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Lunedì, 27 Maggio 2024
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I food influencer "magnano a scrocco"? Ricostruzione di una polemica che va avanti da mesi

Una battaglia nata sui social e ancora non giunta alla tregua. Ecco cosa è successo da novembre ad oggi

Food blogger, food influencer, food porn. Sono i protagonisti di una polemica che ormai va avanti da mesi. Era fine novembre quando Franchino Er Criminale (Alessandro Bologna il vero nome) pubblicava sul suo canale Youtube (che conta 300 mila iscritti) un video dal titolo "Marchette criminali"; non un format dove "parlà male pe' forza dei posti", come lo stesso Franchino aveva immediatamente sottolineato, ma un video ironico: "quanto detto nel video va inteso come opinioni personali espresse con ironia", è la dicitura riportata.

"Il senso del format sarà dare la nostra opinione e giudicare obiettivamente quello che è. E non farò mai il nome del food pornaro o il food bloggaro di turno che ha marchettato questo o quell'altro locale perché non voglio sia interpretato male e non voglio fargli pubblicità".

L'idea di Franchino Er Criminale ha collezionato migliaia di visualizzazioni, per il seguito di followers che lo youtuber può vantare, ma anche per la grande curiosità che ruota attorno al mondo del food porn quella moda di fotografare panini strabordanti di salse, pastasciutte golosissime, dolci strapieni di nutella o creme varie che per per molti è diventata una redditizia professione.

Da lì sono successe tante cose. Articoli di giornale, nomi di food influencer romani pubblicati su testate importanti, video, stories, una vera e propria guerra il cui campo di battaglia principale sono proprio i social. Una polemica che per molti sarebbe durata poco, morta così come è nata nel giro di qualche giorno. E invece no. A fine febbraio siamo ancora qui a parlarne, perché quello che doveva essere un video ironico ha, in realtà, scoperchiato un vaso di pandora che ora è difficile richiudere.

Food porn e polemiche, cosa è successo in questi mesi

Proviamo a ricostruire quanto accaduto dalla pubblicazione del video "Marchette Criminali" da parte di Franchino Er Criminale alla telefonata che abbiamo ricevuto alcuni giorni fa da uno dei food influencer più famosi di Roma e d'Italia: Matteo Di Cola, socio di Italy Food Prn.

Metà novembre: Franchino Er Criminale pubblica il suo video su Youtube. C'è lui, in compagnia della creator digitale Giulia Balestra, che assaggia i prodotti di alcuni locali di cui vari food influencer hanno parlato positivamente sui social attraverso quel meccanismo di foto, reel, stories ormai noto.

Lui lo fa in incognito e pagando, per giudicare se quegli stessi prodotti siano all'altezza del suo palato e se sia vero che siano così buoni oltre che esteticamente belli. Un "video ironico" dello youtuber romano contro il foodporn, contro le recensioni pubblicitarie non dichiarate, contro le "marchette criminali" dei foodpornari, come Franchino Er Criminale le definisce.

L'idea dello youtuber non è passata inosservata, a parlare le visualizzazioni e la questione food porn ripresa da testate importanti del settore food e non solo. Sempre a novembre esce un articolo sul quotidiano La Repubblica in cui si parla di "racket dei foodblogger", di cene gratis e pagamenti in nero. C'è chi prova a fare chiarezza sulla questione, distinguendo food blogger e food influencer, come il giornale di settore "Agrodolce".

Matteo Di Cola parla per la prima volta

Ne parlano i giornali, la questione è ripresa da Franchino Er Criminale nel suo format e anche su Instagram, qualche esperto di marketing e qualche chef dicono la loro. Poi qualche giorno fa RomaToday riceve la telefonata da uno dei protagonisti della polemica: "Basta, voglio parlare, la situazione è degenerata". 

Sono le parole di Matteo Di Cola di Italy Food Porn (agenzia di comunicazione nel mondo dei social media e dell'influencer marketing nel settore del food italiano), la cui vita - come racconta ai nostri taccuini - è diventata un incubo da novembre ad oggi. 

"Inizialmente, quando tutto questo polverone si è alzato sono stato contento, verteva sui punti giusti, si parlava di pagamenti a nero, di influencer che quasi ricattavano le attività; io e i miei soci eravamo contenti che finalmente tutto questo stesse venendo fuori, che finalmente qualcuno lo dicesse. Noi essendo un'azienda con partite iva, fatture, contratti, negli anni tante volte ci siamo scontrati con delle attività non regolari", ammette Di Cola.

Tutto però è cambiato quando i riflettori si sono spostati proprio su Di Cola e sui suoi collaboratori: "Un giorno mi sono svegliato e ho visto la mia faccia e il mio nome, come quello di altri colleghi, sul giornale.. Ho letto collage di notizie legate ai nomi e alle foto dei food influencer più forti, quelli che fanno i numeri, gente che con il 'nero' non c'entra niente".

Matteo Di Cola ci dice di essere esausto della situazione che si è andata a creare, ci dice anche che vuole parlare per chiarire come si faccia il lavoro del food influencer e come tutto avvenga nella massima regolarità, fatture, contratti, partite iva: "Non si va dal cliente a dire, io c'ho i followers mi fai mangiare gratis? Quelle sono le situazioni che macchiano tutta la categoria, anche chi come me lo fa regolarmente. Grazie a loro fanno le figure di m.... tutti".

"Se vado in un posto e non mi piace pago come tutti e non faccio alcuna recensione. Non me la sono mai sentita di affossare delle attività, sinceramente", piuttosto che parlarne male, Di Cola preferisce non parlarne proprio. Consapevole del potere mediatico che lui e altri possono avere sui social - specifica inoltre - non si prende la responsabilità di affondare un locale, perché, dice, "la giornata no c'è per tutti".

Sui food influencer che lavorano in nero, su coloro che lo fanno solo per mangiare a scrocco, Di Cola dice: "Ci sono purtroppo, ma non sono tutti così. Non siamo gli unici a fare bene questo lavoro, si chiama influencer marketing. Tutti i ragazzi che lavorano con noi - aggiunge Di Cola - hanno partita iva, sono regolarmente pagati, il loro lavoro è pianificato, non si va nei locali per mangiare a scrocco. Al ristorante si fa fattura, non c'è nulla di irregolare".

Il lavoro del food influencer: facciamo chiarezza

Ma quindi come funziona il lavoro del food influencer e come la mettiamo con la pubblicità non segnalata?

La squadra di Italy Food Porn in questo caso, ci racconta Matteo Di Cola, è composta da influencer appassionati di cibo, "persone serie che se si recano in un ristorante e vedono che qualcosa non va o qualcosa non gli piace, mi contattano, ne parliamo, non gli fanno le storie a tutti i costi, vanno in cassa pagano e il giorno dopo sono io a chiamare il proprietario per cercare di capire cosa possa essere andato storto. Non ci distingue solo la fattura o la partita iva - aggiunge Di Cola a RomaToday - ma anche il rapporto sincero con il ristoratore".

L'influencer ci spiega proprio l'iter con cui è solito lavorare: si prendono contatti con il ristorante, si stabilisce un appuntamento per provarlo e si prepara la fattura. Se durante l'appuntamento (che prevede l'assaggio dei piatti) qualcosa non convince, il ristoratore non paga la fattura, i due si stringono la mano e il lavoro finisce là. Quando l'accordo va a buon fine, invece, si procede con le stories, i reel, i post che ormai tutti siamo abituati a vedere su Instagram principalmente. L'attività di Italy Food Porn, inoltre, prevede anche la gestione dei social e della comunicazione dei locali, l'incremento sui social, l'organizzazione di eventi, va dunque ben oltre quello che noi possiamo vedere a occhio nudo. 

Sulla pubblicità non segnalata Di Cola ha un suo parere: "E' un ragionamento corretto, è giusto informare che determinati profili social siano stati pagati per fare dei video, ma è una questione che va regolamentata, sono anni che chiediamo una regolamentazione di questa cosa. In tv, sui cartelloni pubblicitari è sempre segnalato 'contenuto a pagamento'? No. E allora noi speriamo che gli enti competenti si incontrino per regolamentare questo punto incontrando le agenzie che fanno questo lavoro. Al momento il Garante ha fortemente consigliato di mettere #adv agli influencer per i post pagati, è come dire 'io non sono d'accordo poi fai come ti pare', io lo faccio ma per una mia scelta".

Polemica food influencer e marchette: a che punto siamo

Una questione in parte da regolamentare, che nasconde una fetta di "pagamenti a nero" ma che registra anche diversi servizi prestati con contratti e fatture regolari, come Di Cola ammette. Una storia che però - nel frattempo - è sfociata, come dicevamo inizialmente, nella polemica. Un polverone alzato che ha generato pesanti attacchi sui social.

"'Lo sai che tuo figlio rischia grosso con le sue false pubblicità nei ristoranti? Fossi in te lo fermerei finché è in tempo'. E' il messaggio ricevuto da mia madre su Instagram. Non è questa una minaccia?", dice il food influencer.

Riferendosi a quei video da cui tutto è partito, l'influencer conclude: "Prendono tutto da asporto, nelle scatole, nella carta stagnola dove il fritto crea umidità e si ammolla; fanno i chilometri a piedi per mangiare senza farsi vedere, si preparano per fare il video, iniziano a girare e poi mostrano i prodotti acquistati. Possono essere gli stessi che ho fotografato e mangiato io? Che appena preparati mi vengono dati in mano, neanche hanno il tempo di essere posati sul piatto?". 

Mentre i legali vanno avanti, come dice l'influencer, lui chiede tregua a questa "guerra" che, ormai, va avanti da settimane. "Perché parliamo ora? Perché la situazione è degenerata, perché è sfociata nelle minacce, perché evito di andare nei luoghi affollati per paura di insulti, perché sotto i miei post mi augurano la morte, perché questa situazione deve finire, sta creando scompiglio e disinformazione". 

Abbiamo provato a contattare Franchino Er Criminale per chiedere una controreplica. Con gentilezza Alessandro Bologna, vero nome dello youtuber, ha preferito non rispondere specificando che "c’è un procedimento penale in corso inoltre quindi le mie repliche a lui o al giornale stesso saranno su altri canali e modi".

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