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Dalle minacce sui social alla "resa dei conti": la storia di Alice, picchiata dalla "banda dei diciassette" a soli 11 anni

Il racconto del papà che, arrivato sul posto appena in tempo, è riuscito a fermare le violenze. Ora la piccola è seguita da uno psicologo

“Vieni qui a chiarire”, è la richiesta avanzata per far arrivare la vittima sul posto. Dopo settimane di vessazioni attraverso i social solo perché ha da poco iniziato un’amicizia con un bambino del quartiere. Una volta lì viene presa, trascinata in un punto appartato, ma al centro di una vera e propria arena di spettatori. Accerchiata, spintonata, buttata a terra. Il tutto di fronte ad una folla di coetanei, alcuni poco più grandi di lei, che con lo smartphone in mano riprendeva tutto.

La disavventura di Alice (nome di fantasia) è finita con 17 giorni di prognosi accertati al pronto soccorso per contusioni varie, contratture alla schiena e forte dolore alla spalla e al braccio destro. Mentre da quel 5 marzo, giorno dell'aggressione, viene seguita da uno psicologo perchè fa fatica a dormire ed è rimasta ancora scossa. A soli 11 anni (da poco 12).

Ogni settimana nello stesso posto

Tutti i venerdì pomeriggio arrivano qui in centinaia. Basta chiedere ai più giovani per avere conferma: “Sai dove si picchiano oggi?” per avere conferma di essere nel posto esatto. La storia di Alice è una delle tante che fa parte della narrazione di questa città soprattutto nell’ultimo anno. Ragazzini bullizzati a scuola, poi con minacce e vessazioni attraverso i social, fino all’appuntamento in un posto conosciuto dai più per trasformarlo in un ring. In questo caso ci troviamo alla periferia est di Roma, all’esterno di un noto centro commerciale dove sorge un grande parco.

L'arrivo dei genitori la salva dalla folla

“Erano almeno 150 i bambini sul posto, richiamati dall’appuntamento che nei giorni precedenti il gruppo aveva messo sui social - racconta il papà di Alice, che chiameremo anche lui con un nome di fantasia, Paolo -. Tutti li per vedere delle bambine che ne picchiavano altre. Una scena incredibile”. Alice decide di avvisare i genitori: "Mi hanno chiesto di incontrarle". Così Paolo e la moglie corrono nel parco di questo centro commerciale in cerca della figlia. Seguono la marea di ragazzini che tra loro dicevano "muoviamoci altrimenti iniziano senza di noi". E arrivano nel punto esatto in cui avevano portato Alice. “C’erano altre ragazzine che piangevano e spaventati siamo andati spediti per raggiungere mia figlia - racconta Paolo -. Siamo arrivati appena in tempo, era già accerchiata da altre sei ragazze. In quel momento, visti gli schiamazzi, sono arrivate anche quattro auto della Polizia locale e il gruppo si è quasi del tutto dileguato”. Da lì la prima denuncia fatta ai caschi bianchi per fare una segnalazione al Tribunale dei minori.

Le minacce corrono su Instagram

Dopo l’episodio, cala il silenzio per una settimana. Poi tornano le minacce: “Stai attenta quando esci”, “Infame”, “sappiamo dove vivi”. “Ormai decidiamo di tenere sotto controllo il profilo di Alice e notiamo come queste ragazze, che conoscono bene lo strumento, dopo pochi minuti cancellano i messaggi - continua Paolo -, quindi facciamo gli screenshot, utili a far partire la denuncia per atti persecutori”. Denuncia che viene eseguita il 12 aprile in Questura. “Abbiamo informato anche la scuola perché va nello stesso plesso con alcune di loro - continua il padre di Alice -. La cosa che ritengo assurda è che, parlando con alcuni dei loro genitori, molti si rifiutano di credere all’accaduto. In alcuni casi parliamo di famiglie complicate, con i ragazzi lasciati senza guida temo”.

“Loro si fanno chiamare ‘i diciassette’, come una vera e proprio banda - conclude Paolo -. Fa male vedere mia figlia in questo stato, demoralizzata e terrorizzata. Continuamente insultata e minacciata”. Fino alla prossima vittima, visto che tutti i venerdì l’area è pronta ad accogliere il match. Questo, ovviamente, se si continua a lasciar fare a questi ragazzi quello che gli pare.

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