Emergenza casa, la storia di Rita sempre più vicina alla strada: per lei il Comune non ha un tetto, ma solo un terrazzo

Rita è una cuoca delle scuole comunali, senza stipendio da marzo. E' in emergenza abitativa da anni. Romatoday continua a seguire la sua storia

“Sono con le mie cose in mezzo a una strada”. Quartiere Trullo. Sono le nove di sera. Rita, una cuoca delle scuole del Comune di Roma, non sa dove passare la notte. Lo racconta con la voce rotta dal pianto e dalla stanchezza. Nelle ultime settimane le è successo più volte di arrivare a questo punto. A un passo dalla strada, dal varcare quel confine che sembra impossibile da oltrepassare e che invece, per chi non ha un posto stabile dove abitare, con il passare del tempo diventa sempre più invisibile.

La sua storia era già finita sulle pagine di questo giornale: la prima volta che ha avanzato domanda di casa popolare è stato 26 anni fa. In mezzo c’è di tutto, la sua vita, in buona parte in emergenza abitativa, lo sfratto dei suoi figli che negli ultimi anni hanno vissuto con il padre. Rita è finita su altri giornali negli ultimi giorni perché è una cuoca delle scuole del comune di Roma e con la chiusura delle attività scolastiche il 9 marzo scorso, in attesa di ammortizzatori sociali che non arrivano, ha visto insieme alle sue colleghe le sue entrate azzerarsi. "Siamo senza stipendio da marzo e l'amministrazione non si sta preoccupando del nostro destino. Noi cuoche e addette mensa ci sentiamo abbandonate, dimenticate".

Quello di Rita non era uno stipendio che le permetteva di prendersi una casa in affitto da sola ma il fatto di non potersi comprare nemmeno da mangiare è pesato come un macigno sulla sua vita già complicata. “Non riesco a vedere il futuro, è tutto buio”, ripete mentre racconta di essere con le sue cose in mezzo a una strada. “A volte mi appoggio da un’amica, a volte da mia madre. Ma quella casa è già troppo piena, ci vive anche mia sorella con la sua famiglia. La convivenza a volte diventa impossibile. Stanotte non so davvero dove andare”. Prova a chiedere aiuto. “Ho chiamato la Protezione civile per sapere se per caso aveva un posto, mi è stato detto di no, che avrebbero potuto portarmi una coperta”. Viene allertata anche la Sala operativa sociale. “Sono venuti qui due operatori, sono stati molto gentili. Mi hanno aiutato a calmarmi ma non avevano un posto dove passare la notte”. Non siamo riusciti a capire se sia perché i centri sono tutti pieni o se perché, per via delle restrizioni imposte dalle misure di distaziamento sociale dovute all’epidemia, i nuovi ingressi siano ancora bloccati. “Ho dormito a casa di mia madre ma all’esterno, sul terrazzo”.

La storia di Rita si trascina da tempo, sa che accamparsi una notte non risolve nulla, che la sera successiva il problema si ripresenterà. Quando una persona è in mezzo a una strada ci si appella ai Servizi sociali ma Rita ha soprattutto un problema abitativo. La sua residenza è da tempo, ufficialmente, in via Modesta Valenti, la via dei senza casa. L’ultima volta che ha presentato domanda di casa popolare era il 2012. “Sono in graduatoria con 15 punti e ancora non sono riuscita a farmi riconoscere i 17 punti che spettano a chi vive in emergenza abitativa. Di questo passo una casa non mi verrà mai assegnata”. Guarda le case popolari del Trullo e ormai riconosce le finestre di quelle vuote. “Sono lì, disabitate, da anni. Mi sento presa in giro. Chiedo solo una stanza dove poter vivere tranquilla”.

Maria Vittoria Molinari, la sindacalista di Asia Usb che segue ormai da tempo la sua storia, fa sapere che, purtroppo, Rita non è la sola. Ha tanti casi di persone in disagio abitativo che sono a un passo dalla strada. Molte sono donne sole. Mostra una mail con una richista di incontro inviata all’assessora alle Politiche abitative, Valentina Vivarelli e ai dirigenti del dipartimento. Si chiede un “appuntamento urgente” per parlare di una serie di problematiche di natura abitativa. Nell’elenco c’è la gestione patrimonio di edilizia residenziale pubblica, richiste di riconsegne alloggi che non vengono prese in considerazione, richieste di ampliamento ferme da anni.

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“Vorrei parlare inoltre dei tanti casi di donne sole che hanno avanzato domanda di casa popolare da anni e che, pur avendone diritto, vivono in mezzo alla strada”, racconta Molinari. “Tutti casi che abbiamo già sottoposto all’assessorato nel corso di diversi incontri e che non hanno trovato risposta. È ora di smetterla con questa presa in giro. L’assessora Vivarelli dovrebbe prendere atto del suo ruolo e dovrebbe iniziare a risolvere queste situazioni, al posto di non fare nulla. La gente è disperata e non può permettersi di aspettare tutto questo tempo. Così si portano le persone a occupare le case libere”. 

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