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Le proteste pro-Palestina / Flaminio / Via Guido Reni, 4A

I lavoratori dello spettacolo occupano l'ingresso del Maxxi: "Rompiamo il silenzio sulla Palestina"

Bandiere palestinesi all'ingresso del museo. Gli attivisti riprendono la protesta in corso nelle università: oggi il corteo per il boicottaggio accademico a Roma Tre

I lavoratori dello spettacolo hanno occupato per alcune ore il Maxxi per una protesta pro Palestina “seguendo l’esempio degli studenti italiani”. Proprio oggi, mercoledì 22 maggio, gli attivisti accampati con le tende a Roma Tre hanno manifestato sotto al Rettorato, dove era in programma la riunione del Senato accademico. Ottendendo un incontro con il rettore, Massimiliano Fiorucci. Il giorno prima, i professionisti del mondo dello spettacolo e delle arti hanno aperto una grande bandiera palestinese nell’ingresso del Maxxi e posizionato una tenda e uno striscione con scritto “Vogliamo tutt’altro”. Un'altra bandiera è stata srotolata al primo piano del museo. Il gruppo che ha organizzato l’azione è lo stesso che ha guidato la protesta per la vicenda del Teatro di Roma. 

I motivi della protesta 

“Occupiamo un’istituzione artistica - spiegano gli attivisti - perché l’arte e la cultura non sono neutrali, ma vengono ogni giorno arruolate per sostenere e giustificare i discorsi e le relazioni di dominio, di oppressione, di apartheid”. Il riferimento è al conflitto israelo-palestinese. “Occupiamo un’istituzione artistica e culturale perché a Gaza istituzioni del genere sono state annientate: scuole università, musei, teatri, siti archeologici e storici”. E ancora: “Vogliamo rompere il silenzio delle istituzioni artistiche italiane sul genocidio in corso a Gaza e denunciamo come alcune di queste istituzioni, tra cui il Maxxi, si siano fatte promotrici di iniziative apertamente filosioniste, appoggiando un’ideologia razzista, suprematista, coloniale che fa largo uso di pinkwashing e rainbow washing. Questo non deve accadere”. Da qui la richiesta degli attivisti, rivolta a tutta la comunità artistica, a prendere posizione pubblicamente sulla questione e “fare pressione, uscendo dalla subalternità e rivendicando la propria autonomia”. 

L'azione precedente 

Non è la prima volta che il gruppo si mobilita occupando un luogo della cultura a Roma. Era accaduto anche il 27 marzo, in occasione della giornata internazionale del teatro. Un centinaio di manifestanti si sono riuniti negli spazi del Mattatoio di Testaccio per un’assemblea pubblica, che si è tenuta nell’area delle vasche della Pelanda. Ma la mobilitazione era iniziata già ore prima, con la comparsa di manifesti affissi agli ingressi dei teatri di Roma: “Il teatro pubblico? Il 40% di chi ci lavora è precario”, si leggeva in uno. “Dichiariamo lo stato di disastro culturale” recitava un altro. Le motivazioni della protesta erano diverse: dalla richiesta della fine del "genocidio in corso in Palestina", all'aumento dei fondi per la ricerca.

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