La lenta ripartenza di bar e ristoranti, 4 su 5 restano chiusi: "Non conviene, pochi clienti e troppe spese"

Com'è andato il primo giorno della fase 2. Le testimonianze dei titolari, di chi ha scelto la ripresa tra take away e consegne, con pessimi bilanci, e di chi ha preferito non alzare le saracinesche

Bar aperto il 4 maggio a Roma (fonte Ansa)

"No che non riapro. Non mi conviene, non ho i soldi per fare la spesa, per sanificare, per mettere tutto in regola e garantire lo stipendio ai dipendenti. Tante delle nostre richieste, la liquidità a fondo perduto, il blocco delle cartelle non sono state recepite. Senza tutele non si può ricominciare". Roberta Pepi gestisce il ristorante Robertino di via Panisperna, a rione Monti. Per il suo locale la fase 2 non è ancora partita. Take away e consegne a domicilio non sono convenienti, considerando le mancate entrate nei due mesi di lockdown e le garanzie economiche ancora incerte per gestori e lavoratori. Un discorso che vale per quattro locali su cinque, tra bar e ristoranti della Capitale, secondo stime della Fiepet Confesercenti di Roma.  

"Il primo giorno di ripartenza è stato inferiore alle aspettative, la ripresa procede a ritmi lenti" commenta a RomaToday Claudio Pica, presidente dell'associazione di categoria. "Ha riaperto il 20% delle attività circa, con un lieve incremento di incassi soprattutto nelle periferie e per le piccole imprese familiari". Già, difficile vedere un bar aperto in via Veneto. Il Centro storico, ancora deserto o quasi nonostante la parziale ripartenza, sconta l'assenza di turisti e lavoratori, con uffici e ministeri ancora in buona parte in regime di smart working, e gli alti costi di gestione dei locali.  

"Abbiamo provato e almeno per il primo giorno è andata male. Siamo riusciti a fare 8, 10 consegne per quanto riguarda i pasti, un po' di pizze e supplì, meglio forse per la caffetteria" racconta Federico Rossi, titolare del Caffè Martini, storico bar del Centro con affaccio sul Colosseo. Da giorni si preparavano con sanificazioni dei locali e dotazioni di tutti i dispositivi di prevenzione, tra guanti e mascherine per i dipendenti e i distributori di gel igienizzante. 

Di tredici impiegati in cassa integrazione tre sono stati richiamati a lavoro. Un pessimo bilancio per il primo giorno con un cinquantesimo degli scontrini emessi normalmente. Non proprio una sorpresa. "Abbiamo più locali, il tentativo è stato fatto solo su uno, consapevoli di andare un po' al massacro". Un test anche per capire come mettere in campo le necessarie misure di sicurezza, costate tra i 500 e i 1000 euro. 

Non tutti però hanno fatto in tempo a organizzarsi. "Molti non sono riusciti a effettuare le sanificazioni tramite aziende esterne - spiega Pica - oppure hanno avuto problemi e ritardi con l'approvvigionamento delle materie prime". Una corsa contro il tempo nel disperato tentativo di riaprire le saracinesche e ritrovare una nuova, seppur zoppicante, normalità. 

"Proviamo a reinventarci, che le posso dire, il primo giorno è stato un disastro. Abbiamo incassato 52 euro". Anche Francesco Testa, gestore dello storico ristorante Checco dello Scapicollo alla Cecchignola, commenta la partenza della fase 2. "Abbiamo faticato tanto per riordinare i locali e metterli in sicurezza, o anche per dire per riadattare i menù. Tanti piatti non vanno bene per l'asporto, arrivano a casa e non hanno niente a che vedere con gli stessi cucinati e mangiati qui". 

E i numeri per ora almeno sono impietosi. Ieri due consegne e un piatto di pasta preso sul posto dal meccanico vicino. "Il delivery lo facciamo noi, in famiglia, non abbiamo le risorse per affidarci a una piattaforma esterna, forse se il quadro migliora lo faremo più avanti". La speranza è di ingranare in questa nuova forma, anche contando sulla ripresa degli uffici specie dove le mense aziendali rimarranno ancora chiuse. È tanta l'amarezza e poca la fiducia in un ritorno all'ordinario: "Non credo che riprenderemo a giugno con il servizio normale, se i protocolli di sicurezza saranno stringenti per noi sarà impossibile. Questo è un ristorante, come facciamo per dire a non portare il piatto al tavolo, o a riempirlo di barriere in plexiglass? Forse se ne riparlerà a settembre". 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...


 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Concorso Comune di Roma, pubblicati i bandi: 1512 i posti a disposizione, tutte le informazioni

  • Incendio a Roma Nord, fiamme in un autodemolitore: alta colonna di fumo nero

  • Conosce anziana in treno e la violenta nel vagone, arrestato 28enne

  • Case Ater all’asta: da Garbatella a Trionfale 18 immobili finiscono sul mercato

  • Coronavirus, a Roma nove nuovi casi: sono 18 in totale nel Lazio. I dati Asl del 6 agosto

  • Meteo Roma e Lazio, allerta maltempo da oggi e per le prossime 24 ore

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
RomaToday è in caricamento