La Regione Lazio paga ma il carico sparisce: così 10 milioni di mascherine sono svanite nel nulla

L'affidamento diretto a metà marzo a una ditta di produzione di lampadine di Roma, per un totale di 35 milioni di euro di impegno di spesa. L'interrogazione di FdI in regione

Mascherine (FOTO ANSA)

Un preziosissimo carico di 10 milioni di mascherine mai arrivato a destinazione e pagato con un anticipo di oltre 11 milioni di euro di fondi pubblici ancora da restituire. Ha i contorni del giallo la vicenda che interessa una partita di dispositivi di prevenzione anti coronavirus destinata alla regione Lazio e ora finita all'attenzione del consiglio regionale, oggetto di un'interrogazione urgente dell'esponente di Fratelli d'Italia, Chiara Colosimo. Ma andiamo con ordine. 

Siamo a metà marzo, le mascherine per chi lavora nelle corsie degli ospedali sono già un'urgenza impellente. L'Agenzia regionale della Protezione civile sceglie una ditta che assicura, sulla carta, i tempi di consegna più rapidi possibili. Una decina di giorni. Entrando nel dettaglio, e stando ai termini contrattuali fissati nelle apposite determinazioni dirigenziali di cui RomaToday è venuta in possesso, le tre distinte forniture di mascherine FFP2 (a 3,60 euro l'una), FFP3 (a 3,90 euro l'una) e chirurgiche (a 0,58 centesimi l'una) dovevano essere spedite entro il 18 marzo e fatte arrivare a destinazione in più tranche entro il 30.

A consegnarle una ditta scelta tramite affidamento diretto, produttrice di lampadine e materiale elettrico all'ingrosso con sede a Roma e come socio al 49% un cittadino domiciliato nella città cinese di Ningbo. Il tutto per un impegno di spesa totale di 35 milioni e 819 mila euro e un anticipo già versato sulle prime due partite di 11 milioni e 346mila.

L'azienda però non solo non rispetta i termini fissati per l'arrivo delle mascherine rinviando continuamente la data di consegna nonostante i solleciti a mezzo pec. Secondo la ricostruzione dell'ente regionale, fornisce il numero di volo di un aereo che dovrebbe trasportare il carico. Su quel volo però non c'è niente. Nemmeno l'ombra di una mascherina. Da qui la corsa ai ripari. La revoca del contratto con richiesta di restituzione del 50% anticipato e come penale la cifra nel frattempo elargita a un'altra azienda subentrata nell'affidamento: 730mila euro, un costo decisamente più basso, per la stessa tipologia di fornitura. In parallelo la minaccia di ricorrere in tribunale in caso di inadempimento. 

Sul caso la consigliera regionale Chiara Colosimo (Fratelli d'Italia) ha presentato un'interrogazione urgente al presidente Nicola Zingaretti. "Vogliamo sapere se i ritardi nel dotare il personale sanitario dei dispositivi sia collegato alle inadempienze della srl  e quanti medici e infermieri hanno eventualmente pagato questa negligenza" commenta Colosimo. "Vogliamo anche capire se la Regione Lazio si è già attivata per segnalare all’Autorità Giudiziaria le gravi inadempienze della società, se c'è qualche responsabilità, all’interno dell'amministrazione regionale, nell'affidamento alla ditta e quali criteri sono stati adottati nella scelta di una fornitura così importante per la salute dei nostri medici (con un importo economico elevatissimo) e se l’amministrazione ha verificato la solidità e affidabilità dell’azienda". Tra le richieste urgenti che aspettano risposta, anche "se sia stata effettuata una verifica sulla congruità del prezzo unitario delle mascherine visto che, con successivi atti dirigenziali, l'agenzia regionale della Protezione Civile ha provveduto ad affidamenti simili con importi unitari molto più bassi". 

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La replica della Regione

"È bene premettere che non ci troviamo davanti a nessuna truffa" commenta la regione Lazio in una nota. "L'azienda al momento non è stata in grado di adempiere a due delle tre forniture richieste e per questo è stata avanzata l'immediata richiesta formale di restituzione dell'anticipo. La società non è sparita nel nulla ma è quotidianamente in contatto con la protezione civile. Quanto sopra, per altro, trova piena corrispondenza con gli atti amministrativi adottati dalla protezione civile e che rivelano, oltre a quanto diffuso nell'interrogazione (della consigliera Colosimo, ndr), la realtà dei fatti e la piena legittimità delle procedure seguite".

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