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La figlia muore e i nipoti vanno in casa famiglia, la battaglia di nonna Francesca

L’intervista a Francesca Bianchi, che dopo la morte della figlia un anno a fa a Porto Recanati, ora combatte per l’affidamento dei due nipoti che non vede da un anno

 

“Perdere una figlia è un dolore immenso, ma ho dovuto farmi forza per tirare fuori i miei nipoti da li”. A parlare è Francesca Bianchi, madre di Jennifer Giuliani, la 28enne trovata morta in un appartamento di Porto Recanati il 2 maggio del 2018 a causa di un arresto cardiaco. Una fine atroce. Resa ancor più dura se si pensa che i suoi due bambini, Michelle di 7 anni e Thomas di 4, hanno dovuto vegliare su di lei tutta la notte. Poi l’allerta ad una vicina, e l’arrivo di ambulanza, forze dell’ordine e servizi sociali.

“Ci siamo ovviamente precipitati lì - racconta Francesca Bianchi -, dopo due settimane siamo riusciti ad avere il primo incontro con i bambini che erano in una casa famiglia del posto ed è stata una gioia, per noi ma soprattutto per loro”. L’avvio della procedura di affido dei nipoti, gli incontri e le perizie psichiatriche con gli operatori indicati dal Tribunale di Macerata. “Tutto stava andando bene - continua -, le perizie erano positive e potevamo vedere Michelle e Thomas ogni due settimane. Ma da quando sono stati portati a Roma, su richiesta del Tribunale dei minori, di loro non sappiamo più nulla”.

Ma cosa ci faceva Jennifer a Porto Recanati? Dopo anni di rapporto burrascoso con il marito, padre di Michelle e Thomas, con frequenti tira e molla ogni qualvolta ci fosse una lite tra loro più o meno violenta, la 28enne aveva deciso di raggiungerlo li, dove l’uomo stava scontando gli arresti domiciliari a casa di sua madre. In un altro appartamento, lei e i bambini. “Mi aveva mentito, pensavo fosse a Vitinia - ricorda Francesca -, non poteva stare lontana da lui”. Poi il malore, la morte, e l’avvio della procedura per abbandono di minore.

Un destino, quello dei due piccoli, reso quindi ancora più difficile dall’allontanamento da nonni, zii e il fratello maggiore, David, avuto da una precedente relazione di Jennifer. “Un’interruzione netta dei rapporti con i familiari, con il rischio che i bambini si convincano di essere stati abbandonati per la seconda volta - spiega l’avvocato di Bianchi, Alga Condoleo -. Sono assolutamente d'accordo sul fatto che i minori vanno tutelati, soprattutto se arrivano da un trauma simile, ma questa situazione non da beneficio ne a loro ne ai loro parenti. Inaccettabile pensare che la situazione sia ancora alla valutazione del pm, è passato un anno, nel corso del quale abbiamo avanzato istanze, come quella di annullamento dell’abbandono di minore, sollecitazioni, la richiesta del Ctu (consulenza tecnica psichiatrica, ndr) nei confronti dei nonni e delle famiglie dei due zii che hanno fatto richiesta di affido. Il nulla, nessuna risposta. Una nonna non può e non deve pagare gli errori di una figlia. Soprattutto perché sempre presente nelle loro vite”.

Può esserci il fatto che il Tribunale dei minori di Roma abbia già avviato la procedura di affido dei bambini a terzi? “Temo davvero di si - risponde l’avvocato -, ma se così fosse davvero, la famiglia lo dovrebbe sapere. Il mio lavoro di legale è anche quello di preparare queste persone alla perdita di due nipoti, due bimbi. E nell’eventualità di poter ricorrere in appello. Invece siamo bloccati in questo silenzio”. Con i minori accolti in una struttura, che beneficia di fondi pubblici, e dalla quale queste famiglie non possono nemmeno avvicinarsi. 

“Noi non li abbiamo dimenticati - dice con un fili di voce Francesca -, mi si spezza il cuore all’idea che Michelle e Thomas pensano che li abbiamo abbandonati per la seconda volta. Se non vogliono affidarli a me ci sono gli zii, siamo tre famiglie pronte ad accoglierli. Invece restano chiusi dentro quella struttura, lontani dai loro affetti dopo che hanno dovuto affrontare già la morte della madre”.

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