L'ultima spesa: chi sono i nuovi poveri affamati dal Coronavirus

Lavoratori in nero, personale precario, anche nel pubblico impiego, cancellato dall'arrivo del nemico invisibile: le nuove emergenze ai tempi del Covid-19

"Tanto alla fine si sa che questi buoni spesa li danno tutti a rom e immigrati". Sabato mattina di quarantena, fila fuori al supermercato che più o meno, ai tempi del Coronavirus, ha sostituito le chiacchiere da bar, dando fisicità a quelle dei social. A parlare è un romano sulla cinquantina, rivolto ad un'anziana, ma ben udibile da tutti. "Che poi signò, ma veramente vogliamo pensare che ci sono romani che non riescono a fare la spesa?". 

"Eh sì, ci sono", lo interrompe un omone sulla trentina. "Io sto qua, ma è l'ultima 50 euro che posso spenne". Parte quindi il racconto. Fabrizio (nome di fantasia) si definisce un personal trainer, lavoratore in nero part time in una palestra della zona est di Roma. "Lavoravo solo la mattina e da marzo, con questo virus, è finito tutto". Nel pomeriggio seguiva qualche cliente a domicilio. Pochi, ma quanto bastava per arrivare a 1000 euro. Anche quelli svampati, finiti, svaniti. Alla voce entrate Fabrizio conta zero, alla voce uscite c'è l'affitto, 500 euro per un monolocale a La Rustica, e i soldi, pochi, che passa (passava) alla ex moglie per la figlia piccola. Sabato scorso l'ultima spesa. "Come farò? Mi sono informato per questi buoni spesa e devo fare l'autocertificazione. Mi hanno detto che dovrebbero spettarmi 300 euro, ci  mangio, ma l'affitto? Mia figlia?". 

Le chiacchiere da fila diventano indignate, meno razziste dell'inizio, ma cariche di rabbia e rancore verso la politica, parafulmine sempre buono per un nemico oggi più invisibile del solito. Già, perché, evidentemente, questi buoni spesa non vanno solo ai rom e agli immigrati, "nemici" sempre buoni nelle chiacchiere da bar, ma sono per i tanti romani messi in ginocchio e affamati dal Covid-19.

Fabrizio è solo uno dei tanti lavoratori in nero, quelli ricordati ad inizio emergenza dalla sindaca Raggi. Quanti sono non è dato, per ovvie ragioni, saperlo. Ci sono le tante donne delle pulizie, quelle che, rigorosamente in nero, facevano specchiare gli appartamenti di tanti romani. Ci sono molte baby sitter che, dopo 3 giorni d'oro, si sono ritrovate sostituite da genitori in smart working e sull'orlo di una crisi di nervi. Ci sono i lavoratori della ristorazione: camerieri, aiuti cuoco, addetti alle pulizie, impiegati e nascosti ed ora svaniti nel nulla all'emanazione del primo decreto #iorestoacasa. 

Tutte figure queste (ma sono solo alcune) precedentemente non prese in carico dai servizi sociali della Capitale. Lavoratori che, part time o full time, vivevano ben al di sotto la soglia dei mille euro, ma con la possibilità di fare la spesa. A questi si affiancano poi situazioni come quelle di Fabrizio. "Possibile che in una palestra con tutti i soldi che guadagnano tengono le persone in nero?", chiede ingenuamente un'anziana. Fabrizio con il sorriso di chi ne ha viste parecchie annuisce: "Possibile sì, signora. Non ero l'unico e non è quella l'unica palestra in cui ho lavorato così. Tutti devono risparmiare e chi ci va di mezzo (i modi sono ben più grevi, ndr) sono sempre i lavoratori". 

Ma il Covid-19 morde anche le tasche di chi ha lavorativamente a che fare con il pubblico. Parliamo delle maestre precarie di nidi e materne di Roma Capitale. Personale a chiamata, precario per definizione, da anni in attesa di qualcosa di più stabile. Con la chiusura delle scuole si è interrotto anche il rito della chiamata mattutina per sapere dove andare a coprire il buco. Una quotidiana roulette ma che a fine mese portava compensi importanti nell'economia familiare: 400, 500 euro che servivano ad arrotondare lo stipendio del coniuge. La roulette però si è fermata e le tasche svuotate. "Se chiederò i buoni spesa? Mi sono informata, certo", racconta Miriam 42 anni e un marito in ferie forzate, "non credo li chiederò, per una forma di dignità. Ho fatto richiesta del bonus per il Cura Italia, ma non è chiaro se lo prenderemo". Come Miriam tante, tutte o quasi in una situazione di  disperazione. 

C'è poi la sacca del nero di un'economia illegale, invisibile. Un nero di sopravvivenza per chi ne vive, di strafottenza per chi lo subisce, capace comunque di tenere lontano dai servizi sociali (e dalla fame) tante famiglie. Benito, ad esempio, di professione fa il parcheggiatore abusivo, luogo  di lavoro l'esterno di un'ospedale di Roma Est, guadagno medio fino a 60 euro al giorno frutto delle tante "cose a piacere" richieste a chi parcheggia fuori dal nosocomio. "Le visite vietate e il fatto che in ospedale sono diminuite le terapie", racconta, "ha praticamente azzerato la clientela. L'altro giorno ho raccolto 10 euro, che ce faccio". A casa lo aspettano tre figlie e una moglie. Lei fa, o meglio faceva, le pulizie in casa sempre in nero, ed erano altri 600 euro al mese. "Spariti pure quelli", racconta. "Praticamente se prima non avevamo soldi, ora stamo veramente con le pezze al ... Ieri mia moglie è andata in parrocchia per la spesa". I buoni spesa? "Ce provamo", dice sconsolato. 

A Tor Bella Monaca tanti sono quelli che stanno chiedendo aiuto alle associazioni che organizzano raccolte alimentari e distribuzione della spesa. Al Polo dell'ex Fienile, gestito dall'associazione 21 Luglio, le richieste da famiglie italiane sono in aumento. Oggi, lunedì, inizierà la distribuzione. Sempre nella periferia est, stavolta alla Marranella, la casa famiglia Lodovico Pavoni continua il lavoro di redistribuzione delle derrate alimentari in eccedenza: "Siamo ancora in prima linea", racconta padre Claudio Santoro. "Anche in questi giorni una ventina di volontari della Casa famiglia si stanno occupando del centinaio di famiglie che di solito si reca presso il centro di via Leonardo Bufalini per la distribuzione di beni alimentari. “Nessuno deve restare solo. Siamo consapevoli che questa emergenza porterà  molta più povertà e ci stiamo già attrezzando per dare risposte e speranze a tutti".

E gli immigrati e i rom, quelli per i quali, secondo le chiacchiere da bar e da social i buoni spesa erano stati pensati? "Secondo l’Aavviso del Comune di Roma", spiega Carlo Stasolla presidente dell'associazione 21 Luglio, "i cittadini stranieri possono presentare domanda solo se in possesso di regolare permesso. Occorre tenere conto che in questa particolare situazione tanti di loro, in Italia di passaggio, non hanno alcuna possibilità di lasciare il nostro paese stante il blocco della mobilità internazionale. Si tratta dunque di persone “irregolari”, ma di fatto costrette a restare nel nostro paese. Non vi è dunque alcun motivo per escluderli dall’aiuto assegnato e tale esclusione potrebbe rivestire carattere di natura discriminatoria. Stiamo valutando con la nostra area legale eventuali azioni in proposito". 

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Per i rom, nei campi, proprio l'associazione 21 Luglio ha avviato oggi la consegna dei pacchi settimanali. Centocinquanta le famiglie che nei campi di Castel Romano, Tor Cervara e Salone ne hanno fatto richiesta. E i buoni spesa? Secondo la 21 Luglio numerosi quelli che hanno manifestato interesse, ma la difficoltà di accesso alla rete internet e le complicazioni burocratiche non rendono semplice la richiesta. "Da oggi", spiega la 21 Luglio, "ci stiamo adoperando per far partire le domande. Non abbiamo ancora una cifra precisa, ma le richieste immaginiamo saranno tante". Già, perché anche per i rom hanno perso i propri lavori, più o meno improvvisati. "Mio marito faceva il mercatino dell’usato, traslochi… ora stiamo fermi. Nessuno lavora per adesso. Abbiamo anche paura di andare in mezzo alla folla" racconta una donna. Per loro l'ultima spesa è arrivata 10 giorni fa ed ora, ai tempi del Coronavirus, per mangiare la speranza è tutta nella solidarietà della Capitale. 
 

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