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Coronavirus, 33enne del Quarticciolo morto allo Spallanzani: non sarà fatta l'autopsia

L'uomo viveva in una casa popolare al Quarticciolo, con moglie e tre figli, quando si è sentito male

Un 33enne del Montenegro morto all'ospedale Spallanzani di Roma, nella notte tra il 24 ed il 25 marzo, è la più giovane vittima del coronavirus nel Lazio. Il ragazzo era residente in una palazzina popolare del Quarticciolo.

Solamente l'esame medico legale avrebbe determinato se il giovane sia morto "con" o "per" il Covid-19. Ma questo non avverrà. A dirlo, all'agenzia Dire, è il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia: "Avevo disposto l'esame autoptico, ma la moglie non ha voluto. Ha effettuato soltanto il riconoscimento della salma". Il ragazzo abitava in una delle case popolari del Quarticciolo.

Di certo c'è che, secondo quanto ricostruito, il 33enne era arrivato allo Spallanzani lo scorso 11 marzo, in gravi condizioni e con una crisi respiratoria già in atto. 

Subito ricoverato nel reparto di terapia intensiva, le sue condizioni di salute sono poi peggiorate. Lascia una moglie e tre figli. I suoi cari, come da prassi in queste circostanze, sono stati messi in isolamento mentre resta da chiarire quali tipi di contatti abbia avuto, anche con altri parenti e conoscenti che vivono nel campo nomadi di via Salviati dove risiedono decine di nuclei familiari.

Un dramma, quello del 33enne del Montenegro, che riporta alla mente un'altra giovane vittima, Emanuele, il 35enne di Cave morto a Tor Vergata a causa del Covid-19

Aggiornato alle 15 del 26 marzo

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