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Zona arancione più vicina per Roma e il Lazio. D'Amato: "Curva in ascesa"

I contagi sono in aumento e l'indice Rt potrebbe tornare sopra quota 1. Nelle ultime 2 settimane, nel Lazio, si rileva un'incidenza di 235 casi positivi per 100.000 abitanti

Venerdì la certezza, da lunedì l'eventuale cambiamento effettivo. Il Lazio rischia di tornare in zona arancione da lunedì 8 marzo, giorno della festa delle Donne e della giornata in cui a Roma e nel resto d'Italia sono previsti scioperi. A determinare l'eventuale - e possibile - cambio di fascia che significherebbe il ritorno in un "colore" con misure più restrittive, soprattutto per bar e ristoranti che dovranno così chiudere a pranzo, sarà il monitoraggio a cura dell'Istituto Superiore di Sanità che verrà pubblicato domani, venerdì 5 marzo.

I dati dell'ultima settimana, e le dichiarazioni dell'assessore alla sanità laziale Alessio D'Amato, certificano un aumento dell'andamento della curva con una probabile risalita dell'indice Rt che, secondo le proiezioni, potrebbe nuovamente tornare sopra la soglia di sicurezza fissata a 1.

Che i dati non inducano all'ottimismo lo dimostra anche l'aumento dei ricoveri delle terapie intensive: sono 9 i pazienti gravi che hanno occupato i posti letto negli ospedali del Lazio in un giorno (il dato resta comunque ancora sotto la soglia di sicurezza). In crescita anche il tasso di incidenza, un fattore dovuto probabilmente alla diffusione delle varianti inglese e brasiliana, con quest'ultima che si sta lentamente diffondendo anche a Roma che un terzo dei nuovi casi rispetto a quelli del resto della regione.

I dati e l'ipotesi zona arancione per il Lazio 

In attesa del report settimanale dell'Iss, come parametri indicativi per tracciare una linea sulla situazione nel Lazio, si possono considerare i tabulati - già citati in passato - dell'Agenas, in merito all'occupazione dei posti letto nei plessi ospedalieri, e quelli della Fondazione Gimbe sul tasso di incidente. Stando allo studio di quest'ultima, nella settimana 17-23 febbraio la Regione Lazio ha registrato un incremento percentuale dei casi totali di contagio da SARS-CoV-2 del 3%; nelle ultime 2 settimane si rileva invece un'incidenza di 235 casi positivi per 100.000 abitanti. Un aumento significativo dovuto al picco della provincia di Frosinone.

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Il grafico illustra il posizionamento delle Province laziali (Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Viterbo) in relazione alle medie regionali di incidenza per 100.000 abitanti delle ultime 2 settimane (9 - 23 febbraio) e dell'incremento percentuale dei casi (16 - 23 febbraio).

Il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e nei reparti ordinari del Lazio non subiscono invece un aumento. I dati di Agenas, raccontano che la regione è ancora nella fascia non a rischio dettata dal Ministero della Salute. Nell'ultima settimana, infatti, i ricoveri ordinari per Covid sono scesi da 1850 a 1831 e quelli in terapia intensiva sono passati da 229 a 226. Stando ai dati di ieri, invece, l'aumento si è registrato e come: 1828 ricoveri non in terapia intensiva, 237 (+9) nei reparti gravi. 

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I dati sui vaccini nel Lazio

Ad oggi nel Lazio sono state effettuate 471.246mila vaccinazioni. "Nella giornata di mercoledì sono state 17mila le somministrazioni del vaccino anti Covid. Prosegue il trend di crescita nelle vaccinazioni anche grazie ai medici di medicina generale che in tre giorni dall'attivazione del servizio hanno già eseguito oltre 6mila somministrazioni, ha spiegato l'Unità di Crisi Covid-19 della Regione Lazio.

Nel frattempo i medici di medicina generale, chiedono di rendere meno burocratico l'iter per vaccinare i loro pazienti: "Dopo 2 giorni dall'inizio della vaccinazione anti Covid-19 da parte dei medici di medicina generale nel Lazio, la situazione è ancora in via di evoluzione. Le potenzialità della medicina di famiglia, ad oggi, non sono state messe in condizione di potersi sviluppare, aumentando i livelli della copertura vaccinale, unica misura efficace per contenere i contagi. Per migliorare la situazione serve meno burocrazia", avverte la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio.

Secondo il sindacato dei dottori di famiglia "si dovrebbero innanzitutto snellire le procedure, invece di burocratizzare", fornendo "un quantitativo adeguato ai medici di famiglia che, con 20 dosi ciascuno a settimana, potrebbero vaccinare 80.000 persone, ovvero 320.000 al mese". 

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