Ponte Milvio, tavolini distanziati e menù digitali: così riparte la piazza del “nun se po fa”

Primi aperitivi del post lockdown nel "salotto" simbolo della movida di Roma nord: i locali attendono la decisione del Campidoglio sui tavolini. Resta la questione degli assembramenti sul piazzale

Tavolini distanziati, dispenser di igienizzante fuori da ogni locale così come le locandine che invitano la clientela a rispettare le norme su distanze e utilizzo dei dispositivi di sicurezza. I menù, che non gireranno più di tavolo in tavolo, sono scritti su lavagne poste all’ingresso o disponibili con il QR code. Ponte Milvio è pronto a ripartire dopo due mesi di lockdown. 

La crisi di Ponte Milvio in lockdown

Li nel cuore della movida di Roma nord la crisi da chiusura forzata si è fatta sentire eccome. Non tutti hanno potuto colmare il gap dei fatturati ricorrendo al delivery o all’asporto, “per tanti - il coro unanime degli esercenti del piazzale - sarà difficile anche in questa fase 2”. 

Si perchè le regole stringenti sui distanziamenti riducono sia la capacità delle attività di accogliere la clientela sia l’appeal dei locali stessi che comunque, dopo le sanificazione e la nuova disposizione degli arredi metro alla mano, tentano la ripartenza. 

“Siamo stati chiusi quasi un mese, poi abbiamo iniziato a fare delivery e dopo ancora asporto per rimanere un minimo attivi e presenti per la nostra clientela. Abbiamo però riscontrato molte difficoltà soprattutto all’inizio quando alla grande paura per il virus è seguita una certa diffidenza. Le nostre perdite - dicono a RomaToday Simone e Valerio, titolari di Fello - sono intorno al 70%. Ora abbiamo sanificato tutto e distanziato i tavoli: il nostro ristorante è in totale sicurezza ma quel che manca sono indicazioni precise e univoche da parte delle istituzioni. Che avremmo riaperto il 18 maggio si sapeva da un po’ eppure - la constatazione dei due ristoratori - tutto si è mosso con estremo ritardo”. 

Sui tavolini il Campidoglio non decide

Il riferimento è alle linee guida per bar e ristoranti, ma anche al provvedimento sull’estensione dell’occupazione di suolo pubblico: ossia sulla concessione di maggior spazio per i tavolini sulla quale però il Comune è in colpevole stallo. La Sindaca ha annunciato un’ordinanza per bypassare le lungaggini dell’Aula Giulio Cesare dove giacciono ben quattro delibere sul tema, ma il documento ancora non si è visto.

Ponte Milvio reclama più tavolini: "Con distanziamento necessari per ripartire"

“Per un piazzale come il nostro nel quale la maggior parte dei locali ha la sua naturale e più grande proiezione all’esterno è fondamentale poter avere maggior spazio per i tavolini. Con i distanziamenti imposti infatti la capacità è ridotta e molti - osservano alcuni dei ristoratori sistemando tavolini e sedie sotto gli ombrelloni - rischiano di dover sostenere dei costi altissimi per riaprire senza poi la possibilità di rientrarci. Condizioni inaccettabili per chi arriva da settimane di chiusura con i guadagni azzerati e le spese, come affitti di mura e utenze, vive. Oltretutto stiamo facendo il massimo per garantire la piena sicurezza nelle nostre attività”. Chiedono di fare in fretta bar, ristoranti e locali di Ponte Milvio. Qualcuno a 48 ore dalla riapertura ancora non è tornato in attività: in attesa di capire se convenga o meno riaprire. 

Ma la grande partita a Ponte Milvio, con i tavolini centellinati e distanti, si giocherà soprattutto sul piazzale: su aiuole e muretti terreno fertile per gli assembramenti. Li, sul suolo pubblico, dovranno pensarci i controlli “ma è chiaro - osservano i titolari dei locali - che anche noi per il bene della piazza saremo attenti e vigili”. 

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Ponte Milvio non ci sta a tornare la piazza del “nun se po fa”, quella immortalata ricca di assembramenti nella sera prima dell’inizio del lockdown. 
 

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