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Tamponi Covid 19, parlano i pediatri: "I nostri studi nei condomini, sicurezza impossibile"

Lettera aperta al mondo della Sanità di Maria Pia Graziani medico responsabile del Comitato scientifico Cipe (Confederazione italiana pediatri) del Lazio

"Per noi pediatri è difficilissimo, se non impossibile con le attuali linee guida, individuare i positivi al Covid-19, a causa della grande difficoltà di poter eseguire nei nostri studi tamponi in tempo reale". Inizia così la lettera aperta al mondo della Sanità di Maria Pia Graziani, medico responsabile del Comitato scientifico Cipe (Confederazione italiana pediatri) del Lazio. Da metà ottobre è infatti possibile eseguire i test antigenici di accertamento del Covid presso gli studi dei pediatri. 

L'ostacolo principale per Graziani riguarda l'impossibilità di creare due percorsi distinti: "Nei nostri studi è del tutto aleatoria, salvo poche eccezioni, poiché inseriti in condomini privati. Questo non significa non voler assumere le proprie responsabilità, ma voler perseguire sempre il bene delle famiglie con competenza e parametri di sicurezza per tutti".

Per Graziani "sarebbe molto più utile moltiplicare e rendere ancor più capillare le postazioni drive-in all’aperto dove possa operare personale sanitario medico ed infermieristico preparato ad hoc in modo da ottenere diagnosi rapide e in totale sicurezza".

I pediatri hanno ricevuto critiche che, per Graziani, "non crediamo proprio di meritare". E aggiunge: "Qualcuno ci spiegherà un giorno perché nessuno a livello politico, regionale o nazionale, ha mai ascoltato la nostra voce, le nostre obiezioni, le nostre proposte e richieste. Il Covid-19 nasce dal territorio che conosciamo bene, non vola sopra le teste coronate".

Continua: "Come pediatri di famiglia abbiamo dovuto inventare un tipo di assistenza che non c’era in nessuna parte del mondo, e questo senza il sostegno di linee guida o altro, ma basandoci solo sulla nostra preparazione e sull’ascolto continuo delle necessità familiari". I pediatri sono "stati sempre i maggiori promotori delle vaccinazioni, contribuendo anche alla elaborazione del calendario per la vita.
Abbiamo fatto della “cultura pediatrica” un fatto fruibile per tutti e non solo per pochi eletti. Attraverso la formazione abbiamo potuto far sentire la voce delle famiglie di cui conosciamo disagi e difficoltà, facilitatori anche in questo senso
".

Una modalità di lavoro che è stata stravolta dall'epidemia di Coronavirus. "In questo periodo abbiamo ulteriormente modificato le nostre modalità lavorative infatti, oltre a svolgere l'usuale nostro lavoro (bilanci salute, visite programmate, controllo dei cronici), abbiamo facilitato le famiglie in percorsi spesso poco chiari e complessi. Dare spiegazioni, consigli, tracciare i positivi, disporre quarantene ed isolamenti fiduciari, certificare o meno la possibilità dei nostri pazienti di rientrare in comunità in sicurezza, con oggettive difficoltà di comunicazione con i vari dipartimenti pubblici, costituisce ormai la nostra attività prevalente".

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