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Al liceo Giulio Cesare “censurati” i corsi su aborto e identità di genere: studenti e professori in rivolta

La scelta della dirigente scolastica ha scatenato la bufera sullo storico liceo di Corso Trieste. I prof: “Non ne sapevamo niente”. Family Day: “Mancava consenso dei genitori”

Non solo proteste legate alla didattica a distanza e al rientro in classe con turni e scaglionamenti, al liceo Giulio Cesare è esplosa la rabbia degli studenti contro la “censura” che la preside avrebbe attuato nei confronti di alcuni corsi su aborto e identità di genere previsti durante la Settimana dello Studente che nel liceo di Corso Trieste andrà avanti fino a venerdì. 

Liceo Giulio Cesare: "censurati" i corsi su aborto e identità di genere

In una lettera 40 docenti si sono dissociati dalla scelta della dirigente scolastica. "Noi docenti non eravamo al corrente nè della presentazione di quei corsi da parte dei ragazzi, ne' della censura da parte della dirigente" - hanno scritto i professori. La preside, infatti, aveva attribuito la scelta di vietare i corsi al collegio dei docenti. "Ma venerdì 5 febbraio, quando si è svolto il collegio, non abbiamo discusso di questi corsi. Se ce ne fosse stata la possibilità li avremmo valutati dal punto di vista didattico, come abbiamo fatto per tutti gli altri. La nostra - ha sottolineato all’agenzia Dire la prof. Sabina Petrella - è una scuola pubblica e in quanto pubblica è plurale. Ma se la dirigenza ha agito secondo sua coscienza, ci spieghi il perchè e si faccia carico delle sue scelte senza chiamare in causa il corpo docenti, che non è stato interpellato in merito". 
 
Contro la presunta censura, a sostegno degli studenti e dei docenti anche la Flc Cgil di Rieti Roma Est Valle dell'Aniene: “Riteniamo giusto condannare ogni forma di censura o limitazione alla formazione e informazione, sosteniamo la necessità che la scuola resti luogo di confronto e dibattito sui grandi temi che interessano i nostri giovani. Nell'anno in cui si introduce apertamente lo studio dell'educazione civica nella scuola appare più che mai importante ricordare che in una democrazia come la nostra, il dibattito e il confronto, tanto più se operato ad esempio su leggi dello Stato (perchè la Legge 194 e' una legge dello stato) sono essenziali e permessi sempre e comunque". 
 
A quanto riporta il collettivo studentesco Zero Alibi nel liceo Giulio Cesare sarebbero stati impediti tre corsi in particolare: uno sul tema dell'aborto, uno su quello dell'identità di genere e uno sull'occupazione fascista dei Balcani. "Fare un corso di informazione sull'aborto vorrebbe dire, secondo la nostra dirigente scolastica, istigare le persone ad abortire" - ha scritto il collettivo sulla pagina Instagram. 

Prime Minister: "Episodio inaccettabile e pericoloso"

Eva Vittoria Cammerino, cofondatrice del progetto Prime Minister, la scuola di politica per giovani donne, ha definito l'episodio "inaccettabile e pericoloso". "Quanto accaduto in uno dei più importanti istituti superiori di Roma e' inammissibile - continua Camerino, che è anche coordinatrice dell'edizione romana di Prime Minister - nel 2021 è impensabile che si possa ancora censurare, specialmente in una scuola pubblica, la discussione libera ed aperta su temi e diritti fondamentali salvaguardati anche dal nostro ordinamento. L'aborto o la libera espressione dell'identità di genere non sono argomenti sconvenienti, ma parte integrante di una dialettica sana in un Paese democratico e rispettoso dell'individualità. Chi ritiene che questi temi debbano restare al di fuori delle mura scolastiche perchè scomodi - aggiunge Camerino - rifiuta di guardare in faccia la realtà e reitera una visione anacronistica della quotidianità e pericolosa per la donna e per la società stessa".

L'associazione Family Day: "Mancava consenso famiglie"

A schierarsi al fianco della scelta della dirigente scolastica l’associazione Family Day. “La Preside ha legittimamente invitato a riformulare il progetto, in quanto privo del requisito fondamentale del coinvolgimento/consenso dei genitori quando si affrontano progetti d’insegnamento extracurriculari” - ha spiegato il presidente Massimo Gandolfini.

“La Dirigente ha una sola responsabilità quella di aver fatto il suo dovere, applicando leggi e norme stabilite, non soggette a libera interpretazione. In questo senso troviamo immotivato, volgare e vergognoso l’attacco mediatico cui la preside è stata fatta oggetto. L’Associazione Family Day – conclude Gandolfini - in rappresentanza di milioni di famiglie italiane, in condivisione con numerose altre associazioni di genitori, nell’esprimere totale solidarietà e condivisione con la preside, auspica che all’interpellanza parlamentare promossa dall’onorevole Fratoianni in ottica di censura della condotta della Dirigente scolastica, si contrapponga una reazione da parte delle forze politiche che sostengono il principio di libertà educativa, saldamente ancorato al dettato costituzionale”.  

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