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Rischia di perdere intervento salvavita al cuore a Bergamo per un tampone falso positivo: la storia di Giovanni

Per effettuare la sostituzione urgente del pacemaker, Giovanni ha dovuto fare un tampone che poi è risultato positivo. Il giorno dopo in un altro drive in era negativo

“Abbiamo rischiato di non poter partire e che l’operazione saltasse, con un grave pericolo di vita per mio padre. Sono su tutte le furie”. A parlare è Gianluca Di Berardino, figlio di Giovanni, 74enne romano che a causa della fuoriuscita di un pezzo di catetere del suo pacemaker è dovuto ricorrere ad un intervento chirurgico urgente a Bergamo: “Il posto più vicino in cui si poteva eseguire questa procedura in tempi certi”, sottolinea Gianluca.

Il danno al pacemaker e la corsa al pronto soccorso

A seguito di due infarti un anno fa, a Giovanni è stato impianto un pacemaker. Lunedì 22 febbraio la paura: esce un pezzo di catetere e viene portato d’urgenza al Policlinico Casilino. Fatto, come da prassi, il tampone per il Coronavirus il risultato è negativo. Viene eseguita una procedura d’urgenza con l’obbligo poi di tornare dopo due giorni per un controllo e una medicazione.  “I medici decidono che va asportato per metterne uno nuovo - spiega Gianluca -, ma mi dicono che questo intervento a Roma lo fanno solo in tre ospedali: San Camillo, Umberto I e Policlinico Gemelli”.

A Roma non c’è posto, l’ospedale più vicino diventa Bergamo

“I tempi di attesa sono però troppo lunghi e col rischio di infezione il medico prenota subito su Bergamo e ci arriva tutta la documentazione necessaria per il ricovero, fissato il 5 marzo - continua il figlio -. Vogliono ovviamente un tampone negativo entro il 3”. Così Il 26 febbraio Gianluca porta suo padre al drive in di Guidonia Montecelio, allestito dentro aeroporto e gestito dalla Asl Roma 5.

La contraddizione dei tamponi: positivo solo alla Asl Roma 5

Domenica 28 arriva la chiamata dalla Asl: “Mi dicono che il tampone è positivo e sono rimasto letteralmente senza parole perché attivano immediatamente il protocollo Covid, con la quarantena per la famiglia e di conseguenza l’impossibilità di partire per Bergamo - racconta ancora Gianluca -. Ma se pochi giorni fa al Casillino era negativo, e mio padre non ha avuto contatti al di fuori di noi che, vista la situazione, siamo stati attenti, com’era possibile?”. Lo stesso giorno riescono a prenotare il tampone molecolare al drive in di Labaro, dell’ospedale Santa’Andrea. Esito che arriva dopo poche ore: negativo

La conferma del tampone negativo

Il giorno dopo, lunedì 1 marzo, tornano al Sant’Andrea per per escludere ogni ipotesi ed ogni rischio. Fanno prima un tampone rapido e successivamente un’altro molecolare. Risultano entrambi negativi. “Arrabbiato ho deciso di scrivere una lettera alla Asl di Tivoli - ricorda il figlio del 74enne - e la mattina dopo è venuto di persona un referente per mostrarmi gli esiti dei tamponi di quella giornata. Un modo per dirmi che secondo loro il tutto dipende da come il laboratorio analizza il campione, assurdo”. Resta poi in attesa della mail dell’Istituto Lazzaro Spallanzani con la quale viene comunicata la chiusura del protocollo per i casi positivi al Covid-19. Così, la mattina del 3 marzo ha potuto mettersi in viaggio verso Bergamo con suo padre.

“Ma è possibile trovarsi in una situazione simile? - si chiede Gianluca con rabbia -. Che non possiamo avere certezza diagnostica? Che non ci sia una contro prova o un ulteriore controllo su un tampone positivo? Così non ne usciamo più”. E, nel suo caso specifico, il rischio era di perdere il posto per un intervento chirurgico di tale importanza. “Tra gli esami della pre ospedalizzazione c’è stato ovviamente il tampone e anche qui, a Bergamo, mio papà è risultato negativo”, conclude.

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