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Cinghiali al lago Albano. Foto del Gruppo di Polizia Locale Albano e Castel Gandolfo

Cinghiali al lago Albano. Foto del Gruppo di Polizia Locale Albano e Castel Gandolfo

Emergenza cinghiali anche ai Castelli Romani: c'è un branco sulle sponde del lago Albano

La polizia locale di Albano e Castel Gandolfo segnala, con una foto, "la presenza ingombrante" degli ungulati. La loro proliferazione è fuori controllo in tutta la provincia di Roma

Non sono soltanto i romani a dover fare i conti con i cinghiali. Branchi o singoli esemplari vengono costantemente avvistati e fotografati anche nella provincia. Com’è accaduto, di recente, nel comune di Castel Gandolfo.

Una presenza ingombrante

Con una foto postata su facebook, il gruppo di polizia locale di Albano e Castel Gandolfo, ha dimostrato che “la presenza di ungulati al lago è diventata ingombrante”. Quattro esemplari sono infatti stati avvistati sulle sponde d’uno degli specchi d’acqua più apprezzati dai romani. A testimonianza del fatto che, questi animali, stanno sempre più condividendo gli spazi frequentati anche dall’uomo.

Una difficile convivenza

Coldiretti ha più volte segnalato gli effetti che questa convinvenza sta creando. Come ricordato da David Granieri, numero uno nella Regione dell'associazione che tutela i produttori agricoli, i cinghiali "i cinghiali stanno invadendo i campi di orticole, devastando ettari ed ettari di cocomeri, meloni, pomodori e molto altri. Il danno è diretto sui prodotti, ma anche sulle piante” ha ricordato David Granieri, presidente regionale di Coldiretti. C'è poi un altro aspetto da considerare. I cinghiali, come anche altri animali selvatici, "stanno creando molti problemi di sicurezza pubblica. Gli attraversamenti - ha ribadito il numero unodi Coldieti Lazio- hanno causato numerosi incidenti, talora molto gravi”. 

La strategia di contenimento

I piani di contenimento della specie, finora, non hanno mostrato l’efficacia attesa. Gli esemplari catturati con le gabbie sono ancora in numero esiguo, ovvero dell’ordine di poche centinaia, se rapportato alla quantità di animali che si sono riprodotti in tutta la provincia. Quella però è la strada che, l’ente regionale Roma Natura, ha deciso di perseguire per le aree protette del Lazio. 

No alle soluzioni cruente

Gli animalisti, dal canto loro, invocano soluzioni meno drastiche. La cattura nelle gabbie, avvallata con un apposito protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione, dalla città metropolitana e dal Comune di Roma, prevede il successivo abbattimento degli ungulati. Le associazioni che tutelano i diritti degli animali, che il 18 giugno hanno deciso di scendere in piazza per contestare il Campidoglio, suggeriscono invece soluzioni incruente.

Le proposte degli animalisti

Nel corso dell'ultimo mese, alla commissione Ambiente di Roma Capitale, è stato ad esempio proposto il ricorso a metodi immuno-contraccettivi. Contestualmente gli animalisti suggeriscono di rilasciare gli ungulati catturati nelle riserve naturali. Spazi verdi che, secondo l’amministrazione capitolina, dovrebbero essere indicati dalla Regione Lazio. In attesa che gli enti preposti individuino la soluzione più efficace per garantire il contenimento della specie, i cinghiali guadagnano spazio. Non solo nella Capitale.
 

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