato facendo base a Roma, viaggerò partendo qui dal Trentino". 

Un'estate passata ad osservare, a prendere informazioni e a maturare decisioni. "I bambini hanno iniziato a fare sport e attività ricreativie qui. Per accompagnarli, anche passando da una valle all'altra della zona, ci si impiega non più di 10 minuti. Una volta mia figlia mi ha detto: "Papà che bello, qui non dobbiamo stare ore in auto". Spesso non pensiamo a cose che dovrebbero essere normali, non ci accorgiamo che abbiamo abituato i nostri figli ad una normalità che normalità non è. Di fronte a ciò certe decisioni vengono più facili". 

In mezzo il caos delle scuole. Riaprono? Non riaprono? Come riaprono? Le richiudono?. Da qui la scelta di prendere informazioni presso istituti scolastici di Madonna di Campiglio. "Qui le scuole hanno standard che neanche i migliori istituti privati romani si sognano. La cosa più banale da noi sarebbe una rivoluzione. Durante il lockdown hanno dotato tutti i bambini di i-pad, riconsegnati una volta che tutto ha riaperto. Scegliere da questo punto di vista è stato facile". 

Un lockdown epifanico: "Prima non ci avevo mai pensato. Ero e resto un convinto sostenitore che gli stimoli e la possibilità di fare rete offerta da una grande città sia impareggiabile, però questo è un punto di vista da adulto. Ad un bambino serve poco per essere felice, ha altre priorità: c'è bisogno di un clima sereno, di un ambiente tranquillo, di non doversi preoccupare di morire storditi davanti ad un ipad o ad uno smartphone, il non dover spendere ore per andare a fare sport". 

E con lo smartworking in tanti potrebbero fare, nel lungo periodo, questa scelta, complice anche la situazione di degrado della Capitale. "Negli ultimi anni i servizi essenziali di Roma sono terribilmente peggiorati. Anche in auto, per percorrere pochi chilometri, i tempi sono raddoppiati, triplicati e questo va a discapito della vita dei bambini". Non è una scelta definitiva, ci tiene a precisare Michele: "Vediamo come va. Quest'anno, con il covid e l'incertezza totale sulle scuole e possibili nuove chiusure, ci è sembrata l'unica strada praticabile. Vedremo come andrà".
 

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