Trent'anni fa spariva Davide Cervia: la storia dell'ex sottoufficiale della Marina è ancora avvolta nel mistero

L'uomo il 12 settembre del 1990 è uscito dal lavoro ma non è mai arrivato a casa. Ecco la storia di questo esperto di armamenti elettronici

“Per raccontare questa storia non bisogna fermarsi al fatto che Davide Cervia fosse stato un militare. Dobbiamo pensare a lui come a un cittadino italiano strappato alla sua famiglia e alla società. Oggi, a trent’anni di distanza dalla sua scomparsa, dobbiamo continuare a chiedere dov’è finito”. Alfredo Covino, fotografo e giornalista, lavora da cinque anni sul caso della scomparsa dell’ex sottoufficiale della Marina Militare specializzato in armi elettroniche Davide Cervia e in occasione del trentesimo anniversario della sua sparizione è tra gli organizzatori di una due giorni di eventi tra Garbatella e Tor Marancia in sua memoria (qui tutto il programma dell'evento).

Era il 12 settembre del 1990. Cervia era impiegato presso la Enertecnel Sud di Ariccia e quel giorno uscì dal lavoro intorno alle 17.30 a bordo della sua Golf bianca. Ma nella sua casa di Velletri non è mai arrivato. Gli inquirenti parlarono subito di allontanamento volontario. Una tesi sostenuta a lungo, anche dopo che due testimoni uscirono raccontarono ciò che avevano visto quel giorno. “Davide Cervia è stato fermato davanti al cancello di casa e caricato a forza su un’altra macchina. Il primo testimone è il vicino di casa che ha raccontato di aver visto Cervia essere preso a forza e infilato dentro una macchina color verde scuro. Ha sentito anche le sue urla mentre lo chiamavano", racconta Covino, che è anche membro del Comitato per la verità su Davide Cervia. La sua testimonianza, però, non verrà presa in considerazione perché secondo gli inquirenti soffriva di problemi alla vista”.

Secondo testimone:  “Un autista del Cotral che viaggiava sull’Appia proprio quel giorno a quell’ora è stato costretto a una brusca frenata perché due auto che provenivano a tutta velocità da via Colle dei Marmi, la strada dove abitava Cervia, non si sono fermate allo stop. Erano una golf bianca e un’auto verde scuro. L’uomo ha raccontato anche di aver visto che su quest’ultima viaggiavano alcune persone che stavano cercando di coprire qualcosa o qualcuno”.

La testi dell’allontanamento volontario non ha mai convinto la moglie, Marisa Gentile, che in tutti questi anni, nonostante lettere anonime e telefonate intimidatorie, non ha mai smesso di battersi per ottenere verità per suo marito. “Cervia aveva un forte legame con la moglie e con i figli e non se ne sarebbe mai andato”, continua Covino. Un legame che fa parte della sua storia personale. Cervia, classe 1959, era un sottoufficiale della Marina Militare specializzato in guerre elettroniche. “Dopo aver conosciuto la moglie, Marina Gentile, si congeda dalle forze armate e si trasferisce a Velletri, proprio con l’intenzione di formare una famiglia”. Al momento della scomparsa aveva 31 anni e due figli di 4 e 6 anni. “Il giorno in cui scomparve, inoltre, aveva un appuntamento con una società elettrica per l’allaccio del contatore”. Il primo marzo 1991 una lettera anonima arrivata alla redazione di ‘Chi l’ha visto?’ porta al ritrovamento della sua Golf bianca nei pressi di Termini. Le rose rosse che cinque mesi e mezzo prima aveva acquistato per la moglie erano ancora all’interno.

Ben presto Marisa capisce che per scoprire le ragioni della scomparsa del marito è necessario continuare a scavare nel suo passato. “Marisa scopre così che l’attività del marito dentro alla Marina Militare era soggetta a segretezza e che Cervia era stato formato per manovrare, mantenere e gestire sofisticati armamenti elettronici. Davide era uno dei pochi esperti in Europa in grado di utilizzare tali armamenti”. Siamo nel pieno della Guerra del Golfo e tali competenze sono molto ricercate. “Ecco perché a un certo punto si è fatta sempre più strada l’ipotesi che Davide Cervia sia stato rapito da qualche paese straniero, che aveva bisogno di un tecnico in grado di gestire questi armamenti, probabilmente acquistati sul mercato illegale delle armi, e di formare altre persone per farlo”.

Che Cervia fosse un esperto di armi elettroniche non era un elemento conosciuto fin dall’inizio. “La famiglia ha ottenuto ben 5 fogli matricolari relativi a Davide Cervia prima di avere tutte le informazioni sul suo conto. Il primo, per esempio, riportava solo che era un perito elettronico. Dopo una protesta della famiglia presso la Marina Militare ne è stato invece consegnato uno che riportava tutte le specializzazioni che Cervia aveva ottenuto nel corso degli anni: era un esperto qualificato in guerra analogica con la sigla ETE/GE”.

La magistratura archivia il caso il 5 aprile del 2000 come un “sequestro di persona a opera di ignoti”. Nel 2018 il ministero della Difesa viene condannato dal tribunale Civile di Roma a risarcire la famiglia con un euro simbolico per “aver violato il diritto alla verità”. L’allora ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, decise di non ricorrere in Appello. La tenacia di Marisa Gentile ha portato anche il premier Giuseppe Conte a esprimersi sul caso. Nel lugli0 2019, dopo una mail inviata dalla donna il Presidente del Consiglio ha promesso l’apertura di una commissione parlamentare di inchiesta sul caso “che però, complice il Coronavirus, non è ancora stata avviata”.

A trent’anni di distanza la sparizione di Davide Cervia resta un mistero. “Per questo in occasione del trentesimo anniversario abbiamo deciso di dedicargli tre opere di street art: per lasciare dei segni forti affinché le nuove generazioni possano farsi delle domande su questa storia. Possano chiedersi dove è finito Davide Cervia. La street art e le arti visive in generale impongono un forte concetto di memoria. Il nostro obiettivo è far sì che la storia di Cervia sedimenti e torni all'attenzione”.

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Alfredo Covino nei prossimi mesi pubblicherà anche un libro fotografico frutto di una ricerca lunga cinque anni. “Indago da sempre concetti come l’assenza e la memoria, ecco perché ho trovato un legame diretto con la storia della sparizione di Davide Cervia. Il lavoro si basa su fatti reali ma anche sull’immaginazione perché in questa storia non puà essere scritto un finale. Lascia irrisolte molte domande. Domande che oggi dobbiamo continuare a farci”. 

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