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Dieci anni di Cinema Palazzo occupato: dalla battaglia contro il casinò ai pacchi alimentari

Lo spazio culturale e sociale era stato occupato il 15 aprile 2011. Il 15 ottobre 2019 un tentativo di sfratto. Poco più di un mese fa, il taglio del tiglio

Dopo quasi dieci anni di attività, questa mattina, San Lorenzo si è svegliato senza il Nuovo Cinema Palazzo. Era il 15 aprile 2011 quando residenti del quartiere, artisti, attivisti degli spazi sociali e delle associazioni e studenti decisero di entrare nello stabile per bloccare il progetto di trasformarlo in una sala slot. Proprio quel giorno, a Gaza, veniva ritrovato il corpo senza vita di Vittorio Arrigoni, al quale è stata dedicata la sala. Da allora il Nuovo Cinema Palazzo è stato attraversato da migliaia di persone.  

Sul sito di presentazione dello spazio, gli attivisti, lo descrivono come un “luogo del possibile”. E in effetti, dentro a quelle mura, la protesta di un quartiere contro un progetto speculativo si è da subito ibridata con la spinta di artisti e lavoratori dello spettacolo di riprendersi spazi per la produzione culturale indipendente. Mentre si organizzavano spettacoli, concerti e proiezioni, mentre la sala diventava quella fucina culturale che qualche anno più tardi sarebbe stata conosciuta da tutto il mondo per uno dei suoi animatori, il Marcello Fonte miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2018, tanti altri soggetti hanno continuato ad abitare quello spazio. A partire dai residenti del quartiere, tra laboratori per bambini e spazi aperti ad associazioni e comitati per progettare iniziative e mobilitazioni, fino ad arrivare alle assemblee degli spazi sociali della città e dei movimenti.

Negli anni sono stati molti, inoltre, i dibattiti e i seminari organizzati tra quelle mura, spesso costruiti in cooperazione con università e altre istituzioni culturali della città. Fino ad arrivare agli ultimi mesi, travolti dalla pandemia, quando a prevalere è stato il carattere solidale delle realtà che da sempre lo hanno animato: era uno dei luoghi di raccolta dei pacchi alimentari per le famiglie rimaste senza reddito. Il Cinema Palazzo si è sempre presentato come uno spazio aperto. Un “catalizzatore”, ha detto ieri in piazza un residente di San Lorenzo, in grado di mettere in relazione soggetti diversi.

Per aver occupato lo stabile, nel 2017, sono finite a processo 12 persone, tra le quali l’attrice Sabina Guzzanti e l’ex deputato del Pd, Marco Miccoli. Pochi mesi prima, era il 15 maggio 2020, una Virginia Raggi candidata sindaca entrava nello stabile occupato per partecipare a un incontro elettorale sull’uso del patrimonio pubblico in città e sul destino degli spazi sociali nati in immobili comunali, messi in difficoltà da una delibera dell’amministrazione Marino e posti sotto sgombero dal commissario Tronca. A distanza di cinque anni, nonostante quella promessa, l’amministrazione Raggi non è ancora riuscita ad approvare un regolamento che sistemi quella situazione.

Nel luglio del 2019 il Cinema Palazzo è comparso nella lista stilata dalla Prefettura degli immobili da sgomberare (in quel documento, per la cronaca, il nome del posto era sbagliato: ‘Spazio 32’, probabilmente in riferimento a via dei Volsci 32). Non era però in cima alla lista, stilata sulla base di una serie di parametri tecnici. Negli ultimi mesi, però, la pressione della proprietà per lo sgombero si è fatta sempre più forte. Il 15 ottobre del 2019 si è verificato un primo tentativo di sfratto da parte dell’ufficiale giudiziario, accompagnato dagli avvocati della proprietà, vigilantes privati e un fabbro che aveva saldato alcuni ingressi. Il blitz non è riuscito. Da quel giorno è scattata anche la campagna “Chi disprezza sgombera”, sostenuta da migliaia di cittadini e da molti nomi conosciuti dello spettacolo, da Fonte a Germano e Dell’Arti.

Nel frattempo viene aperta una trattativa tra la proprietà, il II municipio e la Regione per tutelare l’esperienza. Tra le ipotesi in campo c’era anche l'acquisizione degli spazi, direttamente o con una permuta con altre proprietà. Non c’è stato il tempo. Nelle scorse settimane la pressione verso gli occupanti si è concentrata sulle fioriere esterne, posizionate per delimitare un piccolo spazio all’aperto, usato come aula studio o come spazio di gioco per bambini in una piazza soffocata dalle auto. Il 14 ottobre 2020 operai del Comune accompagnati dalla polizia locale sono arrivati con le motoseghe per tagliare il tiglio cresciuto tra il cemento della piazza, un vero e proprio simbolo. Era un avvertimento: poco più di un mese dopo sono arrivati i blindati per lo sgombero. 

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