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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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La protesta degli autodemolitori: "Comune conceda proroga, a rischio posti di lavoro"

Operatori in piazza dopo la proroga alle concessioni negata. Spuntano anche bandiere di Casapound

Nulla, o quasi, si muove per gli impianti romani di autodemolizione. Dopo la mancata proroga del Comune di Roma che ha costretto tutti alla chiusura, proteste, minacce di ricorsi in tribunale e tavoli tecnici per trovare vie d'uscita, si alternano. Ancora senza soluzioni. Il prossimo appuntamento è fissato a martedì 17 luglio, per un confronto stavolta più politico. I lavoratori hanno chiesto di poter tornare operativi con uno strumento giuridico che faccia le veci della proroga alle concessioni negata. Nel frattempo attivando l'iter per l'individuazione di aree per la delocalizzazione, fermo da vent'anni. Ma se la Regione sarebbe disposta a dare l'ok, per il Comune a guida M5s (che ha la competenza diretta) vorrebbe dire fare un passo indietro rispetto agli annunci a gran voce dela sindaca Raggi.

"Giovedì scorso è stata ordinata la chiusura di 17 autodemolitori attivi nel parco di Centocelle in quanto i vincoli archeologici e paesaggistici previsti sull’area non consentono alcun adeguamento ambientale" diceva la prima cittadina il 2 luglio. Agli stessi però non è stata fornita alcuna alternativa. Come non è sul piatto per coloro che stanno lavorando a progetti di adeguamento alle normative ambientali ordinati dal Comune ma che nelle more della decisione delle varie Conferenze dei servizi riunite sui singoli progetti redatti - e in assenza della proroga alle concessioni - sono stati costretti a chiudere. 

Da qui la richiesta delle associazioni di categoria, dall'ADA (Associazione Nazionali Demolitori Autoveicoli) a Raggio Verde onlus: trovare un escamotage giuridico per prolungare l'esercizio dell'attività. E nel frattempo lavorare alla mappatura del territorio. Perché esiste ancora un Accordo di Programma degli anni '90 tra Comune e Regione che sulla carta impone la chiusura ma anche la contestuale delocalizzazione degli impianti, facenti parte dei servizi di pubblica utilità. 

Intanto nella giornata di ieri, sotto il Campidoglio, una cinquantina di rottamatori hanno alzato la voce protestando all'imboccando di via dei Fori Imperiali. Una delegazione è stata ricevuta in Campidoglio in tarda serata. Ma le risposte sperate non sono arrivate. Il consigliere del M5S, Andrea Coia, presidente della commissione capitolina Ccommercio, ha spiegato che "loro volevano da noi una risposta che non potevamo dargli. Abbiamo promesso di confrontarci con l'assessorato e il dipartimento per capire se la data stabilita per la chiusura delle attivita' sia improrogabile e quali sono i requisiti per l'identificazione delle nuove aree". 

Mentre il Pd capitolino ha annunciato che presenterà una proposta delibera per il reperimento delle aree per la delocalizzazione in terreni a destinazione agricola, prorogando nel mentre le licenze ai lavoratori che rispettano le normative europee per la rottamazione delle automobili. Coia, però, ha replicato spiegando che "non possiamo votarla senza esserci prima informati con l'assessorato".


 

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