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Non basta la bandiera rossa: la vita dei bagnini fra spiagge affollate, poche risorse e bagnanti imprudenti

In un'estate torrida in cui i morti in mare o sulla spiaggia sono stati 9 in meno di due mesi, abbiamo chiesto a chi è responsabile della sicurezza di chi frequenta i litorali la loro giornata tipo e le difficoltà più grandi da affrontare

Nove morti sulle spiagge laziali in meno di due mesi, nove uomini deceduti per malori o sorpresi dalla forza delle onde e annegati. In questa estate torrida, con temperature da record e litorali affollati per sfuggire all’afa, il tema della sicurezza è diventato centrale così come il ruolo di chi le spiagge le presidia dalla mattina alla sera, cercando di prevenire situazioni di pericolo e intervenendo in caso di necessità, spesso salvando vite: i bagnini.

Da Ostia a Maccarese passando per Ardea, Civitavecchia e Ladispoli, gli assistenti bagnanti devono pattugliare chilometri su chilometri di costa, e lo sguardo - soprattutto sulle spiagge libere - non resta sempre inchiodato al mare, ma deve spaziare anche sulla spiaggia per far rispettare il regolamento con cui il Campidoglio stabilisce le regole per la fruizione: per citarne alcune, niente persone entro i 5 metri dalla battigia, no a tende o cani, no a racchettoni e pallone vicino ad altri bagnanti che potrebbero venirne disturbati. E poi tutte le regole legate all’emergenza covid, prima tra tutte il divieto di feste e assembramenti. Elementi che, alla luce della tragedia, vanno considerati.

“Per chi mi vede nei giorni tranquilli, seduto all’ombra a guardarmi intorno, potrebbe sembrare che non faccia nulla. La realtà è che ogni giorno io e i miei colleghi abbiamo la responsabilità di centinaia di persone, e che basta pochissimo per trasformare un tuffo in una tragedia”. Silvano Terenzio fa il bagnino ai Cancelli, uno dei punti del litorale di Ostia più affollato e frequentato. È assistente bagnante in spiaggia libera, il che significa che lavora 90 giorni sui 153 di stagione balneare: nei giorni feriali di maggio, giugno e settembre il servizio è assicurato soltanto nei fine settimana. Le spiagge di contro sono frequentate ogni giorno e con assiduità, non solo ad agosto, ed è inevitabile che vi possano essere conseguenze.

La giornata tipo di un bagnino sul litorale

“Le condizioni in cui lavoriamo potrebbero essere migliorate, specialmente sulle spiagge libere, dove l’affluenza è molto importante - spiega Terenzio, che è anche presidente della sezione laziale dell’Associazione Nazionale Assistenti bagnanti - C'è sempre molta gente che fa il bagno, e ogni postazione ha un solo assistente bagnante. Quando se ne occupava il Comune con i dipendenti comunali ognuna ne aveva minimo due. L'ordinanza della Capitaneria di Porto stabilisce inoltre che uno è il numero minimo, invece è la regola".

La giornata tipo di un bagnino che pattuglia la spiaggia libera inizia alle 9: si apre la postazione e si inizia a controllare lo specchio d’acqua antistante e anche la spiaggia, perché “noi ci troviamo davanti a problematiche che negli stabilimenti non si verificano perché c’è spesso personale dedicato. C’è gente che beve in maniera eccessiva, che fuma, che litiga, chi gioca a pallone dove non si può, ci sono i venditori ambulanti e chi fa i massaggi. È un circo, poi dipende da spiaggia a spiaggia”.

La mole di lavoro è tanta, dunque, e non riguarda solo il salvataggio. Che comunque resta il compito più importante, in alcuni casi fondamentali, perché non è solo il recupero della persona in difficoltà, ma anche le manovre di rianimazione nel caso in cui perdesse conoscenza: “Quest’anno ne ho fatto uno solo, ho recuperato un bambino, ma lo scorso anno in 10 giorni io e il mio collega abbiamo salvato 15 persone. Mediamente sono 4-5 interventi l’anno di questo tipo, e a causarli è una serie di circorstanze. Quest’anno la maggior parte sono derivati dal mare mosso, ma lo scorso anno io e il mio collega siamo intervenuti con mare fermo perché si era creata una “buca” molto importante. È capitato un turista straniero che aveva bevuto troppo ed è caduto a faccia in giù in acqua: il mio collega l’ha visto che galleggiava. Il punto è che normalmente i salvataggi si fanno in più di un assistente bagnante, perché magari ci può servire aiuto per la rianimazione e le altre manovre  e perché quando il collega viene in aiuto lascia la postazione scoperta”.

Bagnanti incoscienti e chilometri di spiaggia libera: “I soldi? Questo lavoro si fa per passione o disperazione”

Alle difficoltà e alle responsabilità quotidiane si aggiunge il fatto che non esista a oggi un contratto specifico che tuteli gli assistenti bagnanti: “È una cosa grave, perché noi facciamo cose molto particolari e abbiamo la responsabilità di moltissime persone, che non sempre ci ascoltano. È capitato che mettessi la bandiera rossa (che indica circostanze in cui è meglio non fare il bagno perché pericoloso, ndr) ma questo non impedisce ai bagnanti di buttarsi in acqua. E se succede qualcosa, anche se c’è bandiera rossa, devi comunque intervenire. In più dal punto di vista economico non è un lavoro remunerativo: la stagione balneare dura sempre meno, anni fa avevamo la disoccupazione che aiutava, invece anche quella si è ridotta. Lo scorso anno ho preso mille euro di disoccupazione: questo lavoro lo fanno i disperati - conclude sorridendo amaro - o chi lo ama in maniera viscerale, che è il mio caso”.

Alan Stoian lavora anche lui a Ostia, ma in una spiaggia libera attrezzata. Lo scorso anno il suo nome è balzato sulle prime pagine di tutti i giornali per avere salvato un 14enne che è rimasto privo di conoscenza per quasi un quarto d’ora. Stoian per tutto il tempo ha portato avanti la manovra di rianimazione: “Ogni 3-4 mesi vado a fare corsi di aggiornamento di primo soccorso e manovre di rianimazione con gli specialisti della Croce Rossa - spiega a Roma Today - Negli ultimi tre anni ho fatto decine di interventi, in alcuni casi ho dovuto usare le mie conoscenze e il mio addestramento. Un esempio: mi è capitato di soccorrere tre turisti inglesi, uno si è cappottato con la canoa e vi è finito sotto. Era corpulento, e per recuperarlo ho dovuto faticare. Anche per questo mi alleno ogni giorno”.

"Enorme responsabilità, i bagnini preparati sono troppo pochi"

Stoian d’altro canto è un atleta: appassionato di Spartan Race, una disciplina tra le più dure in circolazione, e si sottopone a un duro addestramento che gli è utilissimo per il suo lavoro: “A maggio, quando abbiamo iniziato, non c’era il servizio di salvataggio sulla spiaggia libera vicina a quella in cui lavoro io. Ma se vedi una persona in difficoltà che cosa fai, non intervieni?”.

L’ultimo salvataggio un mese fa, quando i bagnini in servizio sulla spiaggia libera si sono buttati in acqua per soccorrere una famiglia in difficoltà: “Da soli non ce l’avrebbero fatta, dovevo intervenire anche io. Lo scorso anno se non fossi intervenuto quel ragazzo sarebbe probabilmente morto. Per fare quello che facciamo noi ci vuole allenamento e addestramento. Io sono molto fortunato, perché i titolari dello stabilimento in cui lavoro non vogliono che faccia altro, solo guardare il mare. E mi posso concentrare solo su quello”.

Anche in una spiaggia libera attrezzata molti interventi derivano da imprudenza o per decisioni avventate: “La gente non ti dà retta - conferma Stoian - le persone mangiano, bevono e si buttano in acqua. Una delle scorse sere un uomo completamente ubriaco voleva buttarsi: gli ho detto che se si fosse mosso avrei chiamato i carabinieri, e l’ho tenuto d’occhio tutto il tempo per evitare che si tuffasse. Le persone non si accorgono quando il mare è agitato, o pensano di potersela cavare senza problemi. Poi, va detto, ci sono anche colleghi che non sono in grado di fare questo mestiere: io penso sia importante che ogni due o tre anni ci si sottoponga a nuovi esami per rinnovare il patentino, come accade in America. Per tutelare le persone e noi che facciamo questo lavoro”.

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