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Sapienza, studenti occupano simbolicamente il Lucernario: "La neo rettrice imprima una svolta"

La denuncia: "Ci viene raccontato che gli spazi del nostro ateneo non sono sufficienti per garantire un rientro in sicurezza"

Dopo lo sgombero di ieri del Cinema Palazzo di San Lorenzo, questa mattina un gruppo di studenti dell'Università La Sapienza di Roma ha simbolicamente occupato uno spazio abbandonato all'interno della città universitaria. "Lo avevamo preannunciato, il tempo sta finendo e l’ora di pretendere risposte è arrivata", hanno scritto in una nota.

"Qualcuno lo ricorderà con il nome di Lucernario. Così era stato chiamato dai tantissimi giovani che nel 2013 lo avevano occupato rendendolo uno spazio di studio e socialità. Al suo sgombero nell’estate del 2014, lo stabile è stato distrutto e di fatto resta da più di cinque anni inagibile. Questo è il simbolo di una politica universitaria che da una parte ci racconta che non esistono spazi da mettere a disposizione degli studenti e delle studentesse e che dall’altra distrugge interi stabili pur di non dare spazio all’autorganizzazione degli studenti", continuano.

Ai tempi del Coronavirus il problema degli spazi non è secondario: "Ci viene raccontato che gli spazi del nostro ateneo non sono sufficienti per garantire un rientro in sicurezza, eppure questo spazio è solo uno dei tantissimi stabili abbandonati di proprietà della Sapienza. È proprio su questa amministrazione universitaria che pretendiamo risposte. Ci chiediamo come sia possibile che di fronte ad un evidente mancanza di spazi di studio e socialità, l’università continua a rispondere con una chiusura impacciata e senza spiegazione". Gli studenti parlano di "primo passo" e chiedono alla neo rettrice Antonella Polimeni "una svolta amministrativa nei fatti".

Le rivendicazioni non si fermano agli spazi. Ieri era la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, così la rivendicazione degli studenti ha riguardato anche questo aspetto: "Vogliamo che la nuova rettrice prenda una posizione netta sulle centinaia di casi di violenza perpetrati in tutte le facoltà. E se prendere posizione è sinonimo di agire pretendiamo oggi che vengano aperti sportelli antiviolenza e un consultorio dentro la città universitaria, che vengano aperte aule studio e spazi di aggregazione e socialità, perché un’università dove gli studenti non possono entrare, non è".

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