Nuovo Dpcm, chiude Porta Portese: i mercati nei festivi rientrano tra le attività vietate

Il mercato domenicale di Roma chiude i battenti. "Ce lo aspettavamo - commentano il presidente del comitato di operatori - difficile il contrario vista la crisi sanitaria in corso"

Mercato di Porta Portese

Chiude il mercato di Porta Portese. Rientra infatti tra le attività produttive vietate nel weekend e nei festivi dall'ultimo decreto della Presidenza del Consiglio emanato lo scorso 3 novembre e in vigore fino al 3 dicembre. Manca ancora la comunicazione ufficiale del municipio XII, competente sull'area, ma il parere del dipartimento Commercio è già arrivato, richiesto direttamente dall'assessore Carlo Cafarotti. Come interpretare il Dpcm a riguardo? È la domanda che subito si sono posti i lavoratori dei banchi del mercato. 

Il passaggio che cita i mercati lo troviamo alla lettera ff) dell'articolo 1, comma 9 dell'atto. Vi si precisa che "nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti di vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole". Anche dei mercati, appunto. Il che si traduce in una chiusura del mercato stesso, come del resto precisato in una circolare del 5 novembre - che RomaToday ha potuto visionare - inviata dal Comando della Polizia locale ai dirigenti dei gruppi territoriali. 

D'altronde i commercianti se lo aspettavano. "Abbiamo disdetto il servizio di guardiania per il prossimo mese - commenta a RomaToday Maurizio Cavalieri, presidente del comitato di operatori della parte di mercato dell'usato - non poteva andare altrimenti. Era impensabile visto il quadro sanitario di questi giorni pensare che un mercato come il nostro restasse aperto". 

Una minaccia che già si era affacciata nelle scorse settimane, quando la seconda ondata di Covid-19 ha iniziato a preoccupare a livello locale e nazionale. Nonostante il contingentamento all'ingresso erano già troppi gli assembramenti che si venivano a creare vicino ai banchi, specie in alcuni passaggio "a imbuto" dove era quasi impossibile evitare il contatto tra persone. Ragion per cui lo stesso assessore Carlo Cafarotti stava comunque valutando la chiusura. Poi il Dpcm ha tolto ogni dubbio. 
 

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