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la beffa / Albano Laziale / Via Madonna degli Angeli, 9

Pagano per anni case inagibili e senza fogne. Ora rischiano lo sfratto per finita locazione

Succede ad Albano Laziale, dove una ditta edile ha costruito alcune palazzine prive di certificazione. C'è chi ha versato oltre 140mila euro certo di poter acquistare l'immobile, ma non c'era la documentazione. L'avvocato: "Il Comune e la Regione intervengano, loro sono enti di garanzia"

Fino a 140.000 euro, anche oltre, per restare con un pugno di mosche in mano. E' quanto hanno sborsato nell'arco di undici anni alcune famiglie di Albano Laziale, alle porte di Roma, nella zona dei Castelli. Nel 2012 hanno deciso di dare fiducia a una ditta di costruzioni che prometteva la vendita di appartamenti in edilizia agevolata nel piano di zona Cecchina 2, ma ad oggi si trovano senza nulla e con un'ordinanza di sfratto per finita locazione. 

Le famiglie sotto sfratto nel piano di zona

Silvia ha 44 anni, tre figli di 20, 14 e 13. Con il marito si è trasferita a via Madonna degli Angeli nel 2012. Palazzina nuova di zecca, tirata su insieme ad altre con i fondi della Regione Lazio in un piano di zona, quindi sotto l'egida della norma che prevede la certificazione di un prezzo massimo di cessione e locazione. Inoltre, la convenzione del piano di zona Cecchina 2 prevede otto anni di locazione e poi l'acquisto da parte degli inquilini assegnatari. "Abbiamo pagato 70.000 euro di caparra a suo tempo - racconta a RomaToday Silvia - e poi ci è stato fatto un contratto di locazione a 820 euro al mese". Da tre anni la locazione è scaduta e rischiano lo sfratto.

Oltre 140mila euro sborsati per case prive di agibilità

Alla fine degli otto anni, tra Silvia (come tra tutti gli assegnatari) e la proprietà della palazzina si sarebbe dovuto svolgere l'atto di compravendita: "Un rogito durante il quale - continua Silvia - avremmo versato ulteriori 150.000 euro. Peccato che qualche mese prima della scadenza del contratto, quando abbiamo chiesto tutta la documentazione per chiedere il mutuo in banca, non ci fosse un bel nulla". Nulla, perché gli appartamenti vissuti per otto anni dalle famiglie assegnatarie erano e sono senza agibilità. Quindi nonostante oltre 140.000 euro versati, tra acconto e affitto, Silvia e gli altri si sono trovati senza alcuna garanzia. Dopo essere stati anni senza allaccio in fogna. 

L'avvocato: "Il Comune ha certificato l'irregolarità"

Oltre al danno, la beffa: nel 2020 sono scaduti i contratti e la società proprietaria ha chiesto lo sfratto per finita locazione: "Ma di quali locazioni parliamo, se non c'è nessuna agibilità - si chiede l'avvocato Vincenzo Perticaro, che per conto di Asia Usb sta tutelando i diritti delle famiglie coinvolte -. In base alla normativa regionale, senza certificazione di agibilità non solo non si può vendere, ma non si può nemmeno affittare e soprattutto non può decorrere la locazione. La società costruttrice ha in altre occasioni dichiarato di avere questa agibilità, addirittura davanti ad un notaio, rogitando la vendita di altri immobili di palazzine limitrofe, ma noi abbiamo chiesto al comune di Albano che ci ha confermato l'assenza di tale documentazione". E RomaToday ha potuto visionare le risposte dell'ente sollecitato dall'avvocato Perticaro a fine 2022.

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Il giudice ha disposto il doppio del rimborso per gli assegnatari

"Abbiamo fatto un esposto in Procura - prosegue Perticaro - chiedendo l'intervento immediato di Comune e Regione. È fondamentale un intervento perché casi similari a Roma hanno visto la revoca delle convenzioni e la restituzione dei piani di zona. C'è chi ha sostenuto, da Albano, che si tratta di una trattativa tra privati (la ditta e gli assegnatari, ndr) ma non è così: c’è una convenzione nero su bianco, ci sono dei finanziamenti pubblici da parte della Regione. Oltre all'esposto, abbiamo chiesto in tribunale la restituzione delle caparre confermatorie versate nel 2012 e il giudice ha disposto il riconoscimento del doppio delle somme. La controparte si è opposta e adesso il giudice ha disposto una perizia, al fine di verificare effettivamente il prezzo massimo di cessione che grava su quelle palazzine, non essendo mai stato ufficializzato dal Comune". 

Nessun allaccio in fogna: "Per anni sversamenti a terra"

Mercoledì 27 settembre Silvia sarà in tribunale per la prima udienza di sfratto: "Se verrà confermato io cosa faccio? - si chiede preoccupata - non voglio andare da nessun'altra parte. Abbiamo pagato per questa casa, anche ben oltre il prezzo di mercato, quando invece ci sarebbero dovuti essere dei vincoli precisi. In dieci anni abbiamo vissuto senza allaccio in fogna, senza marciapiedi, con la puzza di acque nere, i rospi, il fango quando uscivi di casa. Solo di recente hanno steso un po' di asfalto e fatto i marciapiedi previsti dalle opere di urbanizzazione, ma perché siamo in causa. Come acqua abbiamo usato quella di cantiere". E il motivo è semplice da spiegare: senza agibilità, Acea non accorda l'allaccio alla fogna pubblica. "E così, per anni, hanno lasciato che tutti sversassero a terra", aggiunge l'avvocato Perticaro. Che conclude: "C'è chi qualche anno fa ha comprato, in appartamenti limitrofi - riferisce il legale - e adesso si mangia le mani e chiede come sia possibile che siano state vendute case prive di agibilità". 

"Asia-USB, a nome degli inquilini del piano di zona - fa sapere il segretario romano Angelo Fascetti -, ha scritto al sindaco di Albano Laziale una lettera per richiedere un incontro urgente per conoscere i motivi dei mancati controlli previsti dalla legge al fine di tutelare la finalità pubblica di questo intervento abitativo, visto che la convenzione con il costruttore è firmata dal Comune e prevede pesanti sanzioni in caso di accertate violazioni".

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