Il nuovo Macro sarà il Museo dell'immaginazione preventiva, Lo Pinto: "Pensato come un magazine"

Il nuovo progetto verrà inaugurato il 3 ottobre. Dal 24 aprile al 4 luglio una mostra transitoria

Chiusa la stagione del Macro Asilo di Giorgio De Finis, lo spazio di via Nizza diventerà il Museo per l'immaginazione preventiva con il nuovo direttore artistico, Luca Lo Pinto. Il progetto è stato anunciato lunedì scorso presso la struttura ma prima di vederlo partire bisognerà aspettare fino al 3 ottobre 2020, giorno previsto per l'apertura. Nel frattempo il museo resterà chiuso fino al 24 aprile per il riallestimento e un restyling delle sale, poi aperto fino al 4 luglio per una fase transitoria in cui i visitatori osserveranno il museo "riportato alla sua condizione neutra" e di nuovo chiuso fino alla data di inaugurazione.

Il Museo per l'immaginazione preventiva, omaggio quell'Ufficio per l'immaginazione preventiva idegli artisti Carlo Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca, è pensato come un magazine tridimensionale che distribuisce le sue rubriche in ogni suo spazio, "creando una griglia di impaginazione aperta a contenuti eterogenei e all'improvvisazione". Il loro è un polpo azzurro su sfondo argentato. Lo Pinto, classe 1981 e già curatore della del museo di arte contemporanea di Vienna Kunsthalle Wien, lo ha scelto come "logo non logo" per il suo Macro: "Una figura insieme familiare e perturbante che ricorda l'idea di metamorfosi".

Questo nuovo progetto non prevede l'esposizione della collezione permanente del museo, che conta 1.200 opere tutte conservate nei depositi, inaccessibili per motivi di sicurezza. "Al loro posto ho chiesto alla fotografa Giovanna Silva di realizzare una serie di immagini delle opere e degli spazi", ha spiegato Pinto. "Questa serie di fotografie rappresenterà una meta-collezione predisposta ad accogliere un nuovo nucleo di opere di giovani artisti italiani che potrebbero diventare parte della collezione del Museo", ha continuato Pinto che per il suo mandato triennale (fino al 2022) riceverà 700mila euro all'anno da Palaexpo, l'istituzione culturale capitolina che lo gestisce. Proprio come il Macro Asilo, il Museo per l'immaginazione preventiva non avrà un biglietto e quindi un costo d'ingresso.

Il progetto di Lo Pinto non pensa a un contenitore di mostre ma risponderà all'idea di "arte espansa in grado di abbracciare diverse discipline". Un disegno che "risponde allo spirito del tempo" ha spiegato Lo Pinto "cercando di accompagnare questo processo verso una direzione il più possibile radicale". Da qui l'idea del Magazine tridimensionale e delle sue rubriche che "aiuteranno i visitatori a orientarsi in questi 10mila metri quadrati". Così, la fluidità dell'ex fabbrica della Peroni trasformata in un museo dall'architetta Odile Decq diventerà una "sorta di schema di impaginazione su cui innestare contenuti sempre nuovi e diversi".

La programmazione "non sarà scandita solo dalle mostre, ma da una serie di formati: i due piani dell'ala vecchia saranno occupati dalle due rubriche di 'Mono', dedicato alle monografie interdisciplinari, e 'Medium', in cui avranno spazio la musica, l'editoria e la pratica artistica, a cui è dedicata una sorta di Palestra. E poi 'Solo/Multi' dedicato a mostre monografiche e alcune collettive e 'Agorà', lo spazio che accoglierà incontri e dibattiti. Il corpo centrale del Museo sarà riservato alla collezione di circa 1.200 opere che si trovano a livelli sotterranei. La scelta di Lo Pinto sarà quella di riportare alla luce la collezione e mostrare i depositi attraverso le immagini, rendendo il patrimonio artistico del Macro una "metacollezione". Il tutto, in uno spazio unico di 500 metri quadrati scandito dalle fotografie ingrandite delle opere e stampate su tutte le pareti.

"Diventerà un ambiente molto immersivo" ha detto Lo Pinto "sarà un palinsesto per accogliere l'arte italiana delle nuove generazioni in una sorta di ibrido tra una collezione in progress e una mostra che si alimenta dai suoi contenuti". Non una privazione della collezione, "ma una riflessione sullo status dell'opera d'arte mediata dalle immagini e anche un arricchimento, perché" ha detto il direttore artistico "sto cercando ulteriori risorse per il mio obiettivo che è di implementare la collezione attuale esclusivamente con opere di arte italiana delle nuove generazioni".

Nell'attesa dell'apertura definitiva in programma il 3 ottobre 2020, il Macro dopo i lavori di restyling riaprirà il prossimo 24 aprile con una mostra-manifesto che si chiamerà Editoriale. "Presenteremo questi spazi in una dimensione il più possibile neutra per dare la possibilità ai visitatori di guardarli di nuovo. In questo paesaggio le opere che presenteremo saranno interventi che daranno la visione del museo. Sarà una riflessione su Roma e la sua architettura, una mostra evocativa che darà il sapore di ciò che verrà svelato a ottobre", ha raccontato Lo Pinto.

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Per Cesare Pietroiusti, presidente Palaexpo, "salvaguardare la cultura e la ricerca contemporanea come bene pubblico è un tema di grande importanza". Per la sovrintendente di Roma Capitale, Maria Vittoria Marini Clarelli, "l'idea di Lo Pinto è quella di avere una collezione sotto i piedi, nel deposito di un museo, sul quale i visitatori camminano consapevolmente". Il vicesindaco con delega alla Crescita culturale, Luca Bergamo, ha commentato così: "La condivisione delle esperienze culturali, in cui l'elemento dell'immaginazione anticipa quello razionale, è capace di costruire relazioni fondamentali perché accompagnano lo sviluppo di attitudini diverse. Tutta la politica culturale fatta in questi anni a Roma parla di questo: una spinta a trasformare i musei in uno spazio pubblico. L'esperienza di Giorgio De Finis con il Macro asilo è stata fondamentale per creare le condizioni di libertà necessarie per quello che viene oggi".

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