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La morte di Riccardo Pica, a ottobre due blitz dei carabinieri nel parco della Madonnetta

La morte del 16enne di Acilia porta alla luce le due operazioni condotte dall'Arma all'interno dell'ex Punto Verde Qualità, organizzate proprio per i numerosi atti vandalici e per lo "scenario di attività illecite" che ospita

Una tragedia figlia delle lungaggini burocratiche, del pantano di iter, richieste di autorizzazione e consultazioni che impediscono di riqualificare aree abbandonate a loro stesse.

La morte del 16enne Riccardo Pica, avvenuta ad Acilia lo scorso 26 febbraio, porta però anche alla luce un passato di interventi mirati da parte delle forze dell'ordine, che il parco della Madonnetta, area verde in cui Riccardo è morto, lo avevano messo nel mirino non tanto per il degrado, quando per il rischio concreto che potesse essere teatro di reati e fatti di sangue.

Morte di Riccardo: a ottobre doppia operazione dei carabinieri alla Madonnetta

Prima delle morte di Riccardo, infatti, i carabinieri avevano già condotto due operazioni nel parco, tra cui un vero e proprio blitz che aveva portato alla denuncia dello stesso uomo che, secondo le indagini, il 26 febbraio scorso sarebbe uscito dall’ex centro sportivo minacciando e inseguendo Riccardo e gli amici con una spranga di ferro, spingendo il 16enne a una corsa disperata che gli ha fatto fermare i cuore.

A ottobre l’uomo, un 54enne di origini romene, era stato denunciato per accumulo di rifiuti in area comunale. Questa volta rischia di più: morte in conseguenza di altro reato. Perché Riccardo è vero, non è morto per un’aggressione, ma “c’è dovuto scappare il morto per accorgersi di rischi e pericoli”, come hanno sottolineato anche le associazioni e i residenti di Acilia.

Riccardo si è accasciato a terra a pochi metri dall’uscita del parco, dopo la fuga precipitosa da uno dei senzatetto che vivono stabilimento all’interno dell’ex centro sportivo comunale. Una struttura che dovrebbe essere serrata e inaccessibile e che invece è diventata il rifugio di molti clochard e sbandati. Un luogo che preoccupava parecchio non solo i residenti ma anche le forze dell'ordine, tanto che a ottobre i carabinieri erano intervenuti con un massiccio dispiegamento di forze tra Nas, Ispettorato del lavoro, squadre cinofile, persino elicotteri, e avevano sottolineato la pericolosità del luogo inserendolo tra le aree che “pur ubicate all’interno di zone residenziali, per la particolare dislocazione si prestano ad essere scenario di attività illecite”.

Oltre ai cumuli di spazzatura abbandonati in bella vista, alle aree carbonizzate e all'ex centro sportivo trasformato in un bunker, insomma, per l'Arma c'erano rischi concreti per l'incolumità di chi il parco lo utilizza quotidianamente, come hanno dimostrato non solo il numero di uomini impiegati per le due operazioni, ma anche il bilancio dell'intervento.

Nel primo caso, a inizio ottobre, i militari di Ostia avevano identificato e denunciato (e fatto sgomberare) 8 persone, tutte senza fissa dimora e originarie dell’est Europa che, dopo avere forzato l’ingresso del parco, erano entrate nella struttura sportiva “adibendola a bivacco”. E ancora, venti giorni dopo, altro controllo con la contestuale denuncia di 5 persone, tutte senza fissa dimora, rientrate dopo essere state cacciate. Tra loro, appunto, anche il 54enne rintracciato e denunciato dopo la morte di Riccardo.

L’allarme sulla situazione di degrado del parco, insomma, era arrivato da più fronti: da quello dei residenti di Acilia, dall’associazione Salviamo il Parco della Madonnetta, dalle forze dell’ordine. Niente sembra essere servito però da sprone a provvedimenti più immediati e concreti, anche se la consapevolezza della situazione c’era, sia da parte di Roma Capitale sia da parte del Municipio X. E la pericolosità del centro sportivo, più volte evidenziata anche dai carabinieri, non ha impedito che all’interno del parco continuassero a verificarsi incendi dolosi e atti vandalici, e che i ragazzi continuassero ad accedervi e ad avvicinarsi alla struttura, un po’ per gioco, un po’ per sfida.

"All’interno è possibilissimo ci siano altri morti - riflette Claudia Masella di Salviamo il Parco della Madonnetta - Ci sono angoli dell’ex centro sportivo in cui non si addentra nessuno da anni, c’è la tromba dell’ascensore, zone che sono di fatto accessibili. La recinzione installata da Roma Capitale è stata completamente inutile, e infatti abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale".

Anche Daniela Salustri, la mamma di Riccardo, ne è convinta, e all’indomani dalla tragedia ha detto di voler fare tutto ciò che è in suo potere per far chiudere l’edificio occupato da cui è uscito l’uomo che ha inseguito Riccardo e i suoi amici: "Questo edificio andrebbe raso al suolo, l’area dovrebbe essere restituita ai bambini, alle famiglie", ha detto annunciando l'intenzione di organizzare una manifestazione in ricordo del suo Riccardo proprio dentro il parco.

Le indagini coordinate dalla procura per ricostruire cosa sia esattamente accaduto nel parco, intanto, proseguono, e l'interrogativo principale che serpeggia nel quartiere è lo stesso: la tragedia poteva essere evitata? A oggi nessuna operazione di sgombero è comunque ancora stata organizzata, né sono stati annuncianti interventi delle istituzioni per limitare quantomeno l'accesso alla struttura, che resta di fatto aperta.

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