Martedì, 26 Ottobre 2021
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Obbligo di green pass per i lavoratori, come funzionerà per gli autisti Atac? I dubbi dei sindacati

La norma si applica sui luoghi di lavoro, ma secondo decreto legislativo 81/2008 le vetture non lo sono e a, oggi, gli autisti brancolano nel buio

Ancora non entra in vigore l'obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro, previsto per il 15 ottobre, che la sua applicazione già solleva polemiche in un settore tra i più esposti ad assembramenti: i trasporti.

Se da un lato infatti il Governo è intervenuto imponendo la capienza dell'80% sui mezzi pubblici, non sono soltanto gli utenti a chiedersi ora come verranno fatti i controlli, ma anche i dipendenti Atac. Autisti e macchinisti figurano infatti come "lavoratori mobili", non reperibili sempre a bordo delle stesse vetture, con rotazioni a fasce orarie, postazioni decise spesso all'ultimo momento per sopperire alla carenza di personale. A oggi non c'è nessuna circolare girata dalla società  dei trasporti sull'applicazione del decreto legge sul Green pass.

Ed è un nodo da sciogliere il prima possibile, perché le norme ministeriali già si scontrano con il titolo 2 del decreto legislativo 81/2008 che tutela la categoria, stabilendo che il luogo di lavoro dei conducenti non sia il bus o il mezzo su cui prendono servizio, ma il deposito da cui parte le vettura a inizio giornata e dove, a fine tragitto, torna per smontare.

Cosa prevede il Titolo II del D.Lgs. 81/2008?

Il decreto legislativo chiarisce cosa sia il "luogo di lavoro", stabilendo "Ogni altro luogo di pertinenza dell'azienda o dell'unità produttiva accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro".

I mezzi di trasporto non risultano formalmente come luogo di lavoro. Secondo il decreto legislativo autisti e macchinisti infatti, pur entrando in servizio a bordo delle vetture, è come se non si trovassero comunque sul luogo di lavoro, perché il decreto riconosce in questa accezione solo il deposito da cui parte e a cui torna il veicolo nel suo ciclo di percorrenza giornaliero. "Stiamo aspettando chiarimenti ministeriali sul dove dovrebbe essere la residenza lavorativa nel nostro caso, soprattutto chi effettuerebbe i controlli legati alla presa di servizio per ogni dipendente. Secondo questo decreto, indipendentemente dal bus su cui si inizia il proprio turno, la residenza lavorativa del dipendente fa capo al deposito da cui parte il suo bus", così Daniele Fuligni di CGIL.

Non è chiaro perciò chi si occuperebbe dei controlli, dove (se alle fermate dei bus o al'interno dei depositi) e con quale periodicità, se giornaliera o a spot.

Qual è la posizione dei sindacati di categoria?

"Le società di trasporti a oggi non si sono ancora confrontate coi dipendenti, nonostante abbiano molte perplessità", così Michele Frullo, portavoce di USB. Tra i dubbi, chi sarà incaricato appunto di effettuare i controlli, se a bordo delle vetture, se a inizio o fine turno di ogni dipendente, se presso i depositi o in altro luogo. Più di tutto però, è da chiarire come intervenire se un dipendente non fosse vaccinato.

"Se un lavoratore fosse obbligato a farsi i tamponi, dovranno farsene carico economicamente l'azienda o il Governo", afferma Michele Frullo, "Tra l'altro il Governo si preoccupa che autisti e macchinisti siano vaccinati ma dimenticano tutte le persone che viaggiano sui mezzi pubblici senza Green pass o mascherina":

"Quando uscirà la legge su Gazzetta ufficiale sapremo come intervenire, a oggi però brancoliamo nel buio", così Claudio De Francesco, del sindacato dei lavoratori Atac.

"Non capiamo se i controlli saranno a campione o presso il deposito. Nel primo caso si creerebbe il problema che solo una parte dei lavoratori verrebbe effettivamente controllata, tra l'altro in una postazione non riconosciuta come luogo di lavoro, nel caso opposto invece, gli autisti sono spesso spostati da un deposito all'altro all'ultimo minuto per sopperire alla mancanza di personale, rendendo impossibile monitorare con precisione gli spostamenti", aggiunge Daniele Fuligni di CGIL.

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