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Strage di Rigopiano, tutti assolti. Il superstite Giampaolo Matrone: "Manterrò la promessa fatta a mia figlia"

Parla il pasticcere di Monterotondo, sopravvissuto 62 ore sotto la valanga

“Avevo promesso a mia figlia che avrei avuto giustizia per la mamma ma non ci sono riuscito”. La voce è stanca e le parole escono fuori solo grazie alla rabbia, l’unica fonte di energia dalla quale riesce ad attingere. Giampaolo Matrone, pasticcere di Monterotondo sopravvissuto alla valanga dell’hotel Rigopiano nella quale, il 18 gennaio del 2017, persero la vita 29 persone tra le quali la moglie, l’infermiera di Mentana Valentina Cicioni, non riesce a spiegarsi le assoluzioni e le lievi pene inflitte ieri a Pescara, al termine del primo grado del processo per la strage.

Le condanne

Il pm titolare dell’inchiesta aveva proposto pene per un totale di 150 anni di galera. Con le condanne di ieri, invece, si arriva a mala pena a 10 anni. Due anni e otto mesi di pena per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, per omicidio plurimo colposo e lesioni multiple colpose. Tre anni e quattro mesi per il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio. Sei mesi di reclusione per falso per Bruno Di Tommaso, gestore dell’albergo, e Giuseppe Gatto.

Le assoluzioni

Assolti, invece tutti gli altri imputati che, come le persone condannate, avevano chiesto, ed ottenuto, il rito abbreviato. Per il giudice il "fatto non sussite". Assolti quindi Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara, Antonio Di Marco, ex presidente della Provincia. Assolti anche dirigenti regionali, responsabili dell’ufficio rischi e valanghe della Regione Abruzzo, tecnici e politici. Assolta anche Daniela Acquaviva, la dirigente della prefettura che, alla telefonata con la Quintino Marcella chiedeva aiuto, bollava la notizia del crollo dell’hotel Rigopiano come “falsa”, pronunciando l’ormai tristemente famosa frase: “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”.

famiglia matrone

Il giorno della sentenza

Giampaolo Matrone ha raggiunto Pescara la mattina della sentenza. “In questi 6 anni sono stato sempre molto sfiduciato nei confronti dello Stato e della giustizia italiana  - racconta, a RomaToday, il pasticcere sopravvissuto 62 ore sotto le macerie - il giorno prima della sentenza, invece, ero sereno. Mi dicevo che poteva essere la volta buona che in Italia venisse fatta giustizia. Per me era una sorta di finale di Champions League. Mi sono messo in prima fila, guardando il giudice negli occhi. Ha cominciato a elencare tutti gli assolti, condannando quelle poche persone utilizzate, evidentemente, come parafulmini”.

Tutti assolti

“Mano mano che il giudice leggeva la sentenza – spiega Matrone – credevo che le persone assolte per alcune imputazioni venissero poi condannate per altre. Il giudice ci ha dato il contentino dei soldi, chiedendo risarcimenti dalle poche persone condannate. Dei soldi non me ne faccio nulla. Quando la sentenza è stata letta ho subito cercato di avvinarmi al giudice, gliela volevo strappare e fare quel foglio in mille pezzi. Quella scritta che c’è in ogni tribunale, “la legge è uguale per tutti”, andrebbe cancellata”.

Anche altri aprenti delle vittime hanno cercato di raggiungere il giudice. Sono dovute intervenire le forze dell'ordine per fermare ed allontanare i presenti. Altri familiari sono semplicemente scoppiati a piangere, convinti di aver sprecato 6 anni alla ricerca di una giustizia che, alla fine, non è arrivata. 

La promessa alla figlia

Matrone racconta la promessa fatta alla figlia Gaia, ormai anni fa. “Le avevo promesso che la mamma avrebbe avuto giustizia. Questa, purtroppo, è l’unica promessa che in 6 anni non sono riuscito a mantenere – dichiara Matrone – ero sicuro che, dopo la sentenza, avrei potuto ricominciare a vivere. Sono sfinito, sono stanchissimo, devo recuperare le forze. Ieri, alle 16:30, Gaia mia ha mandato un messaggio su whatsapp: “papà li hai mandati in galera a quelli?” purtroppo non le ho risposto. La sera sono tornato a casa, lei già sapeva tutto perché aveva visto il telegiornale. Lei mi ha preso e mi ha abbracciato, ci siamo stretti forte. Non finisce qua”.

Giampaolo_Matrone_Gaia_Matrone

Come sono morte?

Alla luce della sentenza, Matrone ha una domanda da rivolgere al giudice: “Sembra che la colpa sia la nostra che siamo andati in quell’albergo. Di cosa sono morte tutte quelle persone? Ieri, quei balordi avranno festeggiato ma spero che le persone scomparse perseguitino tutte quelle persone nei prossimi anni".

L’appello al governo

“Perchè sono morte 29 persone? – chiede ancora Matrone - perché sono rimasto 62 ore sotto le macerie? Perché mia figlia non ha la mamma? Queste risposte qualcuno ce le deve dare. Il governo deve assumersi le sue responsabilità ed intervenire. Giorgia Meloni e gli altri ci hanno abbandonato, sempre. Sono 6 anni che combattiamo. La Meloni, giorni fa, ha parlato del processo riguardante la morte di Pamela Mastropietro. Io stesso ho partecipato a delle manifestazioni per esprimere solidarietà alla mamma. Vorrei che la Meloni dicesse qualcosa anche su questo scandalo. Chiedo lo stesso anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, della Giustizia, Carlo Nordio,al la presidente della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra. Cosa dicono le alte cariche dello Stato? Cosa vogliono? Vogliono che faccia il pazzo? Non finisce qua, lo assicuro”.

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