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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Redazione RomaToday

La bellezza di Roma celata da Ama

La lettera a RomaToday

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*Martina Procaccini, giornalista di Dimensione suono Roma

Prendi un venerdì mattina libero dal lavoro e goditi una mostra. La mostra è quella di Klimt a Palazzo Braschi. Piazza Navona. Una mostra nella mostra praticamente, soprattutto in quel punto del centro. Una volta giunti sul luogo dopo essersi già goduti una passeggiata tra le vie che circondano la piazza, e la piazza stessa, si entra.

Oltrepassare il portone di Palazzo Braschi dallo stadio di Domiziano equivale a dover sfilare in un breve viale che porta all'interno del palazzo lungo il quale sono stati messi i tavoli del Vivi Bistrot. Il bar ha sistemato questi tavoli rivolti verso il portone, ça va sans dire. Il cliente diventa pertanto spettatore silenzioso e fortunato di un'opera monumentale a cielo aperto, una muta e imperitura Roma Barocca.

Al dolce del cappuccino aggiungici il sublime della storia. E l'amaro delle brutte sorprese. Sì perché varcare il confine e trovarti in quel vialetto di entrata ti cattura costringendoti a prendere posto: anche se non hai voglia di quel dolce del cappuccino hai sicuramente bisogno di quel sublime della storia davanti a te. Ne hai bisogno perché la tua giornata ne trarrà beneficio.

Peccato che poi una volta preso posto, non fai in tempo a sentirti fortunato per quello che ti circonda e che, oltretutto, è la tua città di origine, che un camioncino dell'Ama, azienda di rifiuti con il quale condividi la provenienza, Roma, si parcheggia esattamente davanti al portone. Addio visuale. Addio sublime. Resta solo il dolce del cappuccino. Che non è male, ma non è abbastanza ed è ingiusto.

Quel dolce in effetti diventa meno dolce, sporcato da un'amara consapevolezza: Roma è vittima di chi la abita. Chi ha parcheggiato lì davanti è un romano o, qualora non lo fosse, è qualcuno che lavora per l'azienda che dovrebbe man(e ben)tenerla. E tenerla pulita. E invece in quel momento la sporca, togliendo la visuale di quelle persone che vogliono sedersi lì e venerarla.  Rendere omaggio e in qualche modo giustizia a un'opera che non ha bisogno nient'altro che essere sé stessa per essere perfetta.

Invece, stando seduti, quel camioncino dell'ama copre davvero tutto. Ha fatto ombra a una cosa che emanava luce anche con le nuvole e con la pioggia, insufficienti a rovinare l'atmosfera.

Poi c'è la mostra. E la magnificenza torna a splendere. Palazzo Braschi e Klimt. La giuditta, La sposa, L'anelito alla felicità. Si esce. Ora si deve riattraversare quel viale per andare via. Il camioncino dell'Ama sarà andato via. Sì. Ma c'è un fantastico, e non piccolo, van della Dhl, i corrieri. Beh se non altro è giallo e rosso, i colori del comune. Anche se più accesi. Ma questo non basta, ovviamente, a non lasciare esterrefatti e a non chiedersi: Perché?

Perché se, uscendo e vedendo che era possibile, c'è spazio un po' più dietro, mettersi proprio là e rovinare un bel posto a Roma e un bel momento a chi vuole apprezzarla? Il romano medio risponderà: "Ma ndo se parcheggia a Roma che nun ce sta mai posto". Ed è vero. Ma è proprio da romana che mi sono accertata se, in entrambi i casi, il posto altrove ci fosse. E la risposta è sì.

Chissà cosa si sarebbe ottenuto nel farlo presente agli autisti di questi camioncini. Il guaio, e l'amaro, è che non ci siano arrivati da soli, che non abbiano avuto cura della loro città, spesso e prontamente  criticata proprio da chi la deturpa in qualche modo. Perché a fare Roma, nel bene e nel male, sono i Romani.

Lezione appresa oggi? Quella che Klimt, come si legge all'entrata della mostra, ha espresso a parole: "Chi sa vedere le cose belle è perché ha la bellezza dentro di sé".  Pioggia o sole, Ama o non Ama, quel posto è stupendo e Piazza Navona è lì bella e fiera da più di 1000 anni. L'Ama prima o poi se ne andrà. Speriamo prima della mostra.

La bellezza di Roma celata da Ama

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