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Ludopatia, Roma e il Lazio tornano ai livelli pre-Covid. E si gioca di più online

Oltre 11,5 miliardi di euro il volume di gioco. Per le aziende significa fatturare quasi 900 milioni. Per il 2022 ci si aspetta un incremento del 30% rispetto allo scorso anno

Quanto si gioca a Roma e nel Lazio? Ed è corretto chiamarlo "gioco"? E quanto influirebbe una legge regionale a tutela delle fasce di popolazione più debole, senza le modifiche approvate dal consiglio a luglio scorso? Durante l'ultimo convegno organizzato dalla Conferenza episcolpale del Lazio, sul tema della ludopatia, i numeri emersi tratteggiano nel dettaglio un quadro allarmante, destinato a peggiorare. Lo scorso anno solo nella nostra regione sono stati puntati 11 miliardi e 568 milioni di euro, 2.019 per ogni abitante. Quando saranno disponibili i dati, emergerà che nel 2022 saranno stati circa 15. 

Nel Lazio i concessionari del gioco guadagnano quasi 900 milioni di euro

Un volume d'affari consistente per l'industria del settore, che come emerge dal rapporto - commentato anche dal vescovo ausiliare di Roma, l'ex direttore Caritas Benoni Ambarus - ha generato 839.294.000 euro di profitti, grazie a 378 sale gioco dislocate nelle 5 province con 5.700 slot machine installate. Ma non solo. Perché il "gioco", come spiega il sociologo e membro della consulta antiusura nazionale, Maurizio Fiasco, si divide in due grandi comparti: quello tramite i punti di raccolta fisica (sale scommesse, sale slot, videolottery dislocate nei bar, vendita di gratta&vinci) e quello a distanza, definito genericamente online. "Due filiere molto diverse - prosegue a RomaToday - perché la prima è particolarmente lunga, coinvolgendo dall'utente all'esercente, il concessionario, lo Stato. La seconda praticamente non esiste, perché è una relazione tra utente e concessionario che è lo stesso ad avere le tecnologie a disposizione per erogare il gioco online". 

Gioco fisico e gioco online, si è invertita la tendenza dal 2019 al 2021

Gioco fisico e gioco online, complessivamente, nel 2021 hanno registrato un incremento di 3 miliardi e 22 milioni di euro rispetto al 2020, facendo tornare gli affari per le aziende concessionarie ai volumi pre-Covid, cioè al 2019. Ma il trend, avverte Fiasco, è cambiato: "Nel 2019 abbiamo registrato 7 miliardi e 600 milioni di volume di gioco sul territorio laziale, nei distributori fisici. Mentre il gioco online ha visto un volume di 4 miliardi e 42 milioni di euro - fa sapere - . Poi c'è stato il calo dovuto al lockdown e alle restrizioni, ma quando si è tornati ad uscire liberamente, ecco che nel 2021 abbiamo avuto un giro praticamente invariato rispetto a 3 anni fa, con la differenza che la modalità a distanza ha superato quella in presenza: 7 miliardi e 173 milioni di euro contro 4 miliardi e 395 milioni di euro". 

Nel 2022 possibile un incremento del 30%: "5 miliardi e mezzo in più del 2015"

E come sottolinea ancora Fiasco "le proiezioni sul 2022, in scala nazionale, dicono che dobbiamo aspettarci un incremento del 30% complessivo, che possiamo riportare nel Lazio e quindi aspettarci circa 15 miliardi di euro". Un incremento di 5 miliardi e mezzo rispetto al 2015, quando nella nostra regione vennero giocati 9 miliardi e 343 milioni tra rivenditori fisici e online: "Ma ne sapremo di più a ottobre prossimo - tiene a specificare l'esperto - perché al momento dati ufficiali dai Monopoli non ne abbiamo ancora". 

L'esperto: "Non chiamiamola spesa, è una perdita di denaro"

Per Fiasco anche il lessico è importante: "Si parla spesso di 'spesa' - prosegue - relativa a quanto viene giocato dalle persone. Ma qui non si comprano beni, non si va al cinema o a una partita di calcio, piuttosto si perdono dei soldi. I soldi puntati sono persi, nel tentativo di ottenere un premio. E poi si descrive anche come 'raccolta' la cifra puntata, dando un'accezione positiva: non è così. C'è una bella differenza tra dire che si spendono soldi e dire che vengono puntati". E ancora: "La liberalizzazione non esiste, è falso - rincara - perché il tema è che lo Stato concede agli operatori la possibilità di sfruttare un monopolio in cambio di un onere: è quindi una concessione, non una licenza". 

Il Covid ha "rilanciato le motivazioni del gioco fisico, creando attitudine a quello online"

Ma come mai il "gioco" online ha preso il sopravvento su quello fisico nel giro di due anni? "E' l'effetto cumulativo tra il recupero abbondante del giocato fisico dopo il Covid - risponde Fiasco - e la continua cresce di quello da remoto. Non c'è stato effetto sostitutivo cessate le restrizioni. Il biennio pandemico ha rilanciato le motivazioni del gioco fisico, che a sua volta ha creato un'attitudine al gioco telematico. C'è poi da sottolineare l'alfabetizzazione digitale a tappe forzate, incentivata dalle distanze sociali obbligate, che ha abbassato le soglie di accesso al gioco online per quelle categorie prima escluse, come gli anziani o i meno acculturati". 

Le vie dell'azzardo a Roma, lì dove si insinua l'usura

Perché sarebbe servita la legge sul distanziometro del 2013

E ancora, l'importanza di una legge regionale come era quella del 2013, poi stravolta con il dimezzamento del distanziometro e il "salvataggio" di migliaia di attività su tutto il territorio: "Il provvedimento era importante perché ci sono ricerche internazionali e nazionali, soprattutto in regioni come il Piemonte - spiega il sociologo - dove hanno applicato il distanziometro, che spiegano che con il tempo che si deve impiegare per reperire un punto di gioco, la motivazione ad alimentare la dipendenza tende a decrescere. Più il tempo si dilata, più l’apparato cognitivo, riflessivo e l’impiego di energia intellettiva e fisica si frappongono alla propensione al gioco". In Piemonte, per l'appunto, dall'ottobre 2017 al luglio 2021 una legge sul distanziamento è stata in vigore "facendo calare nettamente la distribuzione del gioco d'azzardo - ricorda Fiasco - anche in tempi fuori dalla pandemia. Dal 1° luglio 2016 a Bergamo è in vigore un regolamento che impone pause alle attività d'azzardo in tre momenti cruciali della giornata, con la riduzione del 25% del gioco fisico e un incremento di quello online molto più modesto della media provinciale e regionale". Andando ancor di più nel locale, l'esperto fa l'esempio dell'Isola di Capri: "Nel comune di Anacapri da quasi sei anni c'è un regolamento fortemente restrittivo che ha ridotto il gioco di un quarto - conclude - rispetto al comune di Capri, dove non ci sono regole. Parliamo di due comuni identici per numero di abitanti, entrambi in un'isola. Più in generale si è visto che inibendo il fumo e l'alcol, la propensione tende a contenersi, anche se non scompare". 

Nel Lazio 180mila giocatori patologici

Nel Lazio, secondo i report più recenti, ci sono 180.000 giocatori problematici. E per problematici si intende patologici, come dicono gli inglesi. "Si tratta di persone con un indice di concentrazione delle giocate che supera la soglia patologica - spiega Fiasco - e a livello nazionale sono 1 milione e mezzo circa, all'interno di un gruppo di 5 milioni di italiani adulti che giocano abitudinariamente, con un volume di puntate quadruplo rispetto alla media pro capite degli altri". Essendo dati del 2018, sulle risultanze attuali si possono fare delle ipotesi: "La più probabile è che una parte dei saltuari sia diventata abitudinaria  - si preoccupa il sociologo - e una parte degli abitudinari sia diventata patologica. Ma l'opinione pubblica di questo non si accorge, perché la popolazione è spaccata in due: chi non gioca mai e chi invece lo fa. E i primi non vedono i secondi, che è come se stessero 'sotto' e sono invisibili".

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