Ama: 13 impianti per salvare Roma, ma i primi due progetti sono fermi da un anno e mezzo

I progetti per Cesano e Casal Selce aspettano ancora la Conferenza dei Servizi. A questi ritmi come si realizzano 13 strutture in tempo utile per rispondere all'emergenza rifiuti?

Foto Ansa

Su Casal Selce è ancora da sbrogliare la questione della proprietà del terreno. Su Cesano l'azienda dei rifiuti ha preso tempo per la consegna dei documenti aggiuntivi richiesti dalla Regione. Per entrambi si attende ancora l'avvio della Conferenza dei Servizi. Sono tredici gli impianti previsti nelle linee guide del nuovo piano industriale di Ama licenziate la scorsa settimana dal Cda. Pilastro di un sistema che non contempla discariche, inceneritori o Tmb, dovrebbero fornire un contributo decisivo per portare la differenziata al 70 per cento entro il 2021, vetta promessa dall'amministrazione Cinque Stelle per salvare Roma dall'eterna emergenza immondizia. 

Ma è difficile immaginare tredici - tredici - impianti in piedi in così poco tempo, dal momento che gli unici due dei quali si conoscono progetti sommari e ubicazione sono impantanati da mesi nell'iter per ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale dalla regione Lazio. Di capannoni in via di Casal Selce (municipio XIII) per ospitare strutture atte al compostaggio e alla raccolta del multimateriale si è cominciato a parlare, con tanto di cifre e slide illustrative, a luglio 2017

Il progetto venne presentato ai cittadini del territorio dall'assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari. E un anno fa, tra le proteste dei comitati di zona, è arrivato alla Pisana per il via libera. Ma il "distretto del riciclo", come denunciato da RomaToday, ricade su un terreno di proprietà della regione Lazio. E l'assessore al patrimonio Alessandra Sartore lo ha comunicato a Montanari prima dell'estate: su quell'area lavorano aziende agricole che hanno stipulato un contratto con l'ente pubblico. Un ostacolo che in qualche modo dovrà essere aggirato, magari con una procedura di esproprio. La questione è da verificare in una Conferenza dei Servizi che ancora però deve partire. 

Tutto fermo anche per l'impianto previsto a Cesano. Prima dell'estate la regione ha chiesto ad Ama di depositare entro un mese una serie di documenti ulteriori per meglio valutare la progettazione. Ma l'azienda si è presa molto più tempo, sei mesi a partire da settembre 2018, perché "le richieste integrative - si legge nella nota firmata dal presidente Lorenzo Bagnacani che RomaToday ha potuto visionare - comportano un notevole impegno a carico di Ama e dei professionisti esterni" incaricati di gestire la pratica. I sei mesi accordati scadono a marzo. 

Insomma, se questi sono i ritmi, 13 impianti che sorgono dal nulla in tempo utile per raggiungere almeno quel 55 per cento di differenziata nel 2020 (dodici punti in meno di quanto promesso dal Campidoglio) diventa pura fantasia. Manca un cronoprogramma, senza contare la questione finanziamenti. Tanto che, nelle linee guida, Ama sembra mettere le mani avanti: "E' condizione indispensabile che vi siano certezze su bilancio". E comunque, tanto per chiarire, "il raggiungimento dell'obiettivo dipenderà oltre che da Ama dalla collaborazione attiva dei cittadini".

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Nel frattempo resta il grande interrogativo dello smaltimento dell'indifferenziata. Il piano sul vero nodo del ciclo rifiuti non dà risposte, ma quasi assicura che rispetto all'oggi non cambierà nulla. Il tal quale di Roma finirà comunque fuori città: "Per l'avvio a smaltimento del rifiuto residuo (decrescente) Ama continuerà ad avvalersi di impianti terzi, identificati sulla base di meccanismi di gara pluriennale". 

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