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Venerdì, 30 Settembre 2022

Quarticciolo, dove la mancata residenza anagrafica è diventata un'emergenza: "Non c'è riconoscimento dei diritti"

La campagna, diritti in giacenza, di ActionAid parte da Roma

‘Diritti in giacenza’. È questo il titolo della campagna di sensibilizzazione che ActionAid lancia per denunciare quanto l’esclusione dalla residenza sia illegittima e discriminatoria e comprometta il vivere quotidiano di ciascuno, fino alla privazione dei diritti fondamentali. L’iniziativa di ActionAid, di respiro nazionale avviata nella capitale la mattina di giovedì, trova nel Quarticciolo,  una delle zone dove il problema è più sentito.

La borgata, costruita in epoca fascista, conta dieci cortili circondati da palazzi e al centro una torre per consentire un monitoraggio costante del territorio. Dinanzi al sovraffollamento che caraterizza il Quarticciolo e in assenza di assegnazioni da parte del Comune, le abitazioni vengono occupate, ogni spazio è diventato una dimora: dagli scantinati ai loocali commerciali. La negazione della residenza anagrafica si inserisce in questo contesto aumentando lo stigma degli abitanti e impedendo loro il riconoscimento dei diritti.

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La testimonianza di Lana

È Lana, 34 anni georgiana e abitante del quartiere di periferiferia incastonato tra via Prenestina e viale Palmiro Togliatti, a dare uno spaccato reale quanto duro delle condizioni di un cittadino senza residenza. Vive in un appartamento occupato ed è in attesa di una risposta alla domanda di sanatoria presentata con il Comitato di quartiere. Ecco le sue parole, raccolte dagli attivisti di ActionAid: “Vivo in Italia da dodici anni, la mia figlia più piccola è nata qui. Ho sempre avuto il permesso di soggiorno, e lo stesso mio marito. Eppure non siamo mai riusciti ad avere la residenza. E questo significa vivere sospesi, non essere riconosciuti dallo Stato. Ti senti una persona abusiva, senza diritti, come se fossi un gradino sotto gli altri. Non posso ottenere il buono libri per mio figlio di tredici anni, né presentare domanda per la riduzione del costo della mensa scolastica, e sono quindi costretta a pagarla a prezzo pieno. Mia figlia non ha il pediatra. Ogni tre mesi devo portarla dall’oculista, e sono costretta a rivolgermi a una clinica privata, pagando 140 euro a visita”.

Il supporto del comitato di quartiere

A supportare gli abitanti del quartiere, il comitato del Quarticciolo: “Accogliamo diverse problematiche riguardanti il mancato accesso alla residenza. Non è un fatto residuale o di pochi, è un problema quotidiano per centinaia di famiglie. Non affrontarlo vuol dire rendere le persone che vivono nelle nostre città vulnerabili e impossibilitate a occuparsi di sé e dei propri cari. In un paese democratico non dovrebbe accadere, tantomeno in un momento di grave emergenza sanitaria come quella attuale. Cosa dovrebbe fare chi amministra se non occuparsi della salute degli abitanti?” ha spiegato Alessia Pontoriero del Comitato di Quartiere Quarticciolo.

L’articolo 43 del codice civile stabilisce che "la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale". Per ActionAid non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio e nonostante questo, il legislatore negli anni ha escluso dall’anagrafe specifici gruppi sociali con finalità “punitive” (ad esempio i richiedenti asilo con il primo Decreto Sicurezza del primo Governo Conte), prima ancora l’art. 5 del “Piano Casa” del 2014, nato per contrastare le occupazioni abusive, ha di fatto posto delle barriere insormontabili anche a migliaia di persone impossibilitate a dimostrare presso gli uffici dell’anagrafe un titolo di possesso dell’immobile ritenuto valido.

Dagli studi di ActionAid, per le persone straniere la situazione è ancora più grave. Secondo gli attivisti della Ong, molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate dai cittadini stranieri con il permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio: è una procedura illegittima molto diffusa. Inoltre, sono numerosi i casi di errori burocratici che rendono impossibile arrivare a chiudere positivamente la richiesta di iscrizione. Per sfuggire all’invisibilità chi è escluso dalla residenza per potersi registrare nel Comune dove vive è costretto a ricorrere alla cosiddetta iscrizione fittizia, cioè iscriversi come senza fissa dimora.

Senza residenza non ci sono diritti

Non avere la residenza anagrafica significa anche non avere il medico di base, problemi per la mensa scolastica e il bonus libri dei propri figli, difficoltà ad accedere ai sussidi, ai buoni spesa Covid e all’assistenza sociale, non votare, spesso non poter rinnovare il permesso di soggiorno, essere costretti a registrarsi come senza fissa dimora. “Con la campagna #DirittiInGiacenza portiamo alla luce un problema sommerso e sconosciuto. Ancora troppe persone in Italia, in particolare di origine straniera, non hanno accesso ai diritti primari. Chiediamo di garantire l’iscrizione anagrafica e l’accesso ai diritti per tutti, senza discriminazioni” ha spiegato Francesco Ferri, Programma Migrazioni ActionAid.

Le azioni possibili delle amministrazioni

Per contrastare le violazioni del diritto alla residenza, ActionAid si è mobilitata a Roma, insieme ad altre organizzazioni, ricercatori e attivisti. In attesa che venga abolito l’articolo 5 del Piano Casa, le amministrazioni locali possono mettere in campo alcune misure: rendere omogenee le prassi applicate negli uffici anagrafici e azzerare ogni prassi non conforme alla normativa; cessare ogni prassi non conforme in relazione alla richiesta del titolo di godimento dell’immobile; restringere l’ambito di applicazione dell’art. 5 del decreto legge 47/2014 e favorire la deroga indicata nel comma 1 quater dell’art. 5, secondo il quale «il sindaco, in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela, può dare disposizioni in deroga a quanto previsto ai commi 1 e 1-bis a tutela delle condizioni igienico-sanitarie». Le amministrazioni, inoltre, possono allineare le procedure per l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni, nell’ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla legge. Inifine, possono incentivare la formazione interculturale dei funzionari d’anagrafe; rendere effettiva la registrazione telematica dell’iscrizione per tutti gli interessati.
 

 

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