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Coronavirus Roma, Spallanzani pronto per eventuale seconda ondata

Nella nostra esperienza, ha spiegato di direttore dell'Istituto, "non abbiamo avuto falsi negativi ma solo falsi positivi"

L'Istituto Spallanzani di Roma non vuole farsi trovare impreparato ad una eventuale seconda ondata del Coronavirus.

È infatti pronto allo Spallanzani un "piano di attivazione e preparazione" per una eventuale seconda ondata di Covid-19. Il piano prevede la possibilità, se necessario, di arrivare a 281 posti letto totali, con 55 posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva.

I posti attualmente attivi sono 192 di degenza ordinaria e 35 di area critica, per un totale di 224.

Secondo quanto si apprende da Adnkronos, con la rimodulazione prevista dalle Azioni di fase VI del recente documento regionale, i posti di degenza ordinaria saranno 206 concentrati in una vasta area omogenea in aggiunta a 20 posti letto concentrati in un'area funzionale allocata in un padiglione Covid free per un totale di 261 posti letto (226 di degenza ordinaria +35 di area critica), incrementabili a 281 (226 di degenza ordinaria + 55 di area critica) con l'attivazione, se necessario, di ulteriori 20 posti di area critica già allestiti e prontamente riconvertibili.  

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A confermare l'ipotesi, a SkyTg24, è stato anche Francesco Vaia, direttore sanitario dell'Istituto Malattie Infettive Spallanzani, che ha fatto un punto sulla attività di testing sottolineando come verranno presto "testati nelle scuole 800mila ragazzi di ogni ordine e grado di tutto il Lazio con test salivari".

"Come Spallanzani abbiamo validato il test salivare antigenico, che si differenzia dal tampone nasofaringeo perché meno invasivo e anche il bambino piccolo può farlo. Alla sospetta positività segue la conferma con il test molecolare ma non va rifatto un altro prelievo del campione con il tampone ma si usa il precedente", ha spiegato. Il test salivare "ci dà grande attendibilità e affidabilità se usato nel modo giusto, ovvero per fare grandi attività di testing che deve essere attività prevalente che la sanità pubblica deve porsi".

I test rapidi, ha precisato, "devono essere usati per fare screening in popolazioni in cui è presumibile la presenza del virus, se poi c'è un sospetto positivo, va poi confermato con un secondo test, che è quello che poi fa scattare il contact tracing e isolamento".

Nella nostra esperienza, ha concluso Vaia, "non abbiamo avuto falsi negativi ma solo falsi positivi": essendo molto sensibile, infatti, "rischia di rilevare anche basse cariche virali".

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