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LA CERIMONIA / Centro Storico / Via del Portico d'Ottavia

Nazifascismo, 79 anni fa il rastrellamento al ghetto ebraico di Roma

La cerimonia in ricordo delle vittime del rastrellamento del 16 ottobre 1943

Una ferita aperta per la città. Un ricordo della violenza della guerra, del nazifascismo e di quello che le leggi razziali hanno causato in Italia e nel mondo. Un appuntamento che, come ogni anno, vede istituzioni e cittadini riunirsi a pochi passi dalla Sinagoga del ghetto ebraico di Roma per ricordare quanto avvenne 79 anni fa: degli oltre mille ebrei catturati e deportati, solo in 16 riuscirono a tornare a casa.

La cerimonia

Deposte le corone di alloro davanti alla targa in ricordo del rastrellamento, nel cuore del quartiere ebraico, il sindaco di Roma, Roberto Guatieri, spiega quanto sia importate la memoria: “Una barbaria inaudita verso cittadini italiani per il solo fatto di essere ebrei - dice il sindaco -, l’orrore del nazifascismo mostra qui il suo picco di violenza, con persone strappate dalle loro casa per essere poi portate nelle camere a gas, con una forza che spaventa ancora oggi”.

Sul rastrellamento Giorgia Meloni, premier in pectore, si affida ad una nota: “Il 16 ottobre 1943 è per Roma e per l’Italia una giornata tragica, buia e insanabile. Un orrore che deve essere da monito perché certe tragedie non accadano più - continua Meloni -. Una memoria che sappiamo essere di tutti gli italiani, che serve a costruire gli anticorpi contro l’indifferenza e l’odio. Una memoria per continuare a combattere, in ogni sua forma, l’antisemitismo”. “E’ quindi un dovere per le istituzioni mantenere viva la memoria - conclude Gualtieri -,  per fare in modo che queste cose non accadono più e Roma farà la sua parte in questo".

La razzia al ghetto ebraico

Erano le 5:30 del 16 ottobre 1943 quanbdo in via del Portico di Ottavia, a pochi metri dalla Sinagoga, si radunarono i camion e i soldati addetti delle SS per avviare le operazioni di quello che è passato alla storia come il “sabato nero”. 1259 persone fra uomini, donne, anziani e bambini furono prelevate dalle loro abitazioni come effetto delle leggi razziali emanate in epoca fascista. Dei 1259 catturati quel giorno, 1066 furono condotti nelle camere a gas appena arrivati ad Auschwitz perché ritenuti inabili al lavoro. Solo 16 sopravvissero allo sterminio e tornarono in Italia.

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