Mario Brega: 26 anni fa l'addio. L'attore sopravvive nel Pantheon della romanità

Nonostante sia trascorso più d’un quarto di secolo i romani non hanno dimenticato Florestano “Mario” Brega. Interprete di personaggi minori, dai film di Leone a quelli di Verdone, ha regalato al cinema interpretazioni indelebili

Brega in una scena del film "Borotalco"

Ventisei anni senza Mario Brega. Il 23 luglio del 1994 a piazzale della Radio, nel suo appartamento, l’attore romano veniva stroncato da un infarto. All’età di settantun anni si spegneva così una delle figure più iconiche della Capitale.

Da Leone a Verdone

Mario Brega, all’anagrafe Florestano Brega, è stato per almeno un decennio interprete di personaggi che hanno contribuito all’estrema popolarità di Carlo Verdone. All’attore e regista romano era stato però presentato dal compianto Sergio Leone che, spesso, lo aveva scelto per interpretare piccoli ruoli nei suoi indimenticabili film.

Le prime interpretazioni

Brega è stato lo sfregiato e spietato  braccio destro di Gianmaria Volontè, nel film “per qualche dollaro in più”. Ha interpretato il terribile maresciallo nordista nel “Buono il Brutto ed il Cattivo” ed ha recitato anche nel capolovoro “C’era una volta in America”. Vestiva, in quell’occasione, i panni del gangster incaricato di uccidere Robert De Niro. Senza barba e con qualche chilo in meno, è quasi impossibile riconoscerlo. Ma poichè ha iniziato a frequentare gli studi di Cinecittà già negli anni Cinquanta, nella sua lunga carriera Brega ha recitato anche con Nanni Loy, Duccio Tessari, Dino Risi, Ettore Scola.

Gli ultimi film

Non c’è alcun dubbio però che, un posto speciale nell’immaginario collettivo, Brega se l’è ricavato con le pellicole a cui ha partecipato sul finale di carriera. E quindi con Carlo Verdone che lo ha reso celebre come caratterista. E stato “Il Principe”, il camionista impegnato a fare un’iniezione alla Sora Lella con  “sta mano che può esse ferro o può esse piuma”. E’ stato il droghiere Augusto, padre della promessa sposa di Sergio nel film “Borotalco” in occasione del quale ha portato in scena un episodio ispirato ad una scena vera, quella del pestaggio del malcapitato a cui “frantumò le mucose” .

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Un'icona della romanità

E sempre sul filone del personaggio burbero, è stato l’incalzante padre dell’Hippy Ruggiero in “Un sacco bello”, in cui ha regalato infinite perle. Com’è stato per la scena in cui, accusato d’essere “fascio”, ha replicato gridando “so comunista così, io”. Una battuta non prevista nel copione, totalmente improvvisata. Impossibile da dimenticare. Come del resto, per i romani, è stato Mario Brega. Un genuino ed indimenticabile rappresentante di questa città. 
 

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