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Lazio in zona rossa, gli asili nidi e le scuole dell'infanzia privati protestano davanti al Parlamento

Strutture nuovamente chiuse: "Negato da un giorno all'altro, un servizio essenziale ed il diritto alla socialità dei bambini"

Le restrizioni della zona rossa che dalla giornata di domani riguarderanno anche tutta la regione Lazio stanno provocando una serie di proteste che dal settore dei bar e della ristorazione arrivando fino a quello degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. In questo caso non sono solo i genitori a protestare, ma anche chi gestisce e lavora nei nidi privati.

Domenica mattina i rappresentanti di Unisci (Unione Nidi e Scuole dell'Infanzia) a nome degli oltre 200 iscritti in tutto il Lazio hanno manifestato davanti al Parlamento per dare voce alle strutture dell’infanzia 0-6 private che "nonostante mille sacrifici e attenzioni sono nuovamente state chiuse". Presenti in piazza oltre ai titolari delle strutture privati, anche gli studenti ed il personale delle scuole statali. Una protesta inserita nella più ampia manifestazione organizzata dal "comitato Priorità alla scuola".

“Siamo a rappresentare  - spiegano alcune componenti dell’associazione Unisci -  le difficoltà delle nostre famiglie a cui lo Stato ha negato da un giorno all’altro un servizio essenziale e soprattutto a ricordare alle istituzioni che i nostri bambini sono il nostro futuro e il loro diritto alla socialità non può essere di nuovo negato. Diamo, insieme, voce ai Servizi Privati per l'Infanzia della Regione Lazio”.

La petizione on-line

Nei giorni scorsi era stata lanciata anche una petizione on-line per sollecitare i politici su questo argomento il governo. “La restrizione introdotta per le “zone rosse” sulla chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado è ingiustificatamente applicata anche ai servizi educativi 0-6 anni che non presentano numeri di contagio significativi per il rischio sanitario. Rispetto ad un anno fa – si legge nella petizione on-line - le normative anti-covid applicate nei servizi educativi, come i piccoli gruppi di bambini, i triage di ingresso, le sanificazioni, nonché la vaccinazione della quasi totalità del personale educativo, hanno limitato le possibilità di contagio e trasmissione nei servizi per l'infanzia.Vi chiediamo pertanto di restituire ai bambini della fascia 0-6 la loro socialità! Sono il nostro futuro, non abbandonateli”.

L’appello dell’Onorevoli Rampelli (Fdi) ai ministri del centro destra

"A un anno esatto, non è cambiato assolutamente nulla, a un anno esatto ci ritroviamo nella stessa identica situazione. A pagarne le spese sono sempre i più piccoli, i più indifesi i più ignorati e meno considerati, i bambini piccoli delle fasce 0-6”. Questo quanto dichiara in un nota il vicepresidente della Camera dei deputati  Fabio Rampelli (FdI) che poi prosegue.

“È trascorso un anno, il personale scolastico è stato in gran parte vaccinato, i casi di positivi nei nidi e nelle scuole dell'infanzia sono praticamente vicini allo zero, eppure il Governo costringe nuovamente alla chiusura servizi indispensabili a rendere possibile il lavoro agile ai genitori ovvero la possibilità di svolgere i mestieri delicati e indispensabili di medici, infermieri, poliziotti, farmacisti, lavoratori dei supermercati, autisti di mezzi pubblici. Come dovrebbero fare queste persone?

Per non parlare del danno che viene procurato alle creature, psicologico e pedagogico, privandole dei fondamenti della socialità e del diritto di crescita e sviluppo dell'apprendimento. Infine il duro colpo inferto ai piccoli imprenditori, molti dei quali sono ancora in attesa di ricevere gli aiuti che pure erano stati stanziati in un Decreto grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia. Faccio appello ai ministri di centrodestra, Correggete questa decisione surreale e mantenete aperti anche in zona rossa i servizi educativi 0-6, garantendo il giusto supporto alle famiglie che non sono in grado di conciliare il lavoro con l’accufimento diurno dei bambini".

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