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La morte silenziosa di Gerard Lutte, il parroco dei baraccati e della lotta per la casa cacciato dai Salesiani

Si è spento a 94 anni il religioso che negli anni '70 si schierò dalla parte degli operai di Prato Rotondo, zona Val Melaina-Prati Fiscali. Chiedevano case che non avevano, nonostante le costruissero

Quando decise di trasferirsi nel borghetto dei baraccati, tra Val Melaina e Prati Fiscali, Gerard Lutte iniziò senza saperlo ad allontanarsi dalla congregazione dei Salesiani. La sua scelta di mettersi dalla parte degli ultimi, in rivolta per il diritto alla casa, lo fece uscire dalle grazie dei suoi stessi fratelli e da quel momento divenne un prete di strada. Lutte, nato in Belgio, si è spento a 94 anni lo scorso 10 luglio nel quartiere della Magliana. 

Gerard Lutte il prete dei baraccati

La sua storia non la conoscono in molti, ma è una storia lunga che ci mischia con quella di Roma e del suo sviluppo urbanistico e sociale. Gerard, originario della cittadina di Genappe in Belgio, classe 1929, diventò prete a 28 anni e da salesiano inizia a insegnare psicologia all'ateneo fondato nel 1940 e con sede al Nuovo Salario, in quello che oggi è il III municipio. E' in quegli anni che si imbatte nei baraccati, nelle realtà di estrema povertà e disagio frutto del Secondo Dopoguerra. 

Il "borghetto" di Prato Rotondo e la lotta per la casa

Gerard Lutte a Prato Rotondo nel 1971

Tra Val Melaina e via dei Prati Fiscali, infatti, esisteva un "borghetto", popolato da circa 1.500 persone. Quasi tutte famiglie di operai edili che iniziavano a costruire la Roma del futuro, quella che anche lì intorno si popolava di palazzoni dove prima c'era solo campagna. Costruiscono case a pochi metri da loro, ma non hanno una casa vera. E così nel 1966 Lutte decide di andare a vivere con loro e unirsi nella lotta per avere un tetto sulla testa come si deve, per avere acqua corrente, elettricità, una cucina. Nel 1971 i Salesiani lo allontanano non solo dall'insegnamento, ma anche dalla congregazione. Di lì a poco, però, i baraccati di Prato Rotondo ottengono la tanto agognata casa, anche se dall'altra parte di Roma. Alla Magliana. "Non ho voluto andarmene, ho deciso di restare qui - raccontava don Luttein un servizio televisivo dell'epoca, custodito dall'Archivio Luce - perché credo che il compito di un cristiano sia quello di stare accanto a queste persone, ho prima di tutto il dovere di ubbidire ai poveri, di stare con loro e partecipare alle loro lotte". 

LA STORIA DI DON SARDELLI - Don Roberto Sardelli, il "prete dei baraccati" 

Il trasferimento alla Magliana e l'impegno in America Latina

Lutte segue i "suoi" baraccati e va alla Magliana, dove fonda il Circolo di Cultura Proletaria. Non predica messa ufficialmente (perché gli è stato impedito), ma si dà da fare per i diritti, nelle lotte sociali, in un quartiere nato popolare e che così rimarrà per decenni. Nel frattempo ottiene una cattedra di Psicologia dell'età evolutiva alla Sapienza e inizia a viaggiare nell'America Latina: Nicaragua e Guatemala soprattutto, lì dove fonda il Movimento del giovani di strada (Mojoca), con il quale dà manforte all'associazione Amistrada. Il 10 luglio 2023 Gerard Lutte è morto proprio alla Magliana, a 94 anni. Quasi sessanta di questi li ha spesi con i poveri, in Italia e nel Mondo. 

C'era una volta la baraccopoli dei Parioli: così vivevano gli immigrati italiani prima delle Olimpiadi del 1960

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