Coronavirus, 168 casi e 43 morti: si decide per revoca accreditamento a Rsa di Rocca di Papa

D'Amato: "Tanti morti quanto il Ponte di Genova, chi non rispetta gli anziani si colloca fuori dal sistema sanitario"

Domani il Tar del Lazio sarà chiamato a pronunciarsi sulla sospensiva richiesta dalla San Raffaele Spa contro Regione Lazio, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Asl Roma 6, sul Decreto 91 del 10 luglio scorso che ha disposto la revoca dell'accreditamento della struttura San Raffaele di Rocca di Papa per gravi negligenze e inadempimenti dei protocolli operativi anti-Covid.

La Pisana già lo scorso 4 magio iniziò le procedure per il ritiro dell'accreditamento e ora l'esercizio è sospeso. "Nella struttura, diventata zona rossa, si sono registrati 168 casi di positività e 43 i decessi con un tasso di mortalità quasi del 27%, come si rileva nella dettagliata memoria tecnica messa a disposizione dei giudici amministrativi", sottolinea l'Unità di Crisi in una nota.

"La gravità è stata ampiamente evidenziata dall'Amministrazione regionale nei confronti di chi si è reso partecipe di aver contribuito, mediante la mancata e puntuale attuazione di tutte le misure precauzionali, alla diffusione del virus e al verificarsi dei decessi", aggiunge l'organismo regionale.

Un caso, quello della Rsa dei Castelli Romani, che RomaToday aveva approfondito dando voce ai parenti dei pazienti ricoverati e alla vicesindaca Veronica Cimino.

Un fronte ancor più delicato da quando il 14 aprile è stata firmata una ordinanza che aveva imposto alcune misure di contenimento intorno alla struttura sanitaria.

Due giorni dopo la Regione aveva prima chiesto e ottenuto la sostituzione del direttore sanitario della Rsa di Rocca di Papa perché privo di titoli, poi il 23 aprile aveva diffidato ufficialmente la San Raffaele. Quindi il susseguirsi di tragiche notizie con sette decessi in appena tre giorni. Morti che hanno costretto la Asl e la Regione a trasferire i pazienti in altre cliniche.

"I numeri degli infetti positivi e dei decessi verificatesi in ragione del ricovero presso la struttura San Raffaele di Rocca di Papa sono spaventosi se correlati al numero dei ricoverati e al numero degli operatori anche di altre strutture. - aggiunte l'Unità di Crisi Covid-19 -Motivo per il quale l'Amministrazione ha avviato nei confronti di tutte le medesime indagini funzionali, Audit tecnici e avvio di revoca dell'accreditamento. Il bilanciamento tra contrapposti interessi: gestione della sanità pubblica e interesse economico privato, non possono in alcun modo essere posti sullo stesso piano".

Della vicenda, sotto il profilo di eventuali responsabilità penali, se ne sta occupando anche la Procura di Velletri. "Riteniamo di aver offerto ai Giudici amministrativi tutti gli opportuni elementi tecnici, compreso un parere pro veritate dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, per esprimersi in maniera serena e puntuale. Ovviamente come sempre rispetteremo il giudizio", commenta l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato.

La San Raffaele Spa ha voluto replicare con una nota: "Nel pieno rispetto del lavoro della Magistratura amministrativa, di cui attende l’esito, ha fornito già le smentite a quanto dichiarato dallo stesso soggetto. È la prima volta che ci troviamo davanti a una Giunta che vieta di fare i tamponi a chi ne ha fatto richiesta; che immette pazienti positivi all’interno delle Rsa e dei reparti in cui vengono assistiti malati terminali, attribuendo poi la colpa della diffusione dei contagi agli operatori della Sanità privata o pubblica. Anche su questo punto sta indagando la Procura".

La nota quindi continua con toni duri: "Vergognoso e subdolo il modo con cui l’Assessore cerca di influenzare, attraverso l’opinione pubblica, il Tar del Lazio e i suoi Giudici. Come singolare è del resto il fatto che lo stesso non pubblichi invece i dati dei reali casi covid, relativi a tutte le strutture del Lazio e alla loro provenienza da altre strutture regionali, sia pubbliche che private".

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Il presidente della San Raffaele S.p.a. Carlo Trivelli, "nel ribadire la propria vocazione garantista - peraltro espressa di recente -  non può non censurare il tentativo di voler mettere la corda al collo con giudizi sommari, come si faceva nel Far West, provando una maldestra azione per distogliere l’attenzione da altre questioni giudiziarie, per le quali non ha ritenuto di dover chiarire la sua posizione".               

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