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VIDEO | Dall'area F del campo rom di Castel Romano ad una casa popolare. La storia a lieto fine di due famiglie

Siamo andati a trovare Mario ed Alen, con le rispettive famiglie, per vedere come si sono sistemati una volta avuta l'assegnazione della casa di cui avevano diritto

“Per noi è il paradiso, ci è cambiata la vita e siamo felici”. Mario Omerovich, 37 anni, nato in Bosnia ma in Italia dall’età di 3 anni, non trattiene l’emozione quando ci accompagna dentro la sua nuova casa nel complesso Ater alla periferia est di Roma, assegnata lo scorso dicembre. Insieme a lui la moglie e i loro sei figli: Jubo, Valeria, Kevin, Michela, Maria. Dai 13 anni ai 6 mesi di età. “Ci hanno aiutato a fare i trasferimenti con le scuole perché erano iscritti a Spinaceto - continua Mario -. Qui possono crescere in un ambiente sano e tutti noi integrarci al meglio”.

Mario e la sua famiglia sono riusciti ad evitare l’ultimo sgombero organizzato nell’area F del campo rom di Castel Romano, dove vivevano da 8 anni e a seguito dello sgombero di quello a Tor De Cenci. Destino diverso per Alen Omerovich, 34 anni e padre di tre bambini, che con l’anziano padre Hasib hanno dovuto prima trascorrere due mesi in un centro Covid, dopo l’allentamento dal campo. “Avevamo paura di restare in mezzo ad una strada, come accaduto alle famiglie del Camping River. E questo malgrado fossimo da tempo in graduatoria - spiega Alen dalla sua nuova casa al Collatino -. Per fortuna così non è stato e qui i miei bambini hanno le scuole vicine e possono avere una vita migliore”.

“Questa è l’unica via per il superamento dei campi, case popolari a famiglie che ovviamente hanno i requisiti e che in nessun modo scavalcano il diritto ad altri - sottolinea Carlo Stasolla dell’associazione 21 luglio -. In questo caso specifico è stata applicata l’assegnazione con la quota di riserva per gli alloggi Erp, come previsto dalla legge regionale, e come fatto anche dalla giunta leghista di Ferrara”.

"Il Comune deve velocizzare le pratiche ed effettuare le assegnazioni, bloccate senza alcun motivo soprattutto negli ultimi due anni - dice Patrizia Allaria, volontaria -. Tanti sono ancora costretti a vivere nei campi malgrado i requisiti e l'alto punteggio in graduatoria".

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