Via Scorticabove, rifugiati ancora in strada: "Il Comune ci vuole sgomberare"

L'allarme lanciato dai migranti: "Baldassarre vuole allontanarci anche dalla strada"

Rifugiati accampati

Un altro sgombero in via Scorticabove? Hanno paura i 120 rifugiati sudanesi allontanati il 5 luglio da un immobile dove vivevano da 13 anni, ora finiti in strada. Perché dai tavoli istituzionali in corso da un mese per venire incontro alle richieste degli sfollati (non dividere la comunità), emergono due notizie: una buona e una cattiva. La prima: "L’assessora - raccontano - si è dimostrata disponibile in merito alla fattibilità di una co-progettazione finalizzata all’assegnazione, tramite bando o convenzione, di un bene pubblico in auto-recupero alla nostra comunità".

E' quello che stanno proponendo i migranti, dopo aver rifiutato i posti letto offerti dal Comune nel circuito ordinario di accoglienza: un progetto di cohousing e autorecupero su un immobile pubblico, dove poter proseguire il modello di integrazione e autogestione portato avanti negli anni. E dal Campidoglio, sul punto, c'è stata un'apertura e una richiesta di parere all'Avvocatura

Ma in contemporanea sarebbe stata manifestata da Baldassarre l'intenzione di sgomberare comunque i rifugiati dalla strada, a suo dire a seguito di segnalazioni da parte della cittadinanza. E' forte il timore che le pattuglie della polizia di Stato possano arrivare nelle prossime ore. "Dubitiamo fortemente che ci possano essere state richieste di sgombero da parte di una cittadinanza che, al contrario, ci sta dimostrando tutta la propria solidarietà" scrivono i migranti in un comunicato stampa, evidenziando poi come "un imminente sgombero comporti un evidente cortocircuito".

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"La stessa assessora Baldassare - proseguono - ha evidenziato come la risposta solo emergenziale a problematiche strutturali porti esclusivamente a un vicolo cieco. Per questo se l’istituzione (come ha affermato) riconosce l’enorme valore sociale della nostra esperienza di autogestione tanto da dimostrarsi disponibile ad un percorso di co-progettazione finalizzato all’assegnazione di un bene, come può poi quella stessa istituzione non tutelarci dinanzi a uno sgombero oramai dato per certo?"

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