Migranti, i morti nel Mar Mediterraneo sono "Naufragi di stato"

Manifestazione pacifica della rete Restiamo Umani per rendere noto il costante aumento delle morti nel Mar Mediterraneo, conseguenti alla stretta sui salvataggi in mare messa in atto dal governo

Sagome di cartone e cartelli con i dati relativi al numero dei morti nel mar Mediterraneo, non solo i numeri  ma sopratutto le storie delle troppe persone lasciate morire, mentre perseguivano il sogno di raggiungere l'Europa. Si concretizza così la manifestazione non violenta danvanti al Viminale di questa mattina.

Naufragi di Stato, è lo slogan scelto dai circa trenta attivisti della  Rete Restiamo umani. Lo slogan volutamente evidenzia in queste morti la responsabilità dello Stato, delle politiche restrittive in tema di immigrazione del nostro governo.

Dall'1 Giugno, giorno dell'insediamento del governo Conte al 30 settembre, in tre mesi, secondo un'analisi condotta dall' Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Ispi,si è registrato "un forte aumento del numero dei morti e dispersi, tornati ad aumentare fino a raggiungere le 8 persone al giorno". In particolare, sempre secondo Ispi "a quattro mesi dall’inizio della stretta sui salvataggi in mare, appare come minimo dubbia l’utilità delle politiche di deterrenza nei confronti del soccorso in mare che, a fronte di una riduzione relativamente modesta degli sbarchi in Italia, ha coinciso con un forte aumento del numero di morti e dispersi".

A fronte di questi dati gli attivisti della Rete Restiamo Umani sottolineano come "la vera emergenza in corso non è il fantomatico allarme invasione sbandierato di continuo, utilizzato strumentalmente e non supportato da dati effettivi, ma il numero di persone che muore nel Mediterraneo nel tentativo di approdare in Europa, alla ricerca di un luogo sicuro".

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"Abbandonare un naufrago è un’azione infame: ci perdi il rispetto, il sonno, l’anima. Non si fa, e basta", commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, organizzazione parte della Rete Restiamo Umani, che continua "Più volte abbiamo ribadito che criminalizzare chi salva vite in mare è una barbarie, e a questa barbarie non vogliamo arrenderci".
 

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