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Roma e Lazio in zona arancione? D'Amato lancia l'allarme: la settimana sarà decisiva

Nel Lazio cresce l'indice Rt. In molte Regioni, per quanto riguarda l'incidenza del Covid, si comincia a scendere sotto il valore di 100 casi su 100mila abitanti

Foto Ansa

Roma e il Lazio rischiano di finire in zona arancione e questa settimana appena iniziata sarà decisiva. L'assessore alla sanità Alessio D'Amato negli ultimi giorni ha lanciato più di un appello. Questa volte il target non sono i cittadini ma il Governo, l'Iss e il Ministero della Salute che - seppur mai citati negli interventi - secondo l'Assessore dovrebbero rivedere i parametri di indicazioni che regolano il cambio di fascia. L'indice di contagio Rt, infatti, secondo D'Amato è limitante. 

Roma e il Lazio, stando ai dati, per esempio godo di una "buona" situazione. Gli ospedali sono tornati ormai a respirare da settimane tanto che i numeri dei pazienti ricoverati di questo inizio maggio, ricordano quelli di due mesi fa e - su quel fronte - il peggio sembra passato. Anche l'incidenze si è assestata su livelli bassi e focolai quasi tutti "spenti". Allora cosa preoccupa D'Amato? Chiaramente l'indice Rt che anche ieri ha segnato un "lieve aumento". Per questa settimana il Lazio resterà in zona gialla, venerdì prossimo il report dell'Iss ne deciderà il nuovo - eventuale - destino. 

Perché il Lazio può finire in zona arancione

Secondo l'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità, il Lazio ha un indice Rt pari a 0.9, con un trend in aumento. Quando il livello raggiungerà quota 1, scatterà in automatico la zona arancione e, addirittura, a 1.25 la zona rossa. 

Insomma, con l'indice Rt al limite, il passaggio a zona arancione, potrebbe avvenire nonostante altre dati mostrino una stabilità se non un miglioramento: "I tassi di occupazione ospedalieri sono entro la soglia, diminuisce l'incidenza a 123 per centomila abitanti. Sono stabili i decessi e le terapie intensive, mentre diminuiscono i ricoveri – conclude D’amato", ha detto D'Amato nelle scorse ore. 

Non solo. A preoccupare ci sono anche le varianti. La nuova indagine, relativa al mese di aprile, fotografa nel Lazio il 79,7% di variante inglese, il 18,3 brasiliana e solo l'1% di indiana e sudafricana. Non a caso D'Amato ha chiesto di "rivedere il coefficiente Rt o presto tutta Italia andrà in arancione nonostante l'incidenza in calo". Il monitoraggio di venerdì prossimo, relativo alla prima settimana di riapertura, mostrerà chiaramente il nuovo scenario.

Perché il Lazio può restare in fascia gialla

Come detto, però, ci sono anche diversi dati che sorridono. Il tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva Covid - stando all'ultimo report relativo alla settimana 26/4/2021-2/5/2021 e aggiornato al 5 maggio - cala di 5 punti arrivando al 29% ovvero sotto la soglia di allerta (30%). Cala di 3 punti anche il tasso di occupazione di area medica dei ricoverati non gravi dal 37% al 34% anch'esso sotto la soglia di allerta (40%). Attualmente, stando ai dati Agenas, la situazione è ulteriormente migliorate. Negli ospedali del Lazio c'è il 28% di pazienti gravi, rispetto ad un dato nazionale del 24%. In area non critica, invece, siamo al 29% a fronte di un 25% su base nazionale. 

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Chi sono i positivi al Covid nel Lazio 

Ma chi sono i positivi al Covid nel Lazio e in che zone sono? Secondo gli ultimi dati del monitoraggio DEP - SERESMI, dei casi finora confermati nel Lazio l'età mediana è di 45 anni, equamente ripartiti tra maschi (48,6%) e femmine (51,4%). I casi confermati da inizio epidemia sono così distribuiti: il 17,7% nella Asl Roma 1, il 21,3% nella Asl Roma 2, l'10,1% nella Asl Roma 3, il 5% nella Asl Roma 4, il 9,4% nella Asl Roma 5, il 10,6% nella Asl Roma 6, il 8,8% nella Asl di Frosinone, il 9,7% nella Asl di Latina, il 2,9% nella Asl di Rieti e il 4,6% nella Asl di Viterbo. 

Il 77,3% è stato individuato da attività di screening e il 22,7% da test per sospetto diagnostico. Il 94,6% dei casi attualmente positivi è in isolamento domiciliare, il 4,8% è in ricovero ospedaliero e lo 0,6% è ricoverato in terapia intensiva. Si registra l'83,6% di guariti e il 2,3% di decessi.

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