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Giovedì, 23 Maggio 2024
Sanità

Malattie psichiatriche: "Aumentati del 45% gli accessi in pronto soccorso degli under 25"

L'indagine della Uil Lazio traccia un quadro preoccupante a Roma e nel Lazio, il sindacato: "Mancano strutture e personale"

A Roma e nel Lazio gli accessi ai pronto soccorso per cause neuropsichiatriche tra gli under 25 sono aumentati del 45%. Ma a fronte del vertiginoso aumento della domanda, non c’è stata un’analoga crescita della domanda. A tracciare il quadro, piuttosto preoccupante, è la Uil Lazio, che ha condotto un’inchiesta sui disturbi giovanili tra le scuole superiori e i dipartimenti di neuropsichiatria degli ospedali e delle Asl di Roma e della regione.

Salute mentale nei giovani: tutti i dati

Secondo l’indagine della Uil, nella sola Asl Roma1 nel 2022 gli accessi al dipartimento di salute mentale hanno coinvolto 9.700 ragazzi sotto i 18 anni. Un dato che negli ultimi tre anni ha registrato un aumento di circa il 40%, con un incremento significativamente superiore a quello nazionale (+24,2% per la fascia 18-24 e +3,3% tra i 25-34enni). La crescita arriva poi a toccare il 45% se si considerano invece gli accessi dei 18-25enni nel 2022 rispetto al 2019. Tra le cause più frequenti la “disregolazione emotiva”, le sindromi nevrotiche, depressione, disturbi alimentari, dipendenze di vario tipo. Sono cresciute in maniera esponenziale ad esempio le dipendenze da cannabis, alcool e cocaina e il cyberbullismo. Un discorso a parte merita, infatti, il mondo dentro lo smartphone, che ha spesso indirettamente contribuito all’incremento dei disturbi e delle dipendenze, perché, come spiegano i dirigenti della Asl Roma 1, “spesso l’adolescenza perde la percezione del proprio corpo, identificandosi con quello del gioco e di conseguenza non valuta ciò che può derivare da alcuni comportamenti patologici. Ed è proprio la dipendenza da telefonino una delle patologie più diffuse”.

La dipendenza da smartphone

Sulla necessità dei più giovani di essere sempre connessi con il cellulare si concentra Stefano Vicari, primario della neuropsichiatria del Bambino Gesù, interpellato dalla Uil: “Ci sono ragazzi che dormono con il cellulare sotto il cuscino per riuscire a rimanere aggiornati su eventuali notifiche anche durante la notte – spiega– questo significa non riuscire a riposare adeguatamente e aver sviluppato una vera e propria dipendenza, pericolosa quanto droga e alcool. Non è un caso – prosegue Vicari – che l’aumento degli accessi in neuropsichiatria sia cominciato sin dal 2013, anno in cui i prezzi dei telefonini sono cominciati a scendere, divenendo quasi alla portata di tutti. Poi il Covid ha fatto ulteriormente schizzare la curva in alto. Covid che ha significato isolamento, quindi maggiore tempo trascorso tra virtuale e telefonini”.

Pochi medici e posti letto

A fronte di una crescita sempre più imponente di giovani con patologie psichiatriche, nel Lazio ci sono ancora pochi posti e pochi medici. I reparti di neuropsichiatria infantile con degenza si trovano, infatti, soltanto in due ospedali – il Bambino Gesù e il Policlinico Umberto I – per un totale di 20 posti letto, cui vanno aggiunti altri 2-3 presso il policlinico di Tor Vergata e altri 40 posti dislocati su due cliniche convenzionate. Un totale quindi di poco più di 60 posti letto per coprire l’intero fabbisogno del Lazio e spesso di altre regioni soprattutto del centro sud. “Una situazione allarmante che non può essere trascurata – commenta il segretario generale della UIL Lazio, Alberto Civica – abbiamo avviato quest’inchiesta proprio perché ci siamo resi conto di quanto il fenomeno sia sottovalutato a livello politico e, andando avanti, ci siamo resi conto che la situazione è ancora peggio di quanto pensassimo. La mancanza ad esempio di informatizzazione rappresenta un handicap grave nella cura e nella prevenzione e non permette una visione oggettiva dello stato delle cose. Ancora peggio se consideriamo la carenza di strutture e personale che si traduce purtroppo in mancata assistenza. A volte anche in casi gravi e con numeri fortemente in crescita”.

L’appello alla Regione

Alla luce dei dati emersi, la Uil rivolge un appello alla Regione, affinché “si attivi immediatamente nell’individuazione di soluzioni che possano portare a un reale miglioramento della situazione – sottolinea Civica – vanno bene i tavoli e gli incontri che sappiamo sono stati comunque effettuati, ma rimangono sterili se poi non si procede con azioni concrete. E concretezza significa informatizzare e mettere in rete i dati, assumere più personale medico ed infermieristico adeguato, significa creare nuovi posti letto per la degenza, sia in emergenza, sia nel post acuzie dove, a detta dei medici interpellati, regna un sistema molto poco trasparente negli accessi, che pare non siano controllati e non si basino sulla gravità della patologia o del rischio”.

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