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Martedì, 25 Gennaio 2022
Attualità Via di Scorticabove

Via Scorticabove, rifugiati ancora in strada:  "Negato loro accesso a bagni e acqua"

La denuncia di Usb. Domani un tavolo di confronto con l'assessore Laura Baldassarre

Il 12 luglio l'assessore Laura Baldassarre incontrerà Movimenti per la casa e associazioni umanitarie, ambasciatori ufficiali di via Scorticabove e delle istanze dei 120 rifugiati politici che dormono ancora in strada dallo sgombero del 5 luglio. Uno sfratto alla cooperativa morosa (nei confronti di privati) che ha lasciato lo stabile di San Basilio nel 2015. Una comunità coesa di uomini fra i 30 e i 50, insieme da oltre 13 anni, che non vuole separarsi. E soprattutto non vuole rientrare nel circuito dell'accoglienza, uno step già affrontato quando sono arrivati in Italia, un passo indietro per chi ha imparato ad autogestirsi da tempo. 

Ma è questa la possibilità offerta dalla giunta Raggi: 120 posti letto in centri di prima accoglienza. La richiesta invece andrebbe in un'altra direzione: "Non vogliono prendere in considerazione la possibilità di dare in gestione alla comunità un bene pubblico - commenta Magherita, dei Blocchi Precari Metropolitani - sarebbe un grande esempio di integrazione e accoglienza fuori dal modello assistenziale". Una sorta di esperimento di cohousing, di "autogestione" come la definiscono gli attivisti. Che stasera si riuniranno fuori dallo stabile sgomberato per una cena sociale. Un'occasione per preparare la delegazione che domani si recherà in viale Manzoni. Ci saranno sindacati, Asia-Usb, Alter Ego, la Rete dei numeri pari e altri. E si insisterà con Baldassarre sul nodo chiave: non smembrare la comunità di rifugiati.

Nel frattempo Usb ha denunciato: "Da questa mattina, per disposizione della Questura è stato impedito ai profughi l’accesso ai servizi igienici e all’acqua della struttura sgomberata" scrivono in nota dal sindacato. "Con il caldo e le temperature di questi giorni un atto gravissimo contro uomini, donne e bambini, teso a fiaccare la resistenza di chiede il rispetto dei propri diritti".

A rilanciare l'allerta anche Medicina Solidale: "Apprendiamo sconcertati che ai rifugiati e sfrattati sudanesi di via Scorticabove sono stati tolti sia l’acqua  che l’accesso ai servizi igienici – dichiara il direttore sanitario Lucia Ercoli - la sicurezza e la legalità, pur necessari, devono andare però di pari passo con la solidarietà e la misericordia. Togliere l’acqua a donne e bambini è un gesto, che se confermato, non possiamo assolutamente condividere".

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