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Covid, come non detto: a scuola resta l'orario scaglionato fino a giugno

Gli alunni delle superiori continueranno a entrare alle 8 e alle 9.40. I presidi del Lazio: "Da settembre ci aspettiamo maggiore autonomia"

Studentesse e studenti romani e del Lazio ci avevano sperato: con il ritorno alla "normalità", sancito dalla fine dello stato d'emergenza che scadrà a mezzanotte di oggi 31 marzo, l'aspettativa era quella di non doversi più barcamenare tra due orari diversi di ingresso a scuola, le 8 e le 9.40, con il ripristino del tanto agognato orario unico. Non sarà così. Il Governo - nello specifico il ministero dei Trasporti - ha deciso di lasciare le cose come stanno (ormai da oltre un anno) fino a giugno, quando l'anno scolastico (il terzo in epoca Covid) volgerà al termine. 

Gli studenti romani: "Noi sempre all'ultimo posto"

Un fulmine a ciel sereno, un po' come la notizia della "nuova" maturità 2022, arrivata a febbraio, con il ritorno dello scritto che per due anni era stato sostituito da un colloquio orale di 60 minuti. "Come al solito in questo Paese la scuola, i giovani, gli studenti sono valvola di sfogo delle problematiche di tutto il sistema - si rammarica Leonardo Soffientini, coordinatore della Rete degli Studenti Medi romani -. La conferma dei doppi turni equivale non solo alla privazione per migliaia di studenti della possibilità di poter tornare a una normalità, a praticare sport, fare attività extrascolastiche, approfondimenti, ma è soprattutto la conferma che nella lista delle priorità siamo all'ultimo posto. Scade lo stato d'emergenza ma la scuola rimane immobilizzata, quella che doveva essere una misura tampone è diventata un'abitudine". 

I presidi: "Decisione di buonsenso per i contagi"

Cerca di rasserenare gli animi Cristina Costarelli, dirigente dello scientifico Newton e presidente dell'associazione nazionale presidi del Lazio: "Noi ci siamo sembra battuti per il ritorno all'orario unico - fa sapere a RomaToday - o quanto meno affinché ogni scuola potesse organizzare gli orari autonomamente, con intervalli più brevi rispetto a quanto stabilito dall'alto. Però, qualche settimana fa, la curva dei contagi ha ripreso a salire e su Roma ci siamo resi conto che poteva essere inopportuno rimettere sui mezzi pubblici, tutti insieme, le ragazze e i ragazzi". Inoltre, tornare all'antico a 40 giorni dall'ultima campanella non sarebbe comodo per nessuno: "Docenti e famiglie - specifica Costarelli - dovrebbero rivoluzionare le abitudini quotidiane per poco più di un mese, non è semplice". La speranza della dirigente, però "è che a settembre si torni a privilegiare l'azione autonoma delle scuole, come previsto dalla normativa". 

Accoglienza profughi: resta l'incognita spazi

Capitolo accoglienza profughi dall'Ucraina: secondo i dati del Miur nel Lazio ne sono previsti 522, in molte scuole - soprattutto nella fascia 0-11 anni - è già partita la macchina organizzativa con inserimenti alla spicciolata. Sia la scorsa settimana sia mercoledì 30 marzo i presidi hanno incontrato l'ufficio scolastico regionale e l'assessorato capitolino rappresentato da Claudia Pratelli per fare il punto della situazione. Sugli spazi a disposizione, purtroppo, non arrivano particolari rassicurazioni, come conferma la stessa Costarelli: "Ci hanno detto poco a riguardo - spiega - perché se ci sono scuole al limite della capienza le possibilità non ci sono e allora bisogna trovare alternative. Ad oggi non risultano casi di alunni mandati lontano dal luogo d'accoglienza, ma la questione numerica c'è e non possiamo nasconderla. L'abbiamo posta all'ufficio scolastico regionale anche e soprattutto in vista del prossimo anno, perché l'emergenza non finirà a giugno. Ora si stringono i denti, ma poi bisogna guardare al futuro. In ogni caso percepiamo una grande disponibilità a implementare le forme di sostegno, sia economiche sia organiche, anche tramite un bando regionale per assumere mediatori linguistici e culturali. Certo, i tempi della burocrazia sono quelli che sono, non si conciliano sempre con quelli della realtà, ma lo sforzo convergente delle istituzioni c'è". 

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